L’arrivo di Letta apre al Mattarella Bis?

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L'arrivo di Letta destabilizza il totonome del Quirinale

L’arrivo di Enrico Letta alla segreteria del Partito Democratico ha destabilizzato i “piani” che vedevano Mario Draghi nuovo presidente della Repubblica. L’ex presidente del consiglio, che prima era emigrato di lusso in Francia, ha ben altre idee sul tavolo: Giuseppe De Rita, 88 anni, sociologo e presidente del Censis. Ma all’improvviso quello che era una certezza ora sta diventando una ipotesi più fumosa. Perchè esiste un Piano B che vede una possibile ricandidatura di Sergio Mattarella per un secondo mandato (nonostante Mattarella stesso avesse escluso la sua permanenza al Quirinale).

Con la caduta del governo Conte , ora probabilmente impegnato ad un ritorno in politica, e l’arrivo di Draghi, la soluzione Mattarella sembrava sfumata. Ma ora la riconferma dell’attuale presidente della Repubblica per un secondo mandato è cosa semmai molto probabile, sebbene il totonome del Colle, da sempre esaltante, metta sul piatto altre alternative. La cosa certa è che l’arrivo di Letta ha aperto nuovi scenari, che probabilmente porteranno a stravolgimenti improvvisi e inevitabilmente pesanti dal punto di vista istituzionale.


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Quirinale, quali sono gli altri nomi papabili?

Di nomi ce ne sono tanti e di differente estrazione. Escluso quindi Mario Draghi, che avrebbe potuto replicare l’andazzo che fu del suo mentore Ciampi (prima presidente del Consiglio e poi inquilino del Quirinale), ci sono altri nomi che balenano nella mente dei partiti. Oltre a De Rita, Dario Franceschini, Walter Veltroni e Lorenzo Guerini (attuale ministro degli esteri). Pierluigi Castagnetti sta alla finestra mentre nel centrodestra c’è chi pensa a Letizia Moratti, ex sindaca di Milano e attuale assessore al welfare della Lombardia. Per molti potrebbe essere lei la “carta segreta” nella corsa al Quirinale. Insomma, la partita quirinalizia è uno dei leitmotiv più esaltanti e meno prevedibili della politica italiana. E anche uno dei più importanti perchè decide il marchio che la Repubblica dovrà avere nei prossimi 7 anni.


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