Le cinque statue lignee di Domenico da Tolmezzo

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Con il titolo “La Forza dell’Arte: le cinque sculture lignee dell’altare di Domenico da Tolmezzo della Pieve di San Pietro, sono in ñmostra al Civico Museo Archeologico Iulium Carnicum di Zuglio (Udine), fino al 30 settembre.

Cinque pregevolissime sculture in legno intagliato, dorato e policromo, della fine del XV secolo, il cui valore è stimato in 500 mila euro, erano state rubate nella notte tra il 14 e il 15 novembre del 1981, dalla Chiesa di ‘San Pietro Apostolo’ di Carnia di Zuglio (Ud), e facevano parte del gruppo di quattordici sculture lignee dei due registri principali del polittico realizzato dall’artista Domenico Mioni, detto ‘Domenico da Tolmezzo’.

Si tratta delle figure intagliate dei Santi Apostoli Andrea, Paolo e Giacomo Maggiore e di quelle di San Matteo e San Tommaso, un tempo alloggiate nel registro superiore. Le sculture testimoniano pienamente l’abilità
raggiunta da Domenico da Tolmezzo nella sua maturità, sia per quanto riguarda l’intaglio sia per la doratura e la policromia.

Nel 2016 questo episodio doloroso ha trovato una svolta grazie alle attività investigative del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. A seguito del sistematico controllo sul mercato dell’arte, nazionale e internazionale, sono stati individuati cinque dei Santi Apostoli che decoravano le nicchie del corpo centrale: si tratta dei Santi Andrea, Paolo e Giacomo Maggiore, che affiancavano la figura assiale di San Pietro, e dei Santi Matteo e Tommaso che alloggiavano nel registro superiore.

Questo clamoroso recupero restituiva un prezioso tassello della monumentale ancona d’altare espressione della maturità artistica di Domenico da Tolmezzo riconsegnando alla collettività un bene di straordinario valore.

Figlio del calzolaio e pellicciaio Candussio Mioni, fratello di Martino, lui pure intagliatore ligneo, Domenico da Tolmezzo, si trasferì in giovane età ad Udine, dove svolse il suo apprendistato, per sei anni, presso la bottega del pittore e intagliatore friulano Giovanni di Francia, detto Francione.

Si sposò con Romea Pollame nel 1469, dalla quale ebbe sei figli: Franceschina, che divenne moglie del pittore veneziano Marco Bello, Susanna, Tommasa, Giovanni, intagliatore e pittore, Caterina e Girolamo. Durante la sua vita Domenico da Tolmezzo svolse attività pubblica e politica, assumendo numerose cariche nella città di Udine: per sei anni, dal 1496 al 1501 fu membro del consiglio della comunità e nel 1501 fu deputato dell’ordine popolare. Nel 1505 e nel 1506 appartenne alla confraternita di San Cristoforo di Udine.

Domenico da Tolmezzo viene considerato il leader della “Scuola di Tolmezzo”, nutrito gruppo di artisti friulani attivi nella seconda metà del Quattrocento, in un contesto dove si mescolarono le innovazioni rinascimentali provenienti dai centri veneti con le residue influenze del gotico veneziano, seguendo l’esempio degli artisti altoatesini.

Degna di menzione è la pala d’altare raffigurante la Madonna con Bambino e Santi, risalente al 1479 e custodita nei Civici musei e gallerie di storia e arte, al Castello di Udine.

Molto feconda fu l’attività come scultore delle pale di legno, che tra gli esempi più significativi si annoverarono l’ancona di San Pietro di Carnia a Zuglio, terminata nel 1484, caratterizzata da figure massicce; i santi Leonardo e Matteo, resti dell’altare di Dilignidis del 1486; l’altare di Terzo per la chiesa di San Giovanni; i polittici di Illegio e di Invillino del 1497, ora nelle Gallerie di Venezia.

Le sue sculture si caratterizzarono per la diversa concezione dello spazio in cui sono inserite le statue, che sono collocate in una assorta individualità, imperturbabilità, assenza di movimento, che esclude ogni forma di intimo colloquio.

Domenico da Tolmezzo fu anche cartografo e come tale stese nel 1481 il disegno prospettico del monte San Simeone; come architetto progettò nel 1497 il campanile della chiesa di Udine.

Morì ad Udine nel 1507.

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