La sonda Messenger: una sonda spaziale!

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la sonda messenger

Il 3 Agosto 2004 viene lanciata in orbita, da Cape Canaverel (Florida), la sonda della nuova missione NASA, Messenger. La missione è quella di studiare Mercurio, il pianeta più vicino al Sole. Parte quindi, alla volta di Mercurio, 35 anni dopo la sonda precendentemente lanciata dalla Nasa: la Mariner 10. Il lancio, previsto il giorno prima, viene rimandato all’ultimo minuto dalla tempesta tropicale “Alex”.


Il 31 luglio 1976 la Nasa mostra le strabilianti foto del Volto su Marte


Il messaggero degli Dei

Il nome della sonda, Messenger, viene attribuito alla mitologia romana, dove Mercurio, era considerato il “Messaggero degli dei”. Non una missione semplice, quella della Nasa. La difficoltà principale consiste nel richiede di contrastare l’incremento nella forza attrattiva durante la discesa nel pozzo gravitazionale solare. Messenger, riesce comunque, grazie a varie manovre, i propulsori e l’effetto fly-by ad avvicinarsi come non era mai stato fatto prima.

Entra nell’orbita di Mercurio soltanto nel 2011, quindi 7 anni dopo il suo lancio. Raccoglie più di 250000 foto prima di schiantarsi definitivamente il 30 Aprile 2015 ad una velocità di circa 14 mila chilometri orari, non prima di lanciare un twitter di saluti e ringraziamenti.

Scoperte scientifiche e curiosità

Durante la sua missione, Messenger conferma quella che sembrava essere soltanto una teoria: la presenza di acqua sotto forma di stato solido. Smentisce invece la teoria precendente che riguarda la temperatura sul pianeta. Alcuni scienziati ipotizzavano infatti che si fossero toccate temperature di quasi 9500 gradi centigradi. Messenger scopre invece la presenza di metalli che non sarebbero esisisti se ci fossero state quelle temperature e afferma che la temperatura attuale è di circa 427 gradi centigradi.

Ma la scoperta principale riguarda la presenza di un campo magnetico dipolare, già rivelato dalla Mariner 10, esattamente come la Terra, seppure in percentuali esigue. Il mistero, l’enigma, è la provenienza di questo campo magentico che non deriva dal fulcro, bensì dal Polo Nord.

Questo mistero darà molto lavoro agli scienziati ancora per diversi anni e affascina senza dubbio tutti gli appassionati. Piccole scoperte, non troppo piccole. In un mondo ancora sconosciuto e sconfinato, l’Universo.