L’arte di Letizia Battaglia a Milano, storie di strada in fotografia

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Letizia Battaglia

Fino al 19 gennaio a Palazzo Reale, in piazza Duomo a Milano, sarà possibile partecipare alla mostra della fotografa di Letizia Battaglia Storie di strada. La mostra, curata da Francesca Alfano Miglietti, mette in scena non solo le sue opere più conosciute ma anche quelle nascoste dagli occhi del pubblico fino ad oggi. Tratte dal suo grande portfolio di lavori, per una stagione che va dal 1974 al 1993, si possono trovare le storie più personali e intime, come ritratti di donne e bambine, fino ai lavori più sociali che l’hanno portata ad essere etichettata come la fotografa della mafia.

Con oltre 300 foto, viene ricostruita totalmente la sua carriera in un percorso narrativo suddiviso in diversi capitoli e tematiche. In modo particolare, la curatrice Miglietti si è concentrata sulla profonda critica sociale di Letizia Battaglia che l’ha portata a descrivere la «Palermo che puzza», la Palermo che lei ama, per raccontare, come lei stessa sottolinea, una «lotta forse taciuta e non amata».

Chi è Letizia Battaglia?

Letizia Battaglia
Letizia Battaglia

Originaria di Palermo, nata nel 1935, Letizia Battaglia si è avvicinata al mondo della fotografia solo nel 1971 quando, all’età di 36 anni, si è trasferita a Milano. Qui, avendo modo di partecipare ad una conferenza di Pier Paolo Pasolini, si è ritrovata pian piano a maneggiare la fotocamera, riscoprendo un mondo che fino ad allora aveva ignorato e che le ha permesso, come lei stessa dirà, di ritrovare la sua vera identità.

«Ho lottato tutta la vita per riappropriarmi di me e ci sono arrivata quando ho iniziato a fotografare. Per me la libertà è una necessità molto intima».

Letizia Battaglia

Dal 1974 al 1991 dirige il team fotografico del quotidiano comunista «L’Ora» di Palermo, per cui è chiamata a scendere in piazza per immortalare specialmente le vittime che la mafia stava lasciando dietro di sé in quel periodo. Nel 1985 vince il premio Eugene Smith per la fotografia sociale a New York, diventando la prima donna europea a guadagnare questo riconoscimento, mentre nel 1999 a San Francisco, le verrà attribuito il The Mother Johnson Achievement for Life. Nel 1991 poi, fonda la rivista «Mezzocielo», bimestrale realizzato da sole donne.

Il suo stile

«La macchina fotografica è un mezzo tra me e la realtà. E le realtà sono infinte. Non è necessario avere il dramma per raccontarlo, perché tutti lo abbiamo già dentro».

Letizia Battaglia

Tra i suoi lavori, ritratti di donne e bambine che le ricordano la sua vita e la sua infanzia. «Gli uomini non c’erano o erano ammazzati», mentre le donne le venivano con naturalezza. Riusciva a rappresentare le loro forme senza invenzione, senza forzature, e le donne sapevano che con la sua macchina non sarebbero mai venute, come lei stessa ammette, banali. Autodidatta, Letizia Battaglia non ha mai voluto concentrarsi sulla tecnica. Le sue foto non sono attente al fuoco o all’inquadratura, bensì al significato e alla loro rappresentazione.

La denuncia alla mafia

«Continuiamo a lottare una lotta che non è stata voluta ma ce la siamo ritrovata a causa di governi che hanno preteso fossimo solo un bacino di voti». Commenta Letizia Battaglia, «e la mafia portava i voti a Roma». Le sue fotografie sono figlie di un periodo di tensioni tra mafia e amministrazione sfociato negli omicidi Mattarella, Costa, Falcone, Borsellino, Insalaco, Dalla Chiesa, Lima, Impastato. Per citare solo alcuni dei nomi più conosciuti. Letizia Battaglia racconterà questa storia di vittime, di dolori, di un sangue mascherato dalla potenza del bianco e nero che è stato la sua arma e la traduzione del dramma. «Tutto quel rosso sarebbe stato terribile» scherza. Per il giornale «L’Ora» è scesa sul campo nell’omicidio Arceri, Mattarella e Costa e al processo ad Andreotti. Metterà anche in mostra alcuni dei suoi maggiori lavori nella zona di Corleone in una vera e propria denuncia alla mafia. Portando così alla luce del sole tutte le vittime che questa stava facendo.

«Quando fai le cose bene senza raccomandazioni e senza gli intrighi, perché credi in quello che fai, questo vuol dire mettersi contro la mafia».

Letizia Battaglia

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