La triste fine di Luigi XVII, il Re bambino

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Luigi XVII, il Re bambino

Nella torre della fortezza del Tempio, a Parigi, un bambino stava lentamente spegnendosi di fame e di inedia, a dieci anni da poco compiuti. Era l’8 giugno del 1795, e quel bambino era Luigi Carlo di Borbone, recentemente investito del titolo di re Luigi XVII.

I primi anni e l’investitura a Delfino

Eppure, la vita di quella giovanissima creatura era iniziata sotto i migliori auspici. Luigi Carlo di Borbone nacque il 27 marzo 1785 a Versailles, terzogenito dell’allora re Luigi XVI e di sua moglie, la bellissima Maria Antonietta. Avendo quindi due fratelli maggiori, non era previsto che succedesse al trono del padre. Ma, proprio come accadde al padre, la Storia prese una piega diversa.

Il Delfino era allora Luigi Filippo, nato nel 1781, ma purtroppo affetto da una grave malattia, la tubercolosi ossea. Il piccolo visse a fatica per otto anni, soffrendo molto e sperimentando varie cure. Morì il 4 giugno del 1789, proprio nel giorno in cui si convocavano gli Stati Generali.

I genitori erano prostrati dal dolore, avendo anche perso due anni prima un’altra figlia, la piccola Sofia (vissuta appena due anni). Ma gli eventi storici e la Rivoluzione imminente fecero passare la morte del Delfino in sordina, tanto che Maria Antonietta commentò <<Ho appena perso mio figlio, e sembra che non importi a nessuno!>>

In seguito a questo tragico evento, come rientrava nell’ordine naturale delle cose Luigi Carlo prese il posto del fratello, venendo nominato Delfino. Ma non era nel suo destino diventare re.

L’inizio della Rivoluzione e l’arresto

I bambini reali dunque erano rimasti in due. Ma fuori dai cancelli dorati di Versailles infuriava una rivoluzione senza precedenti, e il 6 ottobre del 1789 il popolo inferocito assaliva la reggia.

Gli eventi precipitarono in fretta. Nel giro di due anni la famiglia reale era agli arresti: e il 10 agosto del 1792 finì in custodia al Tempio (circa un anno dopo la fallita fuga di Varennes). La detenzione fu un incubo, tra i maltrattamenti e gli abusi delle guardie incaricate di sorvegliarli.

Le false accuse e la prigionia

Tra il trasferimento al Tempio e il processo, con conseguente decapitazione, di Luigi XVI trascorsero pochi mesi. Rimasta vedova così il 21 gennaio 1793, Maria Antonietta investì il figlio di otto anni del titolo di Luigi XVII. Ma, come ben sappiamo, il bambino non avrebbe regnato mai.

Dopo la morte del padre, i rivoluzionari strapparono il piccolo Luigi anche dalle mani della madre, della sorella e della zia Elisabeth. Preparavano il processo contro Maria Antonietta: la trasferirono il 2 agosto 1793 alla Conciergerie, l’ultima tappa del suo viaggio.

Isolato da tutti, ebbero gioco facile a raggirare e plagiare il bambino. Con il fine ultimo di fomentare il popolo e ottenere una condanna certa, lo costrinsero ad ammettere le più orribili accuse. Il principe raccontò quindi che la madre e la zia lo avevano iniziato ai piaceri sessuali, e che con loro aveva attuato pratiche incestuose. Piegato dai maltrattamenti e dalle umiliazioni continue dei suoi carcerieri, Luigi era giunto al punto di credere lui stesso che simili infamie fossero vere. Tanto, da giurarlo di fronte alla sua stessa sorella e all’amata zia.

Sappiamo bene con quale offesa dignità Maria Antonietta rigettò queste terribili accuse, salendo poi sulla ghigliottina. Era il 16 ottobre 1793.

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Verso la fine

Eliminata dalla scena l’odiata austriaca, anche l’utilità del piccolo Luigi venne meno. I carcerieri che tanto abilmente erano riusciti a metterlo contro la sua stessa famiglia lasciarono la fortezza, e nessuno sapeva davvero cosa fare di lui. E infine, il 21 gennaio 1794 lo chiusero nella Torre del Tempio, una piccola e gelida stanza con poco più dell’indispensabile. Già malato e debilitato dalle sofferenze, Luigi non resistette che sei mesi. Nessuno si curava più di lui, ed egli, incapace di muoversi, contrasse la scabbia, a causa dei parassiti insinuatosi nella minuscola cella.

Fuori, Parigi viveva il Periodo del Terrore. Non c’era persona che osasse mostrare un cenno di pietà verso un bambino che stava morendo solo, privato della vita che aveva sempre conosciuto.

Infine, l’8 giugno del 1795 le sofferenze del giovanissimo principe ebbero fine. Ignaro della sorte della zia, decapitata il 10 maggio 1794, e della sorella, ancora detenuta, Luigi aveva dieci anni compiuti da due mesi.

La sepoltura e i falsi principi

Dopo la morte, i rivoluzionari gettarono il corpo del principe in una fossa comune, lontano dai genitori. Per molto tempo si pensò, come accadde anche per Anastasia Romanov, che il bambino fosse in realtà riuscito a fuggire. E diverse persone si fecero avanti, negli anni successivi, dichiarando di essere Luigi XVII di Francia.

Ma analisi più recenti fatte su quello che si pensava essere il cuore del piccolo, stabilirono senza ombra di dubbio la sua identità: e ritrovamenti di testimonianze successive portarono finalmente alla luce i suoi ultimi anni di vita. Oggi, quello stesso cuore è esposto in una teca di vetro a Saint Denis, dove riposano anche i resti mortali di Luigi XVI e Maria Antonietta.

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