La tradizione del Carnevale genovese attraverso i secoli

Come il capoluogo ligure ha festeggiato il Carnevale nelle varie epoche

0
494

Quando si parla di Carnevale a tutti viene subito alla mente quello di Venezia, di Viareggio e di qualche altra località italiana o estera resa famosa anche grazie a una pubblicità adeguata.

Non tutti sanno, però, che il Carnevale a Genova ha radici storiche antiche. Andiamo indietro addirittura al XIII secolo per assistere a manifestazioni chiassose e festaiole che coinvolgevano tutta la cittadinanza lungo le strade e le piazzette del centro storico.

Addirittura, si concedevano delazioni ai debitori proprio per consentire loro di partecipare alla grande festa con gioia e voglia di divertirsi.

Così, per le strade erano solite girare persone mascherate, avvolte in ampi mantelli con il cappuccio, oppure losche figure contro le quali nel 1442 fu addirittura emanata una grida contro “l’usanza dei mimi”, proprio perchè erano soliti lasciarsi andare a reati quali omicidi e stupri.

I numerosi falò accesi nelle varie zone della città costituivano sovente il fulcro attorno al quale si ballava la “Rionda”, tipica danza ritmata al suono del piffero.

Di importazione spagnola o orientale era invece un altro ballo, la “Moresca”, in cui i partecipanti, vestiti con abiti spagnoleggianti, si esibivano in appariscenti inchini alternati a coraggiose prove d’armi.

Non mancavano anche le danze dei pescatori, il “Perigodin”, per esempio, addirittura ritenuto di influenza provenzale e toscana.

Le autorità locali erano decise nel punire gli eccessi, quando si fossero manifestati in canzoni poco apprezzabili, infliggendo una multa di 10 ducati, per gli adulti, e diverse sculacciate per i bambini. Ma intervenivano anche contro comportamenti poco decorosi.

Così, tanto per fare un esempio, nel 1548 le autorità proibirono i lanci dai balconi delle uova piene di farina, di limoni e di pesci, che finivano inevitabilmente col trasformarsi in spazzatura lungo le strade.

Ma la bella tradizione dei “carrossezzi” si avviò dal ‘500 e fino al 1872, rappresentata da sontuosi carri che percorrevano le principali vie della città accompagnati dal lancio dei fiori da parte delle dame e da uova profumate, da parte dei signori.

Tra l’altro è proprio del ‘500 la nascita di una maschera tipica genovese, Capitan Spaventa, capitano sognatore, colto e raffinato, tratto dalla commedia dell’arte.

Nell’evoluzione della tradizione carnevalesca è da menzionare, a partire dal ‘700, la trasformazione di questi festeggiamenti dalla strade alle case nobiliari, per le famiglie più agiate.

Rimaniamo in questo periodo per assistere alla nascita di un’altra maschera tipica, O Scio Reginn-a, personaggio reale che si guadagnava da mangiare proponendo scene buffonesche.

D’altronde il popolo, in questo periodo, aveva preso l’abitudine di riunirsi dapprima attorno alle lanternette, lumi appesi alle pareti, e nell’800 nel grande Festone dei Giustiniani, una serie di serate all’insegna del divertimento, proprio godendosi le mascherate.

Venendo ai giorni nostri, il carnevale genovese viene festeggiato in maniera meno sontuosa, ma non è insolito assistere, soprattutto nelle vie del centro storico, a sfilate di figuranti organizzate, e altri eventi, tutti incentrati sulla voglia di divertirsi, celati dietro una maschera.

Commenti