Poeta sensibile e profondo, molto determinato e creativo, Pietro De Bonis nasce il 9 aprile del 1984 a Roma. Ha pubblicato “Tempeste Puniche, Il Profumo della Quiete” (2010) e “Brezze Moderne” (Lupo Editore, 2012). Presente nelle Antologie: “Premio L’Erudita 1^ Edizione” (Giulio Perrone 2011), “Premio Letterario Nina Guerrizio”, “Le poesie che nascono dal cuore – Quelli che a Monteverde,  “Otto Milioni”. Numerosi i riconoscimenti ricevuti nei premi letterari.

 

 

D- Poesie, intermezzi, aforismi,”Brezze moderne” è sicuramente un libro completo. Quale motivazione ti ha indotto a scrivere non solo in versi?

 

R- Non l’ho scelto, io quando scrivo non scelgo niente, è stata una cosa naturale, col tempo si è completato da sè il libro, io mi facevo solo trovare pronto col pc acceso.

 D- L’amore, gli affetti, la fede, quanto incidono nella tua ispirazione?

 

R- Loro sono la mia ispirazione, non saprei dove altro prenderla.

 

D- Quanto la tua città, Roma, ha influenzato la tua identità poetica? Hai scritto una bellissima dedica a tua madre in romanesco, il tuo è stato un donarti alle origini. Una riflessione sulla poesia in vernacolo.

 

R- Bellissima domanda, ti ringrazio molto. Come si dice a Roma, Roma è Roma! A parte gli scherzi, il posto non credo mi abbia influenzato, ma è vero che i luoghi influenzano molto chi scrive, ma non credo che  “Brezze Moderne” sia stato influenzato dalla città di Roma. Ho scritto una dedica a mia madre in romanesco perché lei mi ha sentito spesso parlare  così quando era in vita, era la lingua nostra, ho voluto parlarle più chiaro, meno da grande, come per essere più sincero, più pulito.

 

D- Hai scritto tra i tuoi aforismi: “La sensibilità è unica in ognuno di noi”, cosa significa per te essere sensibili?

 

R- Per me essere sensibili significa capire di più, soffrire di più, stare bene di più, tutto di più insomma.

 

D- Una tua definizione di libertà.

 

R- Come ho scritto in “Brezze Moderne”: “la libertà è come una nuvola, a volte sembra d’arrivarla a toccare, poi vedi un gabbiano volare alto alto e capisci che lui non è solo libero, ha qualcosa di più. Io voglio quel qualcosa di più.”

 

D- Lucio Dalla e i Rokes cantavano “Bisogna saper perdere”, tu scrivi “bisogna saper correre”. Perché bisogna saper correre?

 

R- Questa è veramente la più bella intervista che ho fatto finora, non faccio fatica a credere che anche tu scrivi poesie, Michela. “Bisogna saper correre” sta nel fatto che bisogna sapere quello che si fa e che c’è poco tempo per farlo, il “saper correre” forse è un sapere che non sapremo mai, ma se agguantiamo la convinzione che ciò che stiamo facendo è esatto e utile, dobbiamo continuare su questa strada, veloci, così che possiamo fare molto in questa vita!

 

D-Progetti e ambizioni per il futuro.

 

R- Famiglia tutta mia, un romanzo che mi pubblica Mondadori e nuove poesie, insomma cose che fanno stare bene me e chi mi vuole bene.

Michela Zanarella

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