L’artivista Nikkolas Smith a Sky tg24 ricorda l’11 settembre

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Siamo al ventesimo anniversario dei tragici eventi dell’11 settembre 2001, che sconvolsero gli Stati Uniti e il mondo intero. L’artista e attivista Nikkolas Smith ha parlato a Sky tg24 di come ha vissuto quei momenti.

Chi è Nikkolas Smith

Nikkolas Smith si autodefinisce “artivista”, un neologismo che unisce le sue principali attività: artista e attivista. Attraverso le sue opere racconta le storie di cronaca quotidiana negli Stati Uniti (e non solo) e si batte per la salvaguardia dei diritti degli afroamericani. Alcuni dei suoi lavori sono reperibili sul suo sito https://www.nikkolas.art/. A Sky tg24 Smith ha voluto condividere i suoi momenti, molto personali, legati all’11 settembre.

L’intervista di Sky tg24 a Nikkolas Smith

A Sky tg 24 Nikkolas Smith ha parlato di quegli episodi che cambiarono la storia del mondo.

Come ha vissuto l’11 settembre

Nikkolas era molto giovane quando sono avvenuti i fatti dell’11 settembre 2001. Alla domanda su cosa si ricorda di quel giorno, ha risposto così: “Ero scioccato nel vedere gli aerei colpire gli edifici in quel modo. Avevo così tanta paura e continuavo a chiedermi: chi può essere così arrabbiato con l’America, così arrabbiato da intraprendere azioni così folli e distruggere tutte queste vite. Essendo molto giovane e ingenuo, non avevo la percezione che qualcuno fosse arrabbiato con l’America, che qualcuno potesse percepire il mio paese come pericoloso”. Lui è nato a Houston, nel Texas, dove in quel periodo gli studenti neri erano una minoranza. Dopo gli attentati, ha sottolineato, sono aumentate le discriminazioni nei confronti delle comunità afro. Dopo l’11 settembre niente è stato come prima.

Cosa è cambiato in lui dopo quel giorno

All’artista è stato chiesto se la sua vita fosse cambiata dopo l’11 settembre. La sua riposta è stata affermativa. Poi ha spostato il suo discorso sulla sua arte: “Molta della mia arte parla di pace, io cerco sempre di ricordare che siamo tutti uguali e tra noi non ci sono differenze. Ma poi, allo stesso tempo, guardando a tutte le ingiustizie, a tutte le discriminazioni avvenute dall’11 settembre in poi, cerco anche in cuor mio di dare voce a coloro che vengono emarginati o discriminati per il colore della loro pelle. L’11 settembre mi ha aperto gli occhi su molte cose. Da quel giorno, in America si dice ‘Never forget, never forget’. Non dimentichiamo quel giorno”. Le sue opere denunciano il terrorismo non solo a livello locale, ma anche internazionale.


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Come dipingerebbe l’11 settembre

Dopo aver cominciato a parlare di arte, ha risposto alla domanda su come rappresenterebbe i fatti di quel giorno: L’11 settembre è stata una giornata così buia, sento che potrebbe essere un po’ di gioia e speranza, la tavolozza colorata che uso di solito, ma molto minimale e molto soffocata dall’oscurità. […]Vorrei soltanto che le persone, se vogliono ricordare qualcosa di quel giorno, ricordino le persone che hanno perso la vita. In un mio possibile quadro, quindi, probabilmente esalterei alcune persone, persone fantastiche, che erano in quegli edifici, che hanno fatto così tante grandi cose e non hanno continuato la loro vita dopo. Ma cercherei anche di mostrare quanto fosse buio quel giorno, la paura e l’odio. Troverei un equilibrio tra la luce e il colore, i tempi belli e pieni di speranza e quello che, quel giorno, è stato preso”.