di Michela Zanarella

Sezionare, sperimentare e fondere le arti, migliorare e abbellire il suono. Davide Vettori, sintetizzatore e cantante di “You Wrong“, negli ultimi anni ha diviso il palco con artisti del calibro di Planet Funk, Fu Manchu, Frankie Hi Nrg, Captain Mantell, The Zen Circus, Ex Otago, Sikitikis, I Cani.


Ha collaborato per mostre, workshop d’arte contemporanea, installazioni multimediali e diverse performance. Dopo la naturale evoluzione umana del progetto Humanature, prevale il desiderio di mostrarsi a viso scoperto, con la semplice firma di Davide Vettori. Nasce “Visione Cosmetica“, album realizzato con la produzione artistica di Tommaso Mantelli, pubblicato con Garage Records, distribuito da Audioglobe e nei migliori digital-stores (I-Tunes, Amazon, Believe, etc.). Il lavoro è anticipato dal singolo “Personal Computer” e dall’inedito “Causa d’Effetto“, inserito nella compilation digitale di Effervescing Records.

L’album contiene la collaborazione di alcuni amici come Nicola Manzan (Bologna Violenta), Ilenia Volpe ed altri ancora.Il singolo “Morire A Metà“  è stato scelto da MTV New Generation.

 

 

P.I.- Ci parli della tua formazione artistica musicale? Perplessità, incoraggiamenti, ostacoli, successi.

 

D.V.- Ogni giorno contiene ostacoli e perplessità, per fortuna anche gli incoraggiamenti. Qualcuno ha detto che il mio album può non essere “facile” al primo ascolto, e magari non è rapido come la hit pop del momento; d’altro canto però mi rende soddisfatto sentire che alcune persone, dopo averlo ascoltato più volte, poi se ne sono innamorate, si portano dietro frammenti di testi, vengono ai concerti e poi ci ritornano, dialoghiamo, ci scriviamo, condividiamo spunti di riflessione. Non è facile fare musica o “arte” in genere nel 2012: le proposte in circolazione sono molte, capita di andare a sbattere contro dei muri, quando cerchi di aprirti strade, suonare dal vivo etc., ma quello che sicuramente mi rinfranca e stimola a proseguire è sia il supporto delle persone che mi sono vicine e mi sostengono, sia conoscere nuovi visi dopo un concerto, che magari acquistano il cd, esprimono il loro parere, si trovano a cantare e riflettere sulle parole scritte/cantate. Significa che qualcosa del messaggio è passato, e tanto basta per sentirsene orgogliosi e andare avanti.

 

P.I.- Sperimentare e ricercare nuove sonorità è fondamentale per un musicista. Come si sta evolvendo il tuo stile rispetto all’esordio?

 

D.V.- Sono partito da chitarre, pianoforti, registratori a bobina, rocknroll…e mi sono trovato in un mondo invece completamente plastico, quasi per niente polveroso, elettronico appunto. Mi sono addentrato con la comune curiosità che si ha davanti a qualcosa di nuovo, mai prima sperimentato. Già durante la realizzazione dell’album ho però sentito il bisogno di un feeling più umano, ad esempio eliminando molte parti “computerizzate” ed andandole a sostituire con sintetizzatori reali, con un approccio più analogico. Ora sento di voler proseguire verso una strada ancora più minimale, più diretta, magari lavorando maggiormente su pianoforti, chitarre, suoni naturali. Non eliminando del tutto la parte elettronica, ma dando ancora più peso alla componente “fisica” e sanguigna. Andare più vicino all’osso!

 

P.I.- Hai diviso il palco con artisti come Planet Funk, Fu Manchu, Frankie Hi Nrg e tanti altri. Che valore hanno aggiunto alla tua musica?

 

D.V.- Ovviamente aprire concerti di artisti conosciuti aiuta perché puoi esprimerti davanti ad un pubblico più vasto.

