La spia del vicino: la delazione, tra falso allarme e reale problema

Parte il primo caso di delazione a Vinovo. C'è la spia del vicino, ma è un falso allarme.

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La prima denuncia del vicino di casa mette in evidenza, tra falsi allarmi e reali problemi, la delicata situazione che stiamo vivendo. Dopo le ulteriori restrizioni messe in campo dal governo, questa presunta delazione, anche se si rivela una fake news svela le contraddizioni di molte norme. Regole che stanno producendo le invitabili conflittualità tra cittadini, che si vedono privati delle loro libertà. Questa volta è accaduto nella città di Vinovo, in provincia di Torino, dove un cittadino anonimo, ha chiamato i carabinieri segnalando che si stava svolgendo una festa senza le relative precauzioni. Non si è trattato di una festa in un abitazione privata, come molti giornali avevano riportato, ma di “una festa in un locale di un centro commerciale”, come il comandante della stazione dei Carabinieri ha spiegato alla nostra Redazione.

La spia del vicino- primo caso di delazione

“Nel locale era tutto in regola, le persone erano sedute con tanto di mascherina. La situazione si presta molto a creare confusione e agitazione, tra i locali che non hanno a disposizione tavoli e quelli che li hanno”, spiega il comandante. La situazione è una chiara strumentalizzazione, ma ci fa riflettere di molte difficoltà legate al settore della ristorazione e dei bar.

La delazione a Pontinia

A Pontinia, città vicino a Latina, la delazione dei vicini ha mandato i carabinieri ad una festa di matrimonio dove gli 82 invitati erano in numero superiore rispetto a quello stabilito dal Dcpm. E così i militari hanno multato tutti ed ora sequestrano anche la villa. Forse era il caso di sposarsi in un teatro, visto che solo lì, al momento si possono recare al massimo 200 persone. Sempre secondo le ultime disposizioni del Dpcm. “Le contraddizioni di queste norme dovrebbero portare verso una rivisitazione della capienza al 15%, commenta il neo governatore delle Marche Francesco Acquaroli.

Come raggirano i dpcm

Le disposizioni previste nei dpcm hanno al loro interno molte interpretazioni, sfumature e non mancano chiare ed evidenti contraddizioni. Come quella relativa alla chiusura dei locali alle ore 24. Qualche giorno fa un titolare di un locale ha chiuso la serranda a mezzanotte per riaprirla 15 minuti dopo. Un espediente che la legge per ora permette, creando malumori generalizzati. “A Roma c’è già chi è riuscito a raggirare la stretta anti-movida”, commenta con un post il leader di FdI Giorgia Meloni. “Si tratta di minimarket, gestiti da extracomunitari, che se ne fregano dei regolamenti, perchè riescono non pagare tasse e multe con il gioco del continuo cambio di società“. Il governo dovrebbe approvare la nostra proposta, così vediamo se gli passa la voglia di fare i furbi”.

Come fanno le forze dell’Ordine a lavorare in questo grande caos?

Essere oggi su strada e intervenire non è affatto semplice, dichiara Massimiliano d’Eramo, segretario del Sap (Sindacato autonomo di Polizia) di Ascoli Piceno. Ci troviamo a lavorare in regole non sempre certe ed interpretative. A malincuore devo ammettere che non sempre siamo in grado di far rispettare tutto e tutti. Gli assembramenti sono piuttosto inevitabili. Ed anche se metti il massimo dell’impegno, poco dopo che hai ripristinato l’ordine, di fatto ritorna tutto come o peggio di prima“.

Molti sono superficiali e non pensano che possa capitare pure a loro stessi di essere infettati come pure di infettare. Cosa che di fatto poi le statistiche smentiscono. Non sono un medico, ma credo che dovremmo condividere con questo mostro. Un virus che ricordiamo non conosciamo, ma soprattutto vediamo“. Alla fine quanto suggerito e poi smentito dal Ministro Speranza è avvenuto per davvero. E la delazione porta a scontrarci ulteriormente tra di noi. Di male in peggio. Come le tutele, sempre meno.

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