Le Dee del Miele di Emma Fenu tra mito e tradizione, fecondità e rurale

0
738
Le Dee del Miele

Le Dee del Miele, la saga familiare di Emma Fenu. Quasi un romanzo di formazione che si dipana attraverso quattro generazioni al femminile.

Una saga familiare ambientata in Sardegna, terra aspra e sincera, colorata e rurale, cruda e genuina. La storia raccontata da Emma Fenu – Le dee del miele – trova come sfondo quel paesaggio sardo tanto caro alla Deledda di Canne al vento. E inevitabile è il sottolinearne le similitudini: la vita di villaggio, la tradizione popolare, il sapere rurale, i lavori domestici e la preparazione dei pasti. E poi ci sono loro, le figure femminili che seppur diversissime tra loro, sono ricomposte da Caterina, la protagonista, dea tra le dee.

La trama di Le Dee Del Miele

Caterina è intensa, semplice ma al tempo stesso complessa, sospesa tra la memoria  e il futuro, eterna eppure finita. Caterina è dea e madre saggia e devota e attorno a lei accentra quatto generazioni, tra passato e futuro. Quattro generazioni di donne legate da un profondo maternale, da una sorellanza potente che va oltre i legami di sangue. Una global sisterhood che trova valenza locale nelle esperienze differenti, nelle plurime identità e che di generazione in generazione appare come una rinegoziazione delle singole appartenenze ed identità.

La mia recensione di Le Dee Del Miele

“Anche Caterina era stata una fanciulla. Usava il tempo passato, raccontando di sé con i capelli spartiti in due trecce, anche se avrebbe compiuto soli diciotto anni in autunno, nel tempo delle caldarroste: ma era già madre di tre figli, anche se uno morto e uno ancora da partorire. Una donna, ormai”.

Caterina, Terra Madre/Madre Terra, personificazione della natura che quando “era ancora una bambina, a suo avviso il neonato proveniva dal ventre della terra scura, sempre fertile come quello delle donne dalla pancia mai piatta, dee della vita, ma anche della morte, le cui dita sfioravano il neonato nell’attesa di un vagito”.

Altro elemento chiave che ricorre in questa saga familiare intensa quasi come un romanzo di formazione è la ruralità. Le parole vivono a contatto con la terra dei braccianti che “accovacciati come creature acefale, raccoglievano pomodori e contavano le ore”, quella terra che “veniva arata, proprio agli esordi di gennaio, affinché di nuovo fosse pronta a essere ventre fecondo” e che generosamente dava i suoi frutti come il “profumo del pane civraxiu che penetrava nelle narici e raggiungeva il cuore, riempiendo i grembiuli infarinati e le ceste intrecciate di giunco delle vicine”.

I personaggi e le allegorie in Le Dee Del Miele

Le Dee del Miele è una vera e propria galleria di luoghi e persone, miti e ritratti legati al mondo del rurale, dell’agricoltura, del paesaggio agrario, del cibo naturale.

Quella ruralità di cui le donne sono custodi e numi tutelari perchè vivono in armonia con la natura quando sono ventri fecondi salvo esserne malamente allontanate quando impure, contaminanti, di sostanza nociva e dannosa.

“Una donna mestruata non poteva circolare nell’orto per raccogliere frutti e ortaggi, pena la morte dell’albero o della pianta, o avere contatti con il bestiame, in quanto un’epidemia si sarebbe presto abbattuta decimandola”.

Lo stile narrativo è elegante e raffinato e quei garbati e discreti intermezzi in lingua sarda sono sapientemente collocati con cadenza ritmica. L’autrice dimostra così grande dimestichezza con la parola. Citazioni in lunga sarda che denotano altresì una grande e profonda cultura, perchè la lingua sarda è complessa e plurale e non basta solo essere originari dell’isola per conoscerla, familiarizzarla, amarla.

Acquista una copia di Le dee del miele

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here