La solitudine è davvero il male assoluto? Per qualcuno no

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Siamo sempre stati abituati a pensare che la solitudine sia una cosa da rifuggire completamente. Ma non per tutti è così: per qualcuno, può essere anzi una salvezza.

Perché la solitudine può essere benefica?

Lo scrittore buddista Steven Batchelor sostiene che la solitudine possa produrre una funzione positiva. “Può fornire il tempo e lo spazio per sviluppare la calma interiore e l’autonomia necessarie per impegnarsi in modo efficace e creativo con il mondo. Momenti di tranquilla contemplazione, davanti a un’opera d’arte o osservando il respiro, ti permettono di ripensare a cosa è la tua vita e riflettere su ciò che conta di più per te” dichiara nel suo L’arte della solitudine.


Meglio soli che male accompagnati gli animali che amano la solitudine


Trovare spazio per la solitudine

È ovvio che, con le nostre giornate invase da media e social, trovare spazio per la solitudine appare sempre più difficile. È quanto sostiene Pamela Paul nel suo libro 100 cose che abbiamo perso su Internet, uscito quest’anno. La tecnologia però non è solamente il male, come ben sappiamo: per certi versi ha anzi facilitato le nostre vite, ad esempio per quanto riguarda la velocità delle notizie. Ciò non toglie, però, che Internet ci sottragga molto tempo che non potremo più riavere indietro.

Civiltà ed empatia sono morte?

Diamo ora un’occhiata ad una recensione pubblicata sulla Kirkus Review, una rivista letteraria statunitense. “Dalle lettere scritte a mano ai momenti tranquilli e non occupati, dalla scrittura in corsivo alle vacanze, dai bibliotecari scolastici ai giornali, dai mix-tape alla nozione di chiusura. Tutto ciò che pensavamo eterno è stranamente diventato antiquato, oppure è andato per sempre” si legge. Oltre a questo, i social stanno cambiando il nostro modo di essere: la civiltà, l’empatia e la verità sembrano in netta picchiata.

Modi di essere alternativi

Il libro di Pamela Paul introduce un importante messaggio centrale: non siamo burattini nelle mani di qualcun altro, ma possiamo, anzi, dobbiamo fare delle scelte. Non siamo obbligati ad utilizzare qualsiasi tecnologia a disposizione: possiamo comunque fare ciò che eravamo soliti fare prima di Internet. Questo non può valere naturalmente per i più giovani, cresciuti in questo mondo digitale: per loro sarà quindi importante scoprire nuovi modi di essere alternativi.

La solitudine da diverse voci

Il poeta William Wordsworth, poeta vissuto tra il 1770 e il 1850, equiparava la solitudine alla beatitudine. “Perché spesso quando sul mio divano giaccio in uno stato d’animo vacuo o pensoso, essi balenano su quell’occhio interiore che è la beatitudine della solitudine; e poi il mio cuore si riempie di piacere, e balla con i narcisi” scriveva.

Le parole di Michel Montaigne

L’avvocato e funzionario francese Michel de Montaigne, vissuto tra il 1533 e il 1592, si era invece ritirato nella sua biblioteca per esplorare quanto di davvero importante c’era nella vita. Tra i suoi scritti si legge “Bisogna riprendere l’anima e ritrarla in sé stessa; questa è la vera solitudine, che si può godere in mezzo alle città e alle corti dei re”.

Uno stile di vita

Tornando a Steven Batchelor, nella sua opera sottolinea che “la solitudine non è una fuga momentanea, ma una pratica, uno stile di vita”. Spiega che non si intraprende per diventare creativi o intelligenti, ma per sentirsi completi senza desideri. A tal proposito cita Buddha, che ripensando alla sua vita scoprì che la sua prima esperienza di solitudine era una premonizione di ciò che sarebbe accaduto.

La filosofia di Buddha

“Una volta, mentre mio padre… era al lavoro, ero seduto all’ombra fresca di un melo rosa. Non turbato da desideri sensuali o da idee malsane, sono entrato e mi sono soffermato nella prima meditazione, che è accompagnata dal pensiero e dalla riflessione, dall’estasi e dal benessere nati dalla solitudine. Potrebbe essere questo il modo?” è il pensiero in oggetto. Infine, secondo l’autrice americana Natalie Goldberg, la quiete è la strada per la felicità. “Non fai la felicità. La ricevi. È come una falda freatica sotto terra. Disponibile per tutti ma possiamo solo toccarlo, farlo scorrere attraverso di noi, con la nostra immobilità” afferma.