L’attentato a Palmiro Togliatti: cosa successe quel 14 luglio del 1948

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L'attentato a Palmmiro Togliatti

L’attentato a Palmiro Togliatti provocò molte agitazioni in tutta Italia. Il 14 luglio del 1948 alle ore 11.30 il segretario del Partito comunista italiano (Pci) fu ferito da tre colpi di pistola nei pressi di Montecitorio a Roma.

L’attentato a Palmiro Togliatti: chi fu a sparare

A sparare fu un giovane studente siciliano, Antonio Pallante, militante in movimenti di destra. Deciso, di propria iniziativa, ad eliminare quello che lui considerava il pericolo rappresentato dal “Migliore” (il soprannome di Togliatti), Pallante comprò per pochi soldi (1.500 lire) al mercato nero di Bronte una vecchia pistola calibro 38 del 1908, in buono stato. Prende in un’armeria, col pretesto di utilizzarle per il tiro a segno, cinque pallottole di tipo scadente e con una possibilità di penetrazione assai limitata. Proprio a tale “armamentario” inadeguato si deve la sopravvivenza di Togliatti. Parte dalla Sicilia per Roma il 10 luglio, raccontando alla famiglia che va a dare degli esami all’Università di Catania.

La dinamica dell’attentato

Pallante si appostò presso un’uscita secondaria della Camera dei deputati, in via della Missione, nei pressi di Montecitorio. In seguito, entrò in Parlamento per vedere Togliatti di persona, avendo ottenuto tre pass d’ingresso dall’onorevole Francesco Turnaturi di Randazzo, democristiano e suo conoscente. Quando vide Palmiro Togliatti uscire in compagnia di Nilde Iotti, dopo una breve esitazione sparò. Togliatti rischiò di morire dissanguato nell’attesa dell’ambulanza.
Fu infine operato dal chirurgo Pietro Valdoni per estrarre i due proiettili dal corpo e sopravvisse. Pallante fu immediatamente arrestato e non oppose più di tanto resistenza, nonostante aver tentato per un istante la fuga. Motiverà l’atto dicendo che Togliatti rappresentava «un nemico della mia patria, un membro del Cominform al servizio di una potenza straniera».

L’attentato a Palmiro Togliatti: le agitazioni in tutta Italia

Nelle principali città industriali operai e militanti del Pci scesero in piazza scontrandosi con le forze dell’ordine e occupando numerose fabbriche.

La situazione nelle fabbriche a Torino

L'attentato a Palmiro Togliatti

A Torino le agitazioni nacquero subito dopo la diffusione della notizia via radio. Sotto la guida delle commissioni interne di fabbrica gli operai occuparono, già verso l’una, più di una trentina di stabilimenti industriali come la Fiat, la Riv, le Ferriere, la Grandi Motori e la Nebiolo, prendendo in ostaggio i dirigenti tecnici e amministrativi. Allo stabilimento Fiat di Mirafiori fu sequestrato anche il consigliere delegato Vittorio Valletta. Nelle ore successive il Pci torinese convocò una serie di riunioni con i dirigenti sindacali nel corso delle quali cerca di tenere sotto controllo la protesta. Le forze dell’ordine non intervennero fino a notte, nonostante alcuni incidenti come l’assalto alle sedi di alcune organizzazioni di destra e di una sezione della Democrazia cristiana (Dc) in via Lombardore.


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Gli scontri continuano

Nella notte fra il 14 e il 15 si verificarono alcuni incidenti con la polizia e una persona morì in Piazza Bernini.
Il giorno successivo gli scontri proseguirono nonostante l’inutile tentativo, da parte dei dirigenti locali del Pci, di convincere gli scioperanti a tornare al lavoro.
L’agitazione diminuì progressivamente solo nel corso del 16 luglio, prima nei piccoli stabilimenti e infine in quelli più grandi. Il 17 luglio, nonostante sporadici scontri fra gruppi di manifestanti e la polizia, l’agitazione poté considerarsi conclusa.

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