La violenza di genere in una società aggressiva: una riflessione sugli avvenimenti di Viterbo

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L’homo sapiens è una specie aggressiva. Ma l’etimologia del verbo ‘aggredire’ è ben diversa dal significato che il verbo ha assunto negli anni. Aggredire deriva dal latino ‘ad gredior’ che letteralmente significa ‘andare verso’. Andare verso equivale a raggiungere, ottenere. Obiettivi, scopi, conquiste. L’homo sapiens ha nel suo DNA la predisposizione per l’autoconservazione e per la conservazione della specie, esattamente come gli altri animali, avendo tuttavia la consapevolezza di sé, che gli ha permesso di organizzarsi in collettività, per avere la meglio su tutte le specie.

…e se fosse andata così?

La società civile

Saltiamo di qualche milione di anni e ritroviamoci nella cosiddetta società civile, che si è data delle leggi, per mantenere la pace e la prosperità del maggior numero di individui possibile. Che fine ha fatto l’aggressività? E’ rimasta ora silente e punita, ora palese e incoraggiata, a seconda del periodo storico e della latitudine terrestre, ma sempre all’interno del codice genetico.

Il testosterone e l’aggressività

L’aggressività è veicolata dalla fisiologia: ad esempio il testosterone è un ormone che aumenta l’aggressività, non solo la potenza sessuale. Il genere maschile è più propenso alla lotta, a non tollerare le frustrazioni, all’esercizio fisico estremo, al rischio. Il genere femminile è mediatore, creativo, intuitivo. Certo le eccezioni ci sono sempre.

Poi c’è la storia: e la storia ci dice che il mondo è sempre stato patriarcale, forse per recuperare quel ‘mater certa est’ che è sempre stato il tarlo di ogni uomo. Tornando alla fisiologia l’uomo ‘penetra’, la donna ‘riceve’: anche nella penetrazione ritorna quel ‘ad gredior’ che spinge la specie alla riproduzione.

La violenza di genere  

Adesso veniamo al punto: la violenza di genere. Pur essendo sempre esistita, la violenza di genere è salita solo recentemente alle cronache come segno di inciviltà, di prevaricazione. L’emancipazione della donna e la liberazione della sessualità, hanno favorito l’autodeterminazione femminile e la possibilità di dire no e si. Ma questo è avvenuto in modo molto repentino, rispetto al cambiamento fisiologico. Sono anni ormai che l’essere umano mangia carni cotte e stracotte, tenere come il burro, ma stanno nascendo adesso i primi bambini senza i denti del giudizio. Sono anni che i bracconieri uccidono gli elefanti per le loro zanne, stanno nascendo adesso gli elefanti senza zanne. Il codice genetico cambia molto lentamente.

Recentemente uno studio ha dimostrato che la donna viene percepita dal cervello come un oggetto: dobbiamo pensare che ciò faccia comprendere le motivazioni della violenza di genere? Stiamo dicendo che è lecito essere violenti con gli oggetti perché non soffrono? Sbattere la racchetta a terra e romperla dopo una partita di tennis persa è giusto? Rompere una porta con un pugno per la rabbia è normale?

La violenza è violenza sempre

La violenza di genere è una porzione della ben più ampia categoria ‘violenza’: perché può essere più lecito sparare ad un uomo, lasciar annegare i migranti, rispetto a violentare una donna? Se la violenza è permessa tutto diventa permesso: il testosterone con cui violento una donna è lo stesso che mi fa sparare.

Lo sdoganamento della violenza genera violenza: non è che poi possiamo scegliere quale sia la più lecita. E’ violenza deridere i disabili, rubare, mentire, ammucchiare le mucche in allevamenti intensivi, è violenza abbandonare i cani in autostrada.

Il Ministro con il mitra espone il suo simbolo fallico pronto a violentare il mondo, salvo poi invocare la castrazione chimica per i due stupratori di Viterbo, che hanno concretizzato un messaggio di violenza che si respira ogni giorno. Allora castriamo anche i balordi che a Manduria hanno ucciso a pugni e calci un pensionato, castriamo quelli che hanno picchiato il rider indiano a Tor Bella Monaca.

La legge del più forte

Perché il testosterone è l’ormone dell’aggressività e se il messaggio è che l’aggressività non deve essere sublimata, ma agita, ogni cosa diventa possibile. E’ la legge del più forte, che fa tornare l’umanità indietro di milioni di anni, altro che Medioevo, quando lasciar morire il debole era una necessità per la sopravvivenza della specie.

Quando vige la legge del più forte tuo padre ti dice di cancellare il video, perché non c’è una coscienza, non c’è una giustizia, non c’è più la civiltà. Quando vige la legge del più forte non sono solo le donne a non esistere, tutto è reificato, non ci sono più valori, solo la necessità di dimostrare di essere più forte, che è l’unico valore percepito. Oltre: il vuoto.

La profondità del femminile

La legge del più forte è una condizione rifiutata dalle donne: le donne sono caritatevoli, empatiche e solo la necessità le spinge a volte a trasformarsi in uomini. Solo la logica della sopravvivenza le spinge a farsi la guerra tra loro. Le donne sono sempre vittime in un mondo dove la violenza prende il posto della ragione. Ed il loro potenziale creativo viene annullato. Per combattere la violenza di genere bisogna combattere tutte le violenze, tutelare le donne significa tutelare tutti, perché nelle donne c’è l’origine della vita.

Mi verrebbe da suggerire al Creatore: “la prossima volta che pensi di salvare il mondo, manda una donna… può darsi che vada meglio”.

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