Oltre a ciò, ho notato che puoi prendere spunto da chi procede per la strada della musica da anni, ed è importante scoprire che dietro a tutto c’è sempre e comunque una persona, in alcuni casi ancora con il proprio carico di interessi e passioni: ad esempio ricordo di aver scambiato quattro chiacchiere con Frankie Hi Nrg a proposito di dischi in vinile, puntine da giradischi da utilizzare come microfoni, etc..O altri personaggi, come Ricky Bizzarro (Radiofiera) che ha dato poco festeggiato i suoi 50 anni, ed è ancora impegnato portare avanti la propria musica e le proprie idee, cercando di far vivere artisticamente un ambiente non facile come Treviso. Anche Tommaso Mantelli (Captain Mantell) dopo vari percorsi, positivi e non, continua la sua ricerca nei suoni, negli strumenti, nella creazione di nuovi progetti.

Questo è senz’altro un aspetto positivo: vedere che nonostante gli anni si possa rimanere integri ed affascinati, come un bambino che sfoglia il suo primo libro illustrato e passa con curiosità crescente al secondo, al terzo, al quarto. Ritengo questa “curiosità” un aspetto fondamentale per non fermarsi mai, ed in fondo per rimanere vivi, stimolati e stimolare coloro che ci sono vicino. E se incontri qualcuno di 50 anni a cui brillano gli occhi per questa energia, chi ne ha appena 30 non può che darsi da fare e continuare!

 

P.I.- “Visione cosmetica”, il tuo album, come è stato concepito?

 

D.V.-“Visione Cosmetica” è nato in un periodo di transizione, mentre si spegneva il progetto ‘You Wrong’ [band rockwave di cui facevo parte]: cominciavo ad avvertire una forte esigenza di narrare, comunicare in modo diretto, senza nascondermi dietro la “facilità” del cantato che può risultare se in Italia canti in inglese. Così ho iniziato a stendere le idee della “visione”, partendo dal “Personal Computer” come primo capitolo, per poi addentrarmi in questo nuovo –almeno per me- modo di esprimermi.

 

P.I.- Il singolo “Morire a metà” è stato selezionato nel contest “MTV New Generation”. Quali tematiche dell’umanità hanno colpito la tua creatività?

 

D.V.- Innanzitutto mi ha dato forza la “condivisione”, spesso difficile da portare avanti in questo tempo largamente individualista: essere a stretto contatto con persone con le quali puoi mettere in comunione parti di vita, confronti creativi ed idee è importantissimo. Ti aiuta ad osservare in maniera più ampia di come guarderesti solo coi tuoi occhi, ed è prezioso condividere i lavori in corso dei brani, delle grafiche o delle animazioni con i più intimi.Mi hanno colpito aspetti presi dal quotidiano, facendo autocritica al mio comportamento o guardando fuori, non come critica fine a se stessa: piuttosto mi piacerebbe fossero idee su come cercare di fare meglio. Dalla mancanza di tempo di cui ci lamentiamo, alla vita vissuta per metà, senza il coraggio di darsi al 100%, che ho cercato di raccontare in maniera ironica con il video del singolo, all’estetica sola, al poco valore dato alla meritocrazia; dai vizi che amplificano la nostra gabbia, alla spinta di cambiare ogni giorno la nostra esistenza senza limitarci a subirla.

 

P.I.- Il cantautorato e l’elettronica, due mondi apparentemente lontani si fondono per dare un’unica soluzione d’ascolto. Una tua riflessione.

 

D.V.- Spesso mi capita di guardare a De Andrè o Guccini, o alla figura di un menestrello medioevale: ritengo che possa cambiare la forma, ma la sostanza rimanga la medesima. Se nel 1960 era normale vedere un cantastorie armato di chitarra e voce, in questo momento può avere lo stesso sapore vedere un cantautore armato di sintetizzatore e voce. L’arpeggiare di una chitarra o l’arpeggiatore di un tappeto elettronico sono il tessuto sopra il quale scrivere, raccontare, cantare.

 

P.I.- Progetti e ambizioni per il futuro.

 

D.V.- La mia pentola è sempre (a volte troppo) sul fuoco! Tolte alcune idee per un capitolo successivo alla “Visione”, nel più immediato periodo vorrei darmi alla collaborazione aperta, e ci sono già alcuni spunti, compilation, singoli, video, nuove canzoni da creare ad hoc insieme ad amici…La strada è lunga, la noia non la conosco, e per chi vorrà restare con le orecchie dritte, un domani ci saranno novità!

 



intervista tratta da Periodico Mag di novembre:

https://www.periodicodaily.com/2012/10/29/il-numero-di-periodicomag-di-novembre/

la foto nell’articolo è di Francesca Barichello

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