L’appello dei sanitari per difendersi dal Coronavirus

Quando i messaggi ad essere responsabili arrivano da chi ogni giorno combatte il propagarsi del virus

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Oggi a Genova mi sono trovata a parlare con alcuni operatori sanitari che lavorano sul capoluogo ligure nei diversi presidi sparsi sul territorio.

Come viene affrontato il problema da chi lavora nella sanità

Indubbiamente, parlando con loro, ci si rende conto della reale gravità della situazione.

Un resoconto che non è né ingigantito dalla stampa né filtrato al ribasso per non seminare il panico.

E se indubbiamente non serve a nessuno diffondere la paura, con la quale si perde obiettività e razionalità, è pur vero che conoscere la realtà in cui sta operando la sanità italiana, ci aiuta a meglio comprendere il grosso sforzo che si sta facendo.

E se dall’Unione Europea sono arrivate parole prive di alcun senso di responsabilità, parlando con chi è sul campo mi sono resa conto della concretezza con cui agiscono e ragionano queste persone.

E guardando a loro, più che alla Lagarde, mi ho compreso cosa è meglio ascoltare e cosa conviene tralasciare.

Entrando nello specifico

Stamattina ho ascoltato con attenzione un messaggio vocale di un’amica che lavora nel settore sanitario di Genova. Il suo tono, solitamente tranquillo, era un misto di preoccupazione e stanchezza.

Raccomandava di stare a casa, di lavarsi spesso le mani, di evitare luoghi affollati.

Questi messaggi li stiamo ascoltando da giorni, leggendoli ovunque. Ma un conto è leggere o ascoltare passivamente, magari con poca attenzione, un conto se queste cose ti vengono dette da chi è in trincea e lo percepisci dal suo tono di voce.

Non c’è paura, ma solo voglia di far capire che la prima cura contro il Coronavirus l’abbiamo noi cittadini nelle nostre mani, usando il buonsenso, in modo da evitare di affollare gli ospedali.

Meglio prevenire piuttosto che essere curati

Dalle sue parole ho capito perfettamente che non si tratta solo di evitare di affollare gli ospedali, perchè, ovviamente non c’è un posto letto per tutti.

Bisogna anche e soprattutto considerare che il personale medico e paramedico, sanitario nell’accezione più vasta possibile, è sollecitato da turni di lavoro che non lasciano in questo periodo momenti nemmeno per una pausa.

Turni di riposo e modalità del lavoro

Per capire adeguatamente la situazione, pensiamo che chi generalmente lavora a computer in un ufficio pubblico ha diritto a un quarto d’ora di riposo ogni due ore di lavoro.

Fermiamoci tutti per un momento a considerare se queste persone in questa emergenza hanno la possibilità di fermarsi un quarto d’ora ogni due ore di lavoro, magari per un caffè. La vedo davvero difficile…

Se a queste considerazioni aggiungiamo anche il fatto che ciascuna di queste persone ha anche alle spalle storie di problemi di famiglia, o personali, come ognuno di noi, forse riusciamo a capire che ci diamo una mano tutti se diamo una mano anche noi a loro.

Pulizia mani anche quando si toccano oggetti di uso comune

Un’ultima raccomandazione, visto che viene proprio dall’appello ascoltato stamattina e che potrebbe essere involontariamente sottovalutato.

Mi riferisco alla pulizia mani anche e soprattutto quando si maneggia denaro o comunque si toccano oggetti accessibili alla collettività.

Purtroppo non è solo chi opera in certi settori, tipo i cassieri, ma un po’ tutti ci troviamo per vari motivi a maneggiare il contante più volte al giorno o comunque a toccare oggetti in giro.

Non è un grosso problema, basta solo avere l’attenzione a lavarsi le mani, o usare un detergente specifico, o, se lo si fa per lavoro, indossare i guanti.

Credo che se ciascuno di noi ascoltasse questi messaggi di chi lavora in prima linea, forse faremmo le opportune attenzioni senza troppe lamentele.

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