L’anno che finisce deve essere il primo di una nuova era

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Il 2020 è cominciato senza la pandemia, ma oramai stentiamo persino a ricordarcelo. Il covid-19 ha cambiato molte cose e influito non solo sulle nostre vite ma sulla politica dei Paesi di tutto il mondo, trasformandolo nell’arco di un solo anno.

Eppure, proprio a causa della pandemia, questo 2020 ci ha costretti a riflettere su alcune questioni cruciali per il nostro futuro, sottolineandone l’urgenza e l’imprescindibilità di intervenire.

Salute contro economia

La fragilità del nostro modello di sviluppo sta mettendo, ancora oggi in contrapposizione le esigenze legate all’economia con quelle della salute pubblica.

È forse opportuno, a questo proposito, ricordare che i bizantinismi e le contraddizioni dei Decreti del Presidente del Consiglio non sono il frutto di incompetenza o, peggio ancora, di indiscriminato arbitrio. Piuttosto quanto risulta da serrati negoziati tra forze parlamentari – anche esigue sul piano della rappresentanza – che difendono interessi particolari solo per aumentare il loro peso politico.

Non la scienza, ma la politica determina le misure di contenimento della pandemia: e se non riesce a seguire un criterio di priorità nel quale la salute è al primo posto, è legittimo chiederci se ci stia tutelando nel modo più opportuno, campagna vaccinale compresa. Una comunicazione migliore – ed un maggior dialogo tra le parti – sarebbe auspicabile:

Disuguaglianze

La crisi sanitaria ha inasprito le disuguaglianze economiche in un mercato del lavoro caratterizzato da una forte presenza del precariato, ma anche da un mancato rinnovamento in termini produttivi: continuiamo a fabbricare oggetti di consumo deteriorabili, automobili a benzina e diesel, ad alimentare una macchina onnivora che mastica e restituisce rifiuti, ma che non può fermarsi.

L’investimento in energie rinnovabili, nell’agricoltura biologica, in nuove tecnologie sostenibili continuano ad essere considerate scelte strategiche di nicchia, o incentivate solo in virtù di bonus e agevolazioni fiscali – non la nuova frontiera dello sviluppo. Perché tutto il cibo che mangiamo deve essere di qualità, e quello che consumiamo a impatto zero.

Discriminazioni

Razzismo e discriminazioni di genere continuano a riempire le cronache dei Paesi (teoricamente) più avanzati e democratici, con costi altissimi in termini umani – innanzi tutto – poi di coesione sociale, e persino sanitari, laddove prevenire si configura come la soluzione migliore anche in termini di efficienza del sistema-società.

Una donna ogni tre giorni viene uccisa in Italia in quanto compagna, moglie, figlia; allusioni etniche (“ebreo”, “negro”) e sessuali (“omosessuale”) sono utilizzate nel gergo comune in modo dispregiativo. È una cultura da cui dobbiamo prendere le distanze, e nonsolo per ragioni morali, ma per costruire una società migliore per tutti.

Infrastrutture e mobilità

Le nostre città non possono continuare a sopportare il peso dell’inquinamento (si è visto che le microparticelle sono corresponsabili nella diffusione del virus); i sistemi di mobilità sono insufficienti, tanto da determinare la chiusura delle scuole a causa dell’inevitabile sovraffollamento che non avrebbe potuto garantire le distanze di sicurezza.

Nelle aree interne del Paese, il tempo per coprire le distanze non è significativamente migliorato negli ultimi trenta anni. In molte città il ricorso al mezzo privato per recarsi al lavoro dai paesi circostanti è l’unica possibilità, e le linee ferroviarie del trasporto locale ancora viaggiano su binario unico.

L’anno che verrà

Perderemmo un’occasione unica per non fare di questo anno il punto di partenza per un futuro nuovo – un futuro tutto da scrivere ma le cui coordinate sono già chiare, e non da adesso.

Dopo aver costruito le nostre città (e le nostre democrazie) attorno alle esigenze del modello di crescita industriale così come si è sviluppato a partire dagli anni ‘60, è il momento di ripensarle mettendo l’uomo al centro, rovesciando il paradigma della produttività a favore di quello della sostenibilità, declinata in ogni suo ambito.

Non riusciremo ad evitare le crisi cicliche che sono parte del processo di globalizzazione del quale giocoforza siamo parte, ma potremo affrontarle in modo migliore: perché l’obiettivo non è – e non può essere – quello di eliminare dal nostro mondo ciò che può danneggiarci, ma essere pronti per affrontarlo in modo efficace.

La prima vittoria sul virus sarà quella di aver capito, grazie ad esso, la direzione che dovremo prendere.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 52 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me "Ein Anstàndiger Menschun", un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze, La Strada, 1998); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Finalista anche nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2017). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, (in particolare mi occupo di servizi socio-sanitari, disabilità e violenza di genere, di cui curo una collana di pubblicazioni), e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra i miei ultimi saggi: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., ANCI, 2018). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito Garfagnana in giallo Barga noir. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale osservatorio7 (www.osservatorio7.com, oggi su www.periodicodaily.com). Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.