Momenti di paura e tensione nella sede centrale della Lavazza a Torino. Ieri, 5 aprile, presso gli uffici dell’azienda piemontese è stato recapitato un misterioso plico: quando l’hanno aperto, alcuni dipendenti si sono trovati di fronte ad una strana polverina e ad un messaggio minatorio, nel quale l’anonimo mittente affermava che, se non avessero provveduto al più presto a versare del denaro (si parla di circa 300mila euro), si sarebbe attivato per inquinare il caffè prodotto dalla società.

Pare che il testo fosse scritto in lingua inglese, ma la lettera sarebbe partita dal Belgio. A poche ore di distanza, altri pacchi contenenti le stesse minacce sarebbero giunti nelle sedi del Caffè Vergnano (a Santena) e della Ferrero (ad Alba). Questi preoccupanti episodi si sono verificati a pochi giorni di distanza dalle lettere minatorie inviate dagli anarchici alla sindaca di Torino Chiara Appendino e al capogruppo della Lega presso la Circoscrizione 6, Alessandro Sciretti. Inizialmente gli uomini della Digos che stanno indagando sul caso avevano pensato che potesse trattarsi della stessa matrice anarchico-insurrezionalista ma, a quanto pare, dai primi rilievi effettuati dagli esperti sembra che si tratti di situazioni distinte tra loro. Nel frattempo, l’azienda ha comunicato che la produzione industriale non è stata affatto fermata.

Minacce alla Lavazza di Torino.

Intanto, 7 dipendenti della Nuvola Lavazza di Torino avrebbero accusato una serie di problemi agli occhi e alle vie respiratorie dopo aver aperto la misteriosa busta contenente la polverina e il messaggio minatorio. Immediatamente presso il quartier generale della società produttrice di caffè sono giunti i soccorsi del 118, affiancati dai carabinieri e dagli uomini del nucleo Ncr dei vigili del fuoco (Nucleare, biologico, chimico, radiologico) che, indossando tute e maschere protettive, hanno provveduto a prelevare la pericolosa sostanza.

Invece, per quanto concerne i lavoratori entrati a contatto con la polverina, sono stati messi subito in quarantena, e vi resteranno almeno fino a quando non giungeranno i risultati delle analisi dell’Asl. In attesa di avere maggiori delucidazioni sul materiale di cui è composta la polvere di colore verde, anche l’ufficio in cui si trovavano i 7 dipendenti della Lavazza è stato posto in isolamento per evitare di mettere eventualmente a rischio l’incolumità di altre persone.

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