La strana storia dei cani di Chernobyl

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cani di Chernobyl

La strana storia dei cani abbandonati di Chernobyl: Una vicenda che è venuta alla luce solo recentemente.

Nel 1986 a fare le spese del disastro nucleare avvenuto a Pripyat, cittadina a venti chilometri da Chernobyl in Ucraina, non furono solo gli esseri umani. Quando venne organizzata l’evacuazione della città agli abitanti fu ordinato di portare solo lo stretto necessario. Gli venne inoltre intimato di lasciare gli animali domestici nelle loro abitazioni. Come si sa nessuno fece mai ritorno alle proprie case, e all’esercito fu imposto di abbattere tutti gli animali, i quali furono seppelliti nel territorio confinato per evitare la contaminazione. Ma non tutti i cani di Chernobyl furono catturati e uccisi o curati come era stato chiesto.

Qualche animale sfuggì a questa carneficina e oggi, a trent’anni di distanza, la zona di esclusione, la più esposta a radiazioni, un’area di 2.600 chilometri tra Ucraina e Bielorussia che resterà contaminata per i prossimi 24mila anni, è il rifugio di una colonia canina di circa 300 cani. I cani abbandonati di Chernobyl, si sono adattati per sopravvivere diventando più resistenti alle radiazioni.

Oggi i loro discendenti abitano quelle zone in condizioni avverse e molto precarie, non hanno cibo né acqua e devono sopportare le rigide temperature degli inverni ucraini. Inoltre, sono costantemente a rischio contaminazione radioattiva. La durata media della vita dei cani di Chernobyl è stimata intorno ai 5 o 6 anni, per loro Lucas Hixon ha lasciato la sua carriera di ricercatore per fondare Clean Futures Fund, un’organizzazione non governativa che si occupa del censimento, la sterilizzazione, l’assistenza e la cura dei cani che vivono nella zona.

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Oltre ai cani ci sono molti altri esemplari che vivono nella zona di alienazione: lupi, cinghiali, uccelli e volpi rosse hanno colonizzato la zona, ma non sono confinati il che rappresenta un reale pericolo ancora piuttosto ignorato. In questo modo gli animali possono portare radiazioni e mutazioni fuori dalla zona di esclusione alimentando la contaminazione delle aree adiacenti. Ai visitatori viene consigliato di non avvicinarsi agli animali poiché non si può sapere dove sono stati e potrebbero trasportare polvere radioattiva ma è in questo quadro che si inserisce la strana storia dei cani abbandonati di Chernobyl.

I cani hanno instaurato un profondo rapporto con le guardie del posto che gli hanno dato anche dei nomi. I custodi li nutrono e offrono loro rifugio, rimuovono zecche e iniettano farmaci contro la rabbia e i cani in cambio li accompagnano nella ronda e abbaiano se ci sono intrusi. Jonathon Turnbull, dottorando in geografia presso l’Università di Cambridge, l’ha scoperto e ha pensato di indagare su questa speciale relazione. Turnbull ha chiesto alle guardie di scattare delle fotografie per documentare la vita quotidiana dei cani di Chernobyl in questo spazio ibrido a metà tra il selvatico e l’addomesticamento, che ha poi pubblicato insieme alle testimonianze dei custodi.

Quello che è emerso è un rapporto di fiducia, amicizia e speranza, che alcuni interpretano come il simbolo di come la vita continui con ostinata naturalezza, anche nelle avversità di un mondo post-apocalittico. È un affetto assoluto e simbiotico che in un contesto così surreale ricorda ancora una volta al mondo l’indissolubile legame tra l’uomo e il suo migliore amico a quattro zampe.

Fonte: Meteo Giornale