La situazione della scuola fra dubbi e paure

Nell'Italia divisa in zone, la situazione della scuola continua a far discutere.

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La situazione della scuola

Inutile negare che il clima attuale in Italia e nel mondo, non sia dei più sereni. Le regole da seguire ormai le conosciamo tutti: distanziamento sociale, corretto uso dei dispositivi di protezione individuale e particolare attenzione all’igiene. Vi è un’incognita però, sulla quale non è ancora stata fatta pienamente chiarezza, ed è la situazione della scuola. Diversi esperti sostengono che tutto sia perfettamente sotto controllo. Altri, altrettanto autorevoli, parlano della situazione della scuola in toni ben più allarmanti. Ma qual è la verità?

La situazione della scuola è davvero pericolosa?

Il motto della seconda ondata di Covid-19 in Italia è uno: equilibrio. Equilibrio, principalmente, tra tutela della salute e attenzione all’economia del Paese. Ma anche tra indispensabili restrizioni e vita, il più possibile, normale. Il mantenimento di una quotidianità normale e familiare passa, inevitabilmente, dalla scuola. E della scuola si è fatto un gran parlare negli ultimi mesi. Studenti, insegnanti e genitori si sono uniti nella protesta contro nuove chiusure. Il Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina è stata chiara in merito: la scuola non chiuderà.

Tuttavia, la divisione dell’Italia in zone ha portato alla temporanea chiusura delle classi dalla seconda media in poi. Non tanto a causa di ciò che succede all’interno della scuola, quanto per i rischi che comporta il percorso per raggiungerla. I mezzi pubblici, non sempre adeguatamente controllati, rischiano di trasformarsi in veri e propri focolai. E dentro le scuole, invece? Per rispondere a questa domanda, ci siamo rivolti a chi la scuola la vive in prima persona, giorno dopo giorno. Studenti, genitori e insegnati spesso hanno punti di vista diversi sull’argomento, ma una cosa li accomuna tutti: la sensazione di non essere adeguatamente tutelati.

Tra disattenzione e scorrettezze

La prima cosa che salta all’occhio a chiunque abbia un figlio in età scolare, sono gli assembramenti all’entrata e all’uscita da scuola. La maggior parte dei ragazzi, consapevoli della situazione che stiamo vivendo, si sforza di seguire le regole come può. Ma i genitori, abituati da molti più anni ad un modo di vivere completamente diverso da quello attuale, non rinunciano a riunirsi per chiacchierare, discutere di compiti e di lezioni. Tra i genitori, non mancano i negazionisti, rigorosamente senza mascherina, e che malvolentieri accettano di farla indossare ai propri figli.

L’ “insopportabile” mascherina

Bambini e ragazzi, infatti, sono tenuti a indossare la mascherina chirurgica per l’intera durata delle lezioni, vale a dire per 5 o 6 ore. Sebbene questo dispositivo possa rivelarsi un po’ fastidioso per alcuni, si tratta di una precauzione indispensabile. Non tutti i genitori, però, sono d’accordo, e insistono affinché gli insegnanti concedano ai propri pargoli di togliere, o almeno abbassare, la mascherina durante le lunghe ore trascorse in classe. A questa regola sacrosanta se ne aggiungono altre di dubbia utilità, imposte personalmente dagli insegnanti. Come per esempio, il divieto di usare i servizi igienici più di una volta al giorno. Il che può rivelarsi particolarmente arduo, specialmente per i giovanissimi.

Il banco scambiato

Un ragazzino di seconda media ci racconta, non senza una certa preoccupazione, di essere stato scambiato di posto dalla docente con un compagno che, in quel momento, manifestava sintomi quali un forte raffreddore e qualche linea di febbre. Banco e sedia non sono stati opportunamente sanificati prima dello scambio, ed il ragazzino ha trascorso il resto della giornata tentando di toccarli il meno possibile. La mamma del bambino ricorda come, quel giorno, suo figlio sia rientrato da scuola visibilmente spaventato. Ma non è questo il fatto più grave.

I positivi fantasma

Ciò che rende innegabilmente pericolosa la situazione della scuola è il fatto che gli eventuali positivi, spesso e volentieri, non comunicano la propria condizione. E, se lo fanno, sono i presidi e gli insegnanti a tacere l’accaduto, per timore di nuove chiusure. Ne consegue che genitori positivi continuano ad accompagnare i figli a scuola, come se nulla fosse. I ragazzi sospetti positivi continuano a frequentare le lezioni mentre attendono l’esito del tampone, un periodo di tempo in cui il contagio può estendersi a macchia d’olio. Se, poi, lo studente risulta positivo, il resto della classe continua a recarsi a scuola, senza sottoporsi a ulteriori controlli, nel silenzio generale. E, se è vero che i giovani hanno meno possibilità di sviluppare sintomi gravi, lo stesso non può dirsi dei genitori e dei nonni che li aspettano a casa.

La testimonianza sulla situazione a scuola

Una mamma ci racconta di come la preside della scuola frequentata dal proprio figlio abbia occultato per mesi la presenza di positivi all’interno dell’istituto. Altre ci confidano invece di come gli insegnanti abbiano intimato ai loro figli, in quarantena perché positivi, di non dire niente ai compagni di classe. Forse, nel tentativo di non diffondere il panico. Ma con il risultato di non permettere ai genitori degli alunni rimanenti di proteggere se stessi e la propria famiglia in modo adeguato.

Educazione parentale

Un modo per sottrarsi a questo apparente caos, in effetti, ci sarebbe, ed è l’educazione parentale. È possibile, infatti, ritirare il proprio figlio dalla scuola per istruirlo in casa, a patto di essere in grado di dimostrare di possedere le competenze adatte per farlo. I genitori più spaventati, magari perché soggetti a rischio, sono dunque teoricamente liberi di non mandare a scuola i propri figli, con tutto quel che ne consegue sul piano psicologico e sociale. Se poi sia giusto essere costretti ad accettare tali conseguenze a causa della noncuranza di alcuni, del deliberato menefreghismo di altri, e, in generale, di un sistema che non regge, è tutta un’altra storia.

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