La vera essenza di Warhol: a Napoli, la mostra dedicata al genio della Pop Art

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Andy Warhol sbarca a Napoli. Nella Basilica della Pietrasanta, per la precisione, sita in via dei Tribunali. La mostra si intitola: “La vera essenza di Warhol”, e resterà in piedi fino al 23 febbraio 2020. Le opere esposte sono 150, un vero e proprio excursus attraverso l’arte di Warhol. E Napoli è la cornice perfetta. Forse non molti sanno che il maestro della Pop Art amava la città di Napoli. La visitò diverse volte e donò quattro ritratti a Lucio Amelio, gallerista napoletano di cui fu gradito ospite.

Warhol non ha certo bisogno di presentazioni. Lui è quello che disse: «Nel futuro ognuno sarà famoso in tutto il mondo per quindici minuti.» Studiò arte pubblicitaria e, dopo la laurea, si trasferì a New York, dove lavorò per riviste del calibro di Vogue e Glamour. Quando era già un artista affermato, una radicale che frequentava la Factory di Warhol, tale Valerie Solanas, sparò all’artista. Warhol sopravvisse ma, da quel momento, limitò le apparizioni pubbliche.

Morì a soli cinquantotto anni. Un intervento alla cistifellea fece quel che Valerie Solanas non era riuscita. Le complicazioni che seguirono all’operazione chirurgica, decretarono la dipartita di uno degli artisti più influenti del XX secolo.

Dopo la morte, le quotazioni dei dipinti di Warhol salirono alle stelle, rendendolo il secondo artista più comprato e venduto al mondo dopo Pablo Picasso.

L’arte di Warhol era una provocazione ostentata. Lo stesso Warhol sosteneva che l’arte dovesse essere consumata come un qualsiasi altro prodotto commerciale. I prodotti di massa sono esempi di democrazia sociale. Io e te beviamo la stessa Coca-Cola che beve il presidente degli Stati Uniti, Johnny Depp o chiunque altro ti venga in mente.

Esempi di come Warhol abbia trasferito questo concetto arguto nelle proprie opere sono Campbell’s Soup Cans, realizzata nel 1962, e 3 Coke Bottles.

Warhol rivisitò anche opere del passato, come l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci ed opere di Piero della Francesca e Paolo Uccello. Ritrasse inoltre molti VIP dell’epoca, che si misero in fila per avere il proprio ritratto.

Ma il nostro Andy non era solo un pittore eccezionale. Nel 1963, Warhol compra una cinepresa e inizia a girare film minimali. Si tratta di azioni banali che si ripetono. In pratica si tratta di quadri in movimento. Il fine ultimo è quello di far riflettere e colpire lo spettatore, mentre questi osserva l’attore che dorme, mangia o fa qualcosa di altrettanto normale e banale.

Insomma, di materiale ne abbiamo in abbondanza. Per cui, se amate l’arte e volete ripercorrere questa rivoluzione chiamata Pop Art, cogliete l’occasione.

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