L’agnello sacrificale della politica italiana: oggi nasceva Aldo Moro

Aldo Moro una storia politica che non conosce confine

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L’agnello sacrificale della politica italiana: Oggi nasceva Aldo Moro
L’agnello sacrificale della politica italiana: Oggi nasceva Aldo Moro

Mi piace definirlo così: l’agnello sacrificale della politica italiana. E’ indubbiamente un mio modo per schernire la coscienza di quei politici che sono ancora in vita. Mi piace pensare che schernirli non li faccia dormire la notte, ma è solo una mera fantasia perché quegli esseri non hanno coscienza. L’ex presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro nasceva oggi il 23 settembre 1916 a Maglie, in provincia di Lecce. Consegue la laurea in giurisprudenza con una tesi su “La capacità giuridica penale”. La tesi, ripresa ed approfondita, costituisce la sua prima pubblicazione e lo inizia alla carriera universitaria.

L’agnello sacrificale della politica e il periodo accademico

Durante la carriera accademica, fonda con alcuni amici intellettuali il periodico “La Rassegna”. Il periodico ha vita breve, appena due anni. Anche perché Moro è molto impegnato con Azione Cattolica, di cui diventa presidente. In contemporanea diventa direttore della rivista “Studium”, cercando di sensibilizzare i giovani laureati all’impegno politico. Nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente ed entra a far parte della Commissione dei “75” incaricata di redigere il testo costituzionale. Ma in questo periodo è anche vicepresidente del gruppo Dc all’Assemblea, nonché relatore per la parte riguardante “i diritti dell’uomo e del cittadino”.

Aldo Moro inizia la vera carriera politica

Nelle elezioni del 1948 è eletto deputato al Parlamento nella circoscrizione Bari-Foggia ed è nominato sottosegretario agli Esteri nel quinto Gabinetto De Gasperi. Mentre non si arresta la sua inesauribile attività di insegnante e di didatta, con molteplici pubblicazioni a suo nome. Diventato Professore ordinario di Diritto Penale all’Università di Bari. Nel 1953 viene rieletto al Parlamento diventando Presidente del gruppo parlamentare Dc alla Camera dei Deputati. Anche la sua carriera politica, a quanto sembra non conosce segni di cedimento di nessun tipo. Uomo solido e determinato, diventa nel 1955 ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Segni.


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Aldo Moro una storia politica che non conosce confine

Scrivere anno per anno del suo tragitto, ormai conosciuto anche ai sassi è inutile. Se guardo a lui, uomo-intellettuale-politico, apro la porta del 1963 e ricomincio da li. Nel ’63 è rieletto alla Camera, ed è chiamato a costituire il primo governo organico di centro-sinistra. Rimane continuamente in carica come Presidente del Consiglio fino al giugno del 1968, alla guida di tre successivi ministeri di coalizione con il Partito socialista. E’ in pratica la realizzazione del famoso “compromesso storico” di invenzione dello stesso Aldo Moro. La manovra politica contempla il riavvicinamento delle frange comuniste e di sinistra verso l’area moderata e centrista.

Il tumulto e il dissenso

Il “compromesso” suscita all’interno degli elettori del PCI, ma soprattutto all’interno dei moderati, un tumultuoso dissenso. Infatti nelle elezioni del ’68 Moro viene sì rieletto alla Camera, ma le elezioni puniscono di fatto i partiti della coalizione e determinano la crisi del centro-sinistra. E’ inevitabile che ne risenta anche prestigio dello stesso Aldo Moro. A conclusione del 1974 ritorna alla presidenza del Consiglio e forma il suo IV ministero che dura sino al gennaio 1976. Nel luglio del 1976 è eletto Presidente del Consiglio nazionale della Dc.

L’agnello sacrificale al macello

Il 16 marzo 1978 Un commando di Brigatisti Rossi attacca la scorta del presidente a Via Mario Fani. Il commando massacra i cinque uomini di scorta e rapisce Aldo Moro. Poco dopo, le Brigate rosse rivendicano l’azione con una telefonata all’Ansa. Tutto il Paese percepisce chiaramente che quell’attentato è un attacco al cuore dello Stato e alle istituzioni democratiche che Moro rappresentava. Il 9 maggio, dopo più di cinquanta giorni di prigionia lo statista viene barbaramente assassinato dalle Brigate Rosse. Finì con una telefonata il processo a Aldo Moro.

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