Latinoaustraliana: intervista a Marco Zangari

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Nel 2015, la pubblicazione di Latinoaustraliana, il libro di Marco Zangari. Un’opera narrativa, che racconta il sogno di una nuova vita, l’idea di raggiungere la propria meta. Dall’unione di differenti generi, un romanzo avvincente, che pone in rilievo i sentimenti e la rincorsa dei propri ideali. Tra le vicende di un viaggio, i racconti di un Paese, nel fascino descrittivo della ricerca di sé stessi.

Latinoaustraliana: Marco Zangari chi è?

Lo scrittore nasce a Messina nel 1979, vive per dieci anni a Roma e si trasferisce a Sydney, dove risiede oggi. Come professione, Zangari lavora come psicologo clinico, con diversi ruoli di cui: psicologo per un manicomio criminale, responsabile dei giovani italiani in Australia, curatore di eventi culturali e sociali. Attualmente, lo scrittore lavora come psicologo, per una no – profit italiana di Sydney e gestisce un programma radiofonico italiano, per i giovani.

Tra le pubblicazioni delle opere dell’autore, ci sono: Allergie (racconto della Raccolta Scrivimi di questo tempo – Casa Editrice Edilet – 2008), Paradiso perduto (raccolta scrivimi di questo tempo 2 – Edizioni Edilet – 2010). Seguono anche: Latinoaustraliana (Edizioni Nativi Digitali – 2015), La volta che vissi con l’anarchico (racconto – 2016), Battaglie & Bottiglie (raccolta di racconti – Edizioni Italic Pequod – 2018). Attualmente, Zangari collabora con il quotidiano messinese online Lettera Emme, nella rubrica Diario.  

Latinoaustraliana: il pensiero dello scrittore

Le opere dell’autore presentano una propria distinzione, dove ognuna è autonoma dalle altre. Nelle differenze degli scritti, Zangari spazia dalla poesia alla narrativa, tra cui romanzi e racconti. Attraverso Latinoaustraliana, l’ispirazione letteraria per un semi – sconosciuto romanzo di Orwell, dal titolo Senza un soldo a Parigi e Londra.

Latinoaustraliana: recensione del libro

Attraverso il romanzo, lo scrittore coglie lo spunto riflessivo, dagli autori americani dello scorso secolo, come: Hemingway, Fante e Bukowski. Inoltre, la prevalenza dell’influenza italiana, di Buzzati e Pirandello. Di fatto, un’opera che pone gli accenti sui personaggi, con risalto e colore al periodo storico, alle storie, con un carattere allegro ed ironico. Durante la lettura, la presenza di riflessioni serie dello scrittore, nelle parti più soft del libro.

Come scrittura, l’impiego della semplicità, chiarezza ed un linguaggio quasi confidenziale. Il mondo dei personaggi ruota intorno ad una realtà credibile, nella narrativa di racconti, dallo sfondo quasi magico. Mattia Pascà è un ragazzo italiano, che ad un tratto della vita, matura la decisione di tentare la fortuna, in Australia. A fronte di ciò, la corsa del giovane alla ricerca del suo Eldorado, per una realtà nuova.

Quando il protagonista giunge nel Paese, incontra degli italiani viaggiatori e riesce a trovare un lavoro. In seguito, l’arrivo dall’Italia dell’amico Valerio, e la conoscenza di Skye, una ragazza australiana, della quale Mattia s’innamora. Di fatto, seguono le vicissitudini dei tre amici, in diversi viaggi tra incontri ed esperienze nuove per il continente.

Dai primi due anni di permanenza in Australia dell’autore, ecco l’idea per la realizzazione del romanzo. Inoltre, si tratta del primo libro, che racconta la storia della generazione Working – Holiday, esperienza che gli italiani definiscono, nella ricerca del proprio Eldorado.

Latinoaustraliana: come si presenta Marco Zangari ai lettori?

Come un altro lettore che, per passione, ostinazione, curiosità e casualità, si è trovato anche a scrivere.

Latinoaustraliana: quando avviene l’incontro con la scrittura?

Probabilmente, poco dopo l’incontro con la parola scritta. É sempre stata una spinta naturale, che ha preso forza e si è cominciata a definire maggiormente tra i 16 e i 18 anni.

Latinoaustraliana: come decide il titolo del suo libro?

É sempre un processo diverso per me. Con “Latinoaustraliana” avevo il titolo, che mi girava in testa già da un po’, già prima di sedermi a scrivere, ed è stato scelto con molta naturalezza. Per “Battaglie & Bottiglie” ho fatto una lista lunghissima, mettendoci dentro tutto quel che veniva su spontaneamente, discutendone poi con gli amici. Inizialmente doveva chiamarsi “L’happy hour del suicida”. Ma ho preferito poi optare per questo titolo, preso da uno dei racconti della raccolta.

Latinoaustraliana: fino a dove arriva la fantasia di un romanzo?

Sono uno, che riserva la sua fantasia in altri campi, che non la scrittura. Per iniziare a creare, mi serve sempre partire da qualcosa che conosco, che ho ben presente. Da lì, poi posso prendere qualunque tangente, senza sapere (nè voler sapere) dove mi porterà.

