E’ finito in carcere il presunto scafista del barcone naufragato giovedì mattina davanti alle coste di Lampedusa. La Procura di Agrigento ha emesso all’alba il fermo di polizia giudiziaria nei confronti di un tunisino di Sfax, Ben Salem Khaled, 35 anni.

Ad incastrarlo una decine di superstiti eritrei che lo hanno riconosciuto dalle fotografie che sono state mostrate dagli uomini della Squadra mobile di Agrigento. Khaled è accusato di omicidio plurimo, procurato naufragio e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Fino a lunedì l’uomo era a piede libero ed era al Centro d’accoglienza di Lampedusa insieme con i sopravvissuti. Gli eritrei, come emerge dalle loro testimonianze, lo chiamavano ‘White man’ perché era l’unico non di colore sul barcone.
Insieme a un complice, sembra anch’egli tunisino, era l’unico a dormire nella cuccetta del barcone. Mentre tutti gli altri erano costretti a vivere ammassati gli uni sugli altri, compresi i bambini più piccoli.
Nonostante la fitta pioggia e il maltempo sono riprese le ricerche dei sommozzatori e dei palombari della Marina militare nel relitto del barcone del naufragio di Lampedusa che si trova a 47 metri di profondità per estrarre altri corpi rimasti imprigionati nei fondali.
Lunedì sono stati ritrovati 37 cadaveri che si aggiungono agli altri sistemati nell’hangar dell’aeroporto. Sale così a oltre 230 il numero di morti del naufragio.
Intanto, continuano gli sbarchi. All’alba sono arrivati al porto di Catania circa 200 immigrati, avvistati nella tarda serata di lunedì a circa 60 miglia a largo della costa siracusana di Calabernardo, tra Avola e Noto.
Gli immigrati, siriani e palestinesi, sono stati trasbordati sul mercantile battente bandiera panamense, ‘Begonia G.’ che incrociava nella zona dopo l’avvistamento del barcone avvenuto nel corso delle operazioni di pattugliamento del dispositivo di controllo.

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