La Strage di Via D’Amelio. 19 Luglio 1992

Paolo Borsellino e la bellezza del fresco profumo di libertà

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La Strage di Via d'Amelio

La Strage di Via D’Amelio, la morte di Paolo Borsellino e la fine di una lotta straordinaria

La Strage di Via D’Amelio, un boato fragoroso, polvere, dolore, tristezza. Alla morte di Borsellino, altra vittima dell’imbarbarimento mafioso, accorate, preoccupate e dolorose le parole di Antonino Caponnetto:«è finito tutto, non fatemi dire altro, è finito tutto». Prima del mese di Luglio del 1992, il 23 Maggio cosa nostra fece saltare in aria Giovanni Falcone. Paolo Borsellino, arrabbiato e indescrivibilmente dispiaciuto per la perdita del suo amico e collega, fu conscio che da lì a poco la morte avrebbe preso anche lui.

La storia di Paolo Borsellino. Uomo, umano e magistrato

Paolo nacque a Palermo nel 1940, a soli 23 anni vinse il concorso e quindi diventò il magistrato più giovane d’Italia. Gli anni 80 furono anni difficilissimi per la Sicilia e in particolare per Palermo: presero il sopravvento i corleonesi di Riina, duri e sanguinari. Proprio in quegli anni si costituì il “Pool Antimafia“, un gruppo di lavoro di magistrati guidati da Rocco Chinnici, Capo Ufficio Istruzione. Questi magistrati furono autentici servi della giustizia, angeli terrestri ed eroi perchè seppero semplicemente tenere fede alla loro missione: combattere la corruzione, difendere la giustizia e salvaguardare la bellissima Sicilia e l’Italia intera. Tra questi magistrati presenti anche Falcone e Borsellino che con Chinnici ricoprirono dei ruoli primari e fondamentali. Falcone e Borsellino ebbero delle qualità superiori, che nessun altro mai ebbe: grande intelligenza, grandissima memoria e grande capacità di lavoro.

I magistrati del Pool vennero giudicati male anche da alcuni del Palazzo di Giustizia; molti altri uomini di giustizia infatti guardarono a Chinnici, Borsellino e Falcone con fastidio, superficialità e a volte con scherno. Per tutti questi uomini fu impossibile parlare di “lotta alla mafia” perchè essa fu sempre considerata un’organizzazione segreta, occulta, impenetrabile. Fu proprio grazie al lavoro del Pool che cosa nostra non sembrò più occulta e impenetrabile; il pool iniziò a colpire le parti delicate, quelle più importanti dell’associazione mafiosa. Cosa nostra non restò inerte di fronte agli attacchi della giustizia ma iniziò a rispondere e nell’unico modo che conosceva: spargimento di sangue, dolore, terrore, morte.

Il 30 Aprile 1982 Cosa Nostra uccise Pio La Torre, uomo che dedicò la sua vita alla lotta alla mafia. Il 3 Settembre 1982 fu ucciso, sempre da mani mafiose, il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa. Il 29 Luglio 1983 fu barbaramente ucciso il Capo Ufficio Istruzione, fautore e ideatore del pool, giudice dolce e integerrimo Rocco Chinnici. Quando Chinnici fu ucciso subito il CSM si adoperò per nominare il nuovo Consigliere Istruttore; la scelta cadde su Antonino Caponnetto, scelta giusta e apprezzatissima, soprattutto da Falcone e Borsellino. Alla carneficina dei primi anni 80 seguì un ulteriore e importante evento: la decisione di Buscetta di collaborare con la giustizia. Le testimonianze e le rivelazioni dell’ex “boss dei due mondi” furono decisive per un importante progetto di Falcone e di Borsellino: il Maxi Processo. Il 10 Febbraio 1986 iniziò il processo alla mafia più imponente della storia. Ventidue mesi di udienze in cui furono processati 475 persone e in cui si susseguirono numerose scoperte relative a cosa nostra: fu svelato il segretissimo vertice decisionale della mafia, la Cupola. La Corte diede ragione, in modo inequivocabile, alla linea investigativa di Falcone e Borsellino e quando il Maxi Processo si concluse, il 16 Dicembre 1987, furono decretati 19 ergastoli e circa 2665 anni di carcere. Dal processo inoltre spiccò l’acume e l’infallibilità dei due magistrati.

L’elezione di Meli a Capo Ufficio Istruzione, la morte del “pool” e la morte di Falcone e Borsellino

Antonino Caponnetto per problemi legati alla salute fu costretto a lasciare il posto di Capo d’Ufficio Istruzione. Il CSM nominò Meli nuovo Capo d’Ufficio; la scelta non fu condivisa, soprattutto da Borsellino il quale riteneva in modo fermo e convinto che il vero e degno successore alla dirigenza dell’Ufficio doveva essere Falcone e all’elezione di Meli non mancarono le parole di Paolo: «tutto quello che riguardava cosa nostra passava sulla scrivania di Falcone e su quella di tre o quattro giudici. Adesso il consigliere Antonino Meli dopo un tira e molla di qualche mese è diventato titolare dello stralcio. Al posto di Meli si doveva nominare Falcone per garantire la continuità al’Ufficio. Ora le indagini si disperdono e cosa nostra riesce a riorganizzarsi come prima e più di prima». Il 23 Maggio 1992 la notizia che tutti aspettavano e che nessuno voleva sentire: la strage di Capaci e la morte di Falcone. Quando Giovanni Falcone morì, Paolo Borsellino iniziò a scomparire, gli occhi sempre tristi, svuotato, arrabbiato e sì, anche indifeso perchè Falcone era una sorta di sicurezza, di appoggio, di scudo per Paolo. Tuttavia Borsellino continuò a lavorare instancabilmente, per la Sicilia e per Giovanni.

La strage di Via d’Amelio

Paolo Borsellino apparse in pubblico, per l’ultima volta, il 25 Giugno 1992. Fu alla Biblioteca Comunale di Palermo e da quella manifestazione un’immagine bellissima: il popolo di Palermo che abbracciò Paolo in un applauso affettuoso, l’applauso di un popolo che riversò le speranze su Paolo. Purtroppo il popolo siculo dovette fare a meno di un altro grande uomo perchè il 19 Luglio 1992 Paolo Borsellino perse la vita nella strage di Via D’Amelio. Il magistrato e la sua scorta furono uccisi dal tritolo esplosivo e tra l’assordante rumore della bomba l’addio ad un uomo valoroso e ad un magistrato esemplare.

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