La storia di Cesare Battisti si snoda nel periodo degli Anni di Piombo in Italia. A partire al 12 dicembre 1969, con lo scoppio di una bomba alla sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana a Milano, fino agli anni Ottanta, l’Italia fu teatro di attentati e stragi compiuti da gruppi eversivi di destra e di sinistra.

In questo scenario di alta tensione politica fece la sua comparsa Cesare Battisti.

Nato a Cisterna di Latina il 18 dicembre del 1954 da una famiglia di operai vicina agli ideali del comunismo, abbandonò gli studi e si iscrisse al PCI nel 1971.

Gli anni dell’adolescenza furono segnati da un comportamento che lo mise diverse volte nei guai con la giustizia fino ad arrivare alla detenzione. Proprio nel corso di una sua permanenza in carcere, nel 1977, conobbe Arrigo Cavallino, ideologo dei Proletari Armati per il Comunismo, PAC.

Si trasferì a Milano dove con altri membri del PAC prese parte a diverse altre azioni criminali che videro messi in atto, oltre alle rapine, quattro omicidi.

La prima vittima di omicidio fu Antonio Santoro, il 6 giugno del 1978 fu freddato da un colpo di arma da fuoco, maresciallo della Polizia Penitenziaria, accusato dal PAC di maltrattamento ai danni dei detenuti.

Il 16 febbraio 1979 ebbero luogo gli omicidi di Pierluigi Torregiani e Lino Sabbadin. Entrambi gli omicidi furono rivendicati dai Nuclei Comunisti per la guerriglia proletaria e Battisti fu condannato come co-ideatore e co-organizzatore del primo e complice del secondo, rivestendo il ruolo di copertura armata per l’esecutore materiale, Diego Giacomin.

Andrea Campagna, agente della DIGOS, fu ucciso nell’aprile del 1979. L’omicidio venne rivendicato immediatamente dal PAC.

Sempre nel 1979 Cesare Battisti fu arrestato con l’accusa di possesso di armi da fuoco e banda armata. Due anni dopo riuscì ad evadere dal carcere di Frosinone rifugiandosi prima a Parigi e poi in Messico, dove rimase fino al 1990. Proprio in quell’anno arrivarono le condanne in contumacia ai due ergastoli.

Tornò in Francia e, grazie alla Dottrina Mitterrand, evitò l’estradizione iniziando una carriera di scrittore e saggista.

La Dottrina Mitterrand, così denominata in riferimento al presidente francese Francois Mitterrand, fu adottata dal consiglio dei ministri francese il 10 novembre 1982. Il presidente francese si opponeva ad alcuni aspetti della legislazione antiterrorismo approvata in Italia durante gli Anni di Piombo che prevedeva l’istituzione del ruolo del pentito simile al crown witness inglese, in cui persone accusate di un crimine possono testimoniare per lo Stato ricevendo una riduzione di pena. La Dottrina Mitterrand è stata de facto abrogata nel 2002 sotto il governo del presidente Chirac con l’estradizione di Paolo Persichetti. Nel 2003 il Consiglio di Stato francese ha dichiarato la Dottrina Mitterrand priva di effetti giuridici concedendo l’estradizione di Cesare Battisti.

Quando fu dato il via libera all’estradizione Battisti era però già fuggito in Brasile. Nel 2007 fu arrestato per il suo ingresso illegale nel paese e nel 2009 ottenne lo status di rifugiato politico, poi revocato. Nel 2011 venne scarcerato e ottenne il sostegno dell’allora presidente Lula che si oppose alla richiesta di estradizione avanzata dall’Italia.

Anche il successore di Lula, Roussef, mantenne la posizione di negare l’estradizione ma con il governo di Bolsonaro, vincitore delle elezioni del 2018, le cose sono cambiate. Scatta così il mandato d’arresto e si avviano le pratiche per l’estradizione ma Cesare Battisti è nuovamente latitante, probabilmente già lontano dal Brasile.

Le accuse contro Cesare Battisti sono state tutte avanzate dall’ex PAC Pietro Mutti, divenuto collaboratore di giustizia. Alcuni dei reati commessi da Battisti sono caduti in prescrizione e la medesima sorte spetta alle condanne per concorso in omicidio ai danni del Torregiani e di Sabbadin. Per gli ergastoli non è però prevista la caduta in prescrizione e se il latitante dovesse far ritorno in Italia trascorrerebbe il resto della sua vita in carcere.

Negli anni della sua permanenza in Francia, come riportato, Cesare Battisti si è dedicato all’attività di scrittura producendo numerosi testi, molti dei quali non sono disponibili in lingua italiana. La letteratura si rivela ancora una volta come un potente strumento di comunicazione, testimone dell’intima verità di un individuo che attraverso la scrittura manifesta il suo io proiettando altre versioni di sé. Le controverse questioni politiche e legali che hanno conferito unicità alla vita di Battisti emergono dai sui lavori di scrittore portando l’opinione pubblica ad ammettere l’impossibilità di definire una persona con un solo termine. Non solo un terrorista, non solo un latitante ne un letterato, una molteplicità di aspetti a caratterizzarlo, tanti quante le vicissitudini che hanno costellato la sua esistenza.

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