La strage di Orlando nel 2016, colpita al cuore la comunità LGBT

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Manifestazione per le vittime della strage del Pulse di Orlando

La comunità LGBT, si sa, ha vissuto molti momenti difficili nel corso della sua storia. Purtroppo questo è accaduto anche in tempi recenti, e oggi per la precisione parliamo di una data di quattro anni fa: il 12 giugno 2016 aveva luogo la strage di Orlando.

La notte della strage

Partiamo dalla notizia così come i media la divulgarono al tempo. Era la notte tra l’11 e il 12 giugno 2016, una serata come tante al Pulse di Orlando, un locale per omosessuali. Ma in pochi istanti questa serata tranquilla si trasformò in un incubo: un uomo armato fece irruzione all’interno, sparando all’impazzata contro i circa trecento avventori. Il numero totale di morti sarebbe poi stato di quarantanove, più cinquantatré feriti.

Ma non era finita. Dopo la sparatoria l’attentatore, identificato poi con il ventinovenne Omar Mateen, si asserragliò all’interno del locale con una trentina di ostaggi. L’epilogo fu tragico, come spesso capita in questi casi: dopo un paio d’ore di trattative, Mateen morì ucciso dagli agenti accorsi sul posto.


Strage di Orlando: le parole dei sopravvissuti


Le ipotesi

In certe circostanze si tendono a fare molte teorie sui motivi che spingono una persona ad un simile gesto. Così fu anche in questo caso, insieme ad un atroce sospetto: cioè che la strage al Pulse fosse solo parte di un piano più vasto. Infatti, negli stessi giorni a Santa Monica, in California, un ventenne era stato arrestato mentre si dirigeva al Gay Pride di Los Angeles, con armi e munizioni d’assalto. Ma non venne mai dimostrato che i due eventi fossero collegati, e fin dai primi momenti ci fu il dubbio sui motivi dell’agguato.

Due opzioni: omofobia o terrorismo?

Quanto al killer, Omar Mateen era un cittadino americano figlio di immigrati afgani. Secondo il padre, intervistato dalla NBC, Mateen si era infuriato dopo aver visto un bacio fra due uomini. Secondo altre fonti, invece, l’attentatore avrebbe telefonato al 911 prima di fare irruzione nel locale, dichiarandosi un membro dell’ISIS. Pare inoltre che negli anni precedenti l’uomo fosse stato oggetto di indagini da parte dell’antiterrorismo, ma senza riscontri.

Le reazioni e le conseguenze

Naturalmente, un evento di questa portata non poteva non portare a diverse reazioni. Le prime furono quelle, contrapposte, dell’allora presidente Barack Obama e di Donald Trump, che chiedeva a gran voce le sue dimissioni. In tutto il mondo commozione e cordoglio, bandiere a mezz’asta e solidarietà più o meno globale. Anche il mondo della musica fece sentire la sua voce: in particolare evidenziamo il contributo della cantante Sia, da sempre vicina alla comunità LGBT. Ad ottobre del 2016 infatti l’artista fece uscire, in collaborazione con il rapper Kendrick Lamar, una canzone dal titolo The Greatest. Nel video, oltre alla sua giovanissima musa Maddie Ziegler in lacrime di trucco arcobaleno, comparivano esattamente quarantanove ballerini, il numero delle vittime. Ballerini che sul finale giacevano a terra, colpiti da scariche di proiettili.

https://www.youtube.com/watch?v=GKSRyLdjsPA

Ad oggi, la strage di Orlando è una delle più sanguinose mai avvenute sul suolo americano. E alla fine, che sia stata figlia dell’odio o di un’instabilità mentale, poco conta di fronte alla perdita di quarantanove vite umane. Una ferita ancora aperta per la comunità LGBT, e per l’umanità intera.

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