Le 29 follie di Alonso: la stagione 2018 del samurai

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Tutti sanno, appassionati e non, che per un pilota di Formula 1 una delle difficoltà maggiori è riuscire a reggere il carico di una stagione fitta di appuntamenti, di stress, di competizione. Per Fernando Alonso, due volte campione del mondo e secondo più anziano ancora in pista nella prossima sfida annuale, non sembra proprio essere così.
Già perché alla veneranda età di 36 anni compiuti, dato non indifferente nel mondo delle corse, lo spagnolo più veloce del mondo ha deciso di ampliare i suoi impegni e di dedicarsi a qualche competizione in più.
La sua stagione 2018 è iniziata a gennaio, con la partecipazione alla 24 ore di Daytona e tutti gli eventi a essa correlata. Un impegno che aveva messo la pulce nell’orecchio a moltissimi tifosi: che senso avrebbe avuto competere in America senza poi presentarsi alla molto più rinomata 24 ore di Les Mans?
Dopo i test ufficiali WEC in Bahrain nello scorso mese di novembre e la partecipazione alla 24 ore americana, tutti stavano aspettando l’annuncio ufficiale di Alonso, riguardante il suo primo appuntamento a Les Mans. In pochissimi si aspettavano però che la sua nuova sfida comprendesse tutto il campionato di Endurance e non solo il più celebre appuntamento.
L’annuncio ufficiale, arrivato a meno di due mesi dall’inizio del campionato, è stata una sorpresa che solo il samurai della Formula 1 poteva regalare.
Fernando Alonso, che l’anno scorso ha corso la 500 miglia di Indianapolis rinunciando al Gran Premio di Monte Carlo con la sua McLaren-Honda, in questa stagione correrà tutto il campionato WEC e, a giugno, la più impegnativa e famosa 24 ore di Les Mans.
Il campione spagnolo ha quindi deciso di prendere parte a otto delle nove competizioni internazionali del Campionato del Mondo Endurance, che si aggiungeranno ai tantissimi impegni presenti nel calendario di Formula 1. Fernando è stato costretto a rinunciare a una delle competizioni in WEC, la 6 ore che si correrà al Fuji in ottobre, concomitante con il Gran Premio degli Stati Uniti.
Il 2018 sarà per lui sicuramente la stagione della rivoluzione e, dopo tanti anni di sfortuna, forse anche quella del riscatto. Rivoluzione in Formula 1, il mondo scatenato che da più di dieci anni chiama casa, con un cambio fondamentale in scuderia McLaren, dal prossimo marzo motorizzata Renault. Rivoluzione di impegni, di sicurezze, di abitudini e di resistenza.
Lo spagnolo ha ammesso di voler entrare nella storia del motorsport, concludendo la sua carriera con la famosissima Tripla Corona. Una onorificenza assoluta nel campo delle gare automobilistiche, ad ogni assegnata solo al pilota leggendario Graham Hill. Pur non essendo un riconoscimento ufficiale, il triple crown, rappresenta nell’immaginario collettivo il più alto livello agonistico raggiungibile da un pilota durante la sua vita. Per ottenerlo occorre vincere almeno un campionato del mondo di Formula 1 (o un Gran Premio di Monaco), la 500 miglia di Indianapolis e la 24 ore di Les Mans.
E se Alonso ha dimostrato di poter essere all’altezza di competere e vincere la 500 miglia di Indianapolis, dopo il brillante risultato al suo esordio l’anno scorso stroncato da un ritiro sul finale, dovrà impegnarsi per ottenere alti risultati anche nel campionato WEC.
Ma per il samurai i nuovi impegni presi, e l’idea di dover gestire gli impegni a bordo della Toyota LMP1 e quelli con la McLaren, non sembrano affatto un problema.
In molti hanno già criticato la scelta di Fernando, accusando il pilota di arroganza e di non prendere con professionalità i suoi molti impegni in Formula 1, ma quella del due volte iridato mondiale è una bella lezione di umiltà. Un uomo che nella vita ha già vinto tutto e si è più volte dimostrato un talento puro nel suo campo potrebbe dirsi soddisfatto dei risultati ottenuti e, quasi quarantenne, pensare al ritiro.
Invece Fernando continua a mettersi in gioco, come un ragazzo con il fuoco dento e tutto ancora da dimostrare, per stupire se stesso e chi lo ha sempre seguito con ammirazione. Una lezione carica di follia ma allo stesso tempo un insegnamento di amore verso il proprio lavoro e le proprie passioni.
Comunque vada, nella buona o nella cattiva sorte, quest’anno Fernando scenderà in pista per ben 29 volte, un record di resistenza che fa di lui, senza ombra di dubbio, il samurai delle corse.

 

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