L’anniversario della battaglia di Bannockburn in Scozia tra storia e rigurgiti indipendentisti

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Il 23 e 24 giugno 1314 sulla piana di Bannockburn nei pressi di Stirling, la Scozia ottenne una grande vittoria sull’Inghilterra che le aprì la strada verso l’indipendenza. Nel suo anniversario in molti, soprattutto nelle regioni del Nord del Paese, ricordano questo evento per riaffermare una indipendenza che troppe volte è sfuggita alla Scozia. L’ultima, il referendum del 2014.

Andare oggi a Bannockburn e camminare sulla campo, leggere tutte le date importanti nel cammino indipendentista, incise in un percorso semicircolare di ritorno a un passato lontano, guardarsi intorno, è come rivivere quelle giornate di sette secoli fa. Quello scozzese è un popolo fiero della propria terra, delle proprie tradizioni e della propria bandiera. La croce di Sant’Andrea in campo azzurro è un vessillo che si alza in molte case scozzesi, al pari di quella con il Leone Rampante. Un popolo che ancora oggi mantiene il suo legame con la lingua gaelica, che se frettolosamente lo definisci “inglese” si offende, che è capace ancora di emozionarsi quando sente il suono della cornamusa per le strade di Edimburgo come per la brughiera in prossimità di un castello.

Cosa vedere in Scozia

Perché ricordare oggi la battaglia di Bannockburn? Forse perché un personaggio come Robert the Bruce, un nobile che diede vita ad una rivolta per riaffermare l’indipendenza scozzese, o  anche come William Wallace, un personaggio divenuto un eroe negli ultimi tempi anche grazie al cinema, sono esempi di coraggio e di fierezza che chiunque poggi i piedi nelle proprie radici non può non ammirare.

O forse perchè pensare che in quella battaglia gli Inglesi schieravano 25.000 uomini contro neanche 9.000 Scozzesi ed ebbero la peggio, forse fa capire il vero peso della determinazione.

Il monumento commemorativo a Bannockburn

Dicevo, cosa si prova a camminare sulla piana di Bannockburn oggi, nel XXI secolo: per me, la prima volta che ci sono stata, in silenzio, guardandomi intorno, era come sentire la crudeltà della battaglia, vedere il sangue delle tante vite uccise, ma è stato anche percepire la forza d’animo di un popolo davvero unito alla propria terra da un legame inscindibile, al punto da riaffermare i propri principi contro la prevaricazione inglese.

Bannockburn, quindi, come punto di partenza per un popolo che anche nei momenti di grave crisi economica, come dopo il dissesto determinato dalla fine delle miniere di carbone, ha saputo rimanere unito, lottare e rialzarsi grazie al turismo e ai ricchi giacimenti petroliferi, oltre ad altri settori all’avanguardia.

Forse anche il film “Braveheart” aveva contribuito a mettere in luce , seppure in chiave romanzata, questo messaggio. Ma altro è vedere un film addomesticato alle esigenze di copione, e altro è immedesimarsi in un fatto storico trovandosi direttamente sul posto in cui si è consumato.

Quel che è certo, comunque, a mio avviso, è che il popolo scozzese guarda a Bannockburn come a un punto di partenza per rialzarsi; ancora oggi con questa consapevolezza va avanti a testa alta sia che ottenga la sua indipendenza, sia che resti parte della Gran Bretagna.        

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