Uno studio pubblicato su Science Translational Medicine sostiene che la malattia di Parkinson può effettivamente iniziare dall’intestino

 

E’ stata Viviane Labrie del Van Andel Research Institute in Michigan, ad effettuare lo studio più approfondito fino ad oggi, relativo al morbo di Parkinson. Ha studiato, con il suo team, i dati di 1,6 milioni di svedesi in 52 anni. 

Gli esaminati sottoposti ad appendicectomia in giovane età, avevano quasi il 20% di probabilità in meno di sviluppare la malattia in età avanzata.

Lo stesso team ha anche esaminato 48 appendici prelevate da persone con e senza Parkinson ed ha scoperto che in quasi tutte le fibre nervose dell’organo era presente un’aggregazione della proteina α-sinucleinaEd è proprio un’aggregazione anomala di detta proteina, che dà origine a elementi non solubili, creando occlusione e uccidendo cellule nervose, a dare origine alla malattia. 

Studi precedenti avevano individuato già un ruolo chiave dell’appendice nello sviluppo del morbo, ma con risultati contraddittori. Ora quello che emerge è che vi è, in assenza dell’organo, un rischio più basso a lungo termine.

Il Parkinson è la malattia neurodegenerativa progressiva più diffusa, dopo l’Alzheimer, nel mondo.

Ancora oggi, però non esiste un registro ufficiale delle persone colpite dalla malattia. Gli unici dati sono derivanti dal consumo dei farmaci combinati con le esenzioni rilasciate dall’INPS: si parla, in Italia, di almeno mezzo milione di persone.

I neurologi Hoehn e Yahr hanno creato una scala di valutazione per definire la gravità della malattia classificandola in cinque stadi.

  • Stadio I: lieve comparsa di tremore negli arti superiori a riposo.
  • Stadio II: alterazione della postura senza coinvolgimeno dell’equilibrio. C’è un rallentamento dei movimenti.
  • Stadio III: instabilità della postura e difficoltà nel deambulare. La persona inizia a non essere più autosufficiente.
  • Stadio IV: elevata inabilità. Il paziente ha maggior bisogno di assistenza per lo svolgimento delle normali attività quotidiane e non è più in grado di vivere da solo; cade spesso e le attività più banali sono quasi impossibili.
  • Stadio V: si manifesta una invalidità completa. Il paziente in questo stadio è costretto a letto o su sedia a rotelle. Ha problemi anche a deglutire.

 

All’inizio di questo anno l’azienda farmaceutica Pfizer ha annunciato di voler abbandonare la ricerca per Parkinson e Alzheimer, a causa della mancanza di risultati significativi.

Ma per fortuna la ricerca non si ferma affatto per altri studiosi, in virtù anche dell’aumento considerevole del numero dei pazienti.

In Giappone, infatti, è recentemente partito uno studio per valutare l’efficacia e la sicurezza dell’utilizzo di “cellule staminali riprogrammate” nel trattamento di pazienti affetti dalla malattia di Parkinson.

Lo studio prevede l’iniezione di 5 milioni di cellule nel cervello di ognuno dei 7 pazienti coinvolti, che verranno seguiti per 2 anni dopo il trattamento. L’unico centro in cui avviene questa sperimentazione è il Kyoto University Hospital e lo studio è autorizzato dal Pharmaceutical and Medical Devices Agency.

 

 

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