Latinoaustraliana: nella stesura del libro, trae spunto da particolari autori?

Per scrivere è fondamentale leggere tanto. Tutto quel che di buono e di meno buono leggiamo, indirizza la nostra parola sulla carta. Per “Latinoaustraliana” mi sono rifatto parecchio a Bukowski, Fante, Hamsun, Kerouac. Autori che ho letto tantissimo nei miei vent’anni. Le mie letture adesso si sono un pò modificate, e così anche le ispirazioni che ne traggo.

Latinoaustraliana: cosa rappresenta per lei la scrittura contemporanea? E come la vive?

La seguo, la leggo, senza cercare di stare troppo al passo con le classifiche, andando a scavare ogni tanto, tra esordienti e sconosciuti. MI sembra che, più che la letteratura in sè, sia cambiato enormemente tutto ciò che la circonda. Dal social marketing al rapporto stesso con libri e scrittori. Non sempre a beneficio di questi ultimi.

Latinoaustraliana: cosa le trasmette la poesia?

Per me è come aprire una finestra, dopo giorni e giorni senza farlo: ti rendi conto solo allora, di quanto fosse ferma l’aria dentro, e di quanto sia eccitante quel che c’è là fuori. Se credete nelle parole, la poesia è l’azzardo più veloce, più imprudente, ma se va a buon fine, la vincita è enorme.

Latinoaustraliana: perchè la decisione della scrittura narrativa?

La poesia riguarda momenti, espressioni, giornate. Per le storie, preferisco la narrativa. Non ha la classe o l’eleganza del verso sciolto, ed è decisamente meno incisiva, quando cerca di colpire allo stomaco. Ma può comunque essere una buona compagna di strada da condividere.

Latinoaustraliana: si sente più un cittadino del mondo, oppure un italiano in Australia?

Mi sento che, col passare del tempo, i confini geografici contano sempre meno, mentre le radici valgono sempre più.

Latinoaustraliana: quando e come arriva l’intenzione di un libro?

Essendo un pigro senza redenzione, lascio fermentare l’idea per parecchio, prima di togliere il tappo e versarla sulla pagina (rischiando di fare fin troppa schiuma). Di solito nasce da una storia, che non posso fare a meno di raccontare. Una volta che ho scartato tutte le opzioni alternative, allora non mi resta che scriverla.

Latinoaustraliana: quali messaggi vuole comunicare dalla sua opera?

Non credo di averne uno soltanto. In generale, cerco di parlare di piccole cose, che si possono toccare, in cui mi posso riconoscere. Non sono qui per i massimi sistemi, ma parlo di quel che capisco, di quel che mi è vicino, di quel che mi può interessare. Anche quando tratto temi sociali o politici. Il linguaggio che scelgo serve a questo fine: sono parole semplici, dirette, quotidiane, senza fronzoli. E senza troppi giri, che fanno il loro sporco lavoro, prima di poter tornare a casa a farsi una birra.

La scelta dei suoi personaggi è del tutto casuale?

Niente è casuale in un libro, nemmeno quando succede per caso. É’ come in una seduta terapeutica: ogni parola conta, anche quella più inaspettata. Le persone che conosco mi servono come modelli di partenza. Ma poi ogni personaggio prende una sua strada, ed io li lascio fare.

Marco Zangari si definisce più speaker radiofonico o scrittore?

Normalmente nessuno dei due, anche se credo di essere uno scrittore prestato alla radio. Alla fine dei giochi, comunque, sarebbe bello essere ricordato per le proprie parole. Il mezzo, a quel punto, diventa poco importante.

Può raccontare le differenze tra l’Italia e l’Australia?

Se ci troviamo in emisferi diversi, un motivo ci sarà. Sono due Paesi distantissimi per mentalità, cultura, ideali, storia, premesse. Ognuno coi suoi pregi e le sue nefandezze, più evidenti in Italia che qui. Per me rappresentano fasi diverse della mia vita, che sempre più spesso finiscono per interagire e confondersi tra loro.

Cosa intende Marco Zangari per libertà?

Respirare e poter sentire il proprio corpo. Decidere di esso oltre ogni struttura morale, etica, religiosa o sociale. Viaggiare senza dover per forza scegliere una meta, senza scadenze.

Ha in mente un nuovo progetto letterario?

Ho da poco terminato un nuovo romanzo, che fungerà da seguito non ufficiale di “Latinoaustraliana”. Il titolo provvisorio è “Quando piove, diluvia”, con protagonista lo stesso Mattia Pascà del primo libro. Questo avrà un tono molto più serio, trattando di dolore. La distanza tra il nostro piccolo mal di pancia e quel dolore universale, che fa parte dell’esperienza umana. Nasce da alcune esperienze autobiografiche, inoltre la pandemia è stata una fonte molto importante. Ho voluto ragionare su qualcosa di molto importante per me, stando ad ascoltare quel che avevano da dirmi, i miei personaggi su questo tema. É stato esorcizzante, spontaneo, ma anche estremamente difficile da portare a termine. Spero che i lettori possano apprezzarlo, anche solo per la metà, di quanto io ho amato scriverlo, in mezzo a tutte le tempeste.