La sindrome di Polle e la genitorialità pericolosa

Le sfumature della mente umana non finiscono mai di stupire

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sindrome di polle

Esistono sfumature dell’essenza umana dalla doppia faccia. Lati che a prima vista sembrerebbero innocui. Anzi, del tutto positivi. Tanto da trasformarsi in oggetti di enfatizzazione. Poi, nel momento in cui li si osserva da una prospettiva diversa, ecco che emergono nei inaspettati. Per quanto quest’ultimi non possano considerarsi una costante, è necessario studiarli da vicino. La sindrome di Polle mette alla luce circostanze a dir poco inquietanti.

Che cos’è la sindrome di Polle?

Al fine di rispondere a questa domanda, è indispensabile fare un passo indietro. Pochi giorni addietro, abbiamo parlato della sindrome di Münchhausen. L’articolo inerente a questa patologia, lo troverete in fondo a questo paragrafo. Tuttavia, cerchiamo di ricordare in breve che cosa comporta questa malattia. I soggetti che ne sono affetti possiedono la tendenza a mentire sul proprio stato di salute. O meglio, a riportare al proprio medico una serie di sintomi che sono in realtà fittizi. In genere questi/e pazienti accettano addirittura di sottoporsi ad analisi indagatorie, magari perfino invasive. Esiste una forma di questa sindrome che prende questo atteggiamento e lo trasferisce su qualcun altro. In genere, su un soggetto più indifeso. Nella maggior parte dei casi su un/a figlio/a. Su un animale domestico. O comunque, su un qualcuno di cui abbiamo cura. La sindrome di Polle delinea esattamente questo scenario.


La Sindrome di Münchhausen è davvero così “creepy”?


Uno sguardo più ravvicinato

Prendersi cura di un essere vivente è un compito dalle infinite sfaccettature. Più ingenuamente, troviamo quelle rosee. Quelle romantiche. Le quali vedono nel curare qualcuno una vera e propria forma d’amore. Sono molte le persone che considerano l’accudimento come una sorta di ragione di vita. Fino a considerare tale gesto più semplice e più utile del aver riguardo di se stessi/e. La sindrome di Polle, anche conosciuta come sindrome di Münchhausen per procura, racchiude in sé molti lati di questo aspetto umano. La sindrome di Münchhausen prende il nome dal barone di Münchhausen. Ancora oggi ricordato per le sue storie enfatiche ed esagerate. Polle, suo figlio, è rimembrato per essere scomparso in circostanze misteriose. Facciamo un salto temporale. È il 1977. Il pediatra Roy Meadow raccoglie una serie di comportamenti insoliti da parte dei/delle suoi/sue pazienti. O meglio, da chi ne fa le veci. Sarà proprio quest’uomo a donare per la prima volta un nome a questi aspetti patologici. “Situazione in cui i genitori, o inventando sintomi e segni che i propri figli non hanno, o procurando loro sintomi e disturbi (per esempio somministrando sostanze dannose), li espongono ad una serie di accertamenti, esami, interventi che finiscono per danneggiarli o addirittura ucciderli“. Sono queste le parole con cui Roy Meadow descrive una sindrome appena venuta alla luce. La sindrome di Polle.

Un paradosso chiamato vita

In genere, quando si pensa alla genitorialità affiorano alla mente termini di natura affettiva. Eppure, quest’ultimi non possono considerarsi una costante. Non sempre la famiglia è quel luogo nel quale padroneggiano amore e cura. La sindrome di Polle descrive un comportamento ad alto rischio. E, purtroppo, per nulla raro. Qualcuno potrebbe confondere questi atteggiamenti patologici con un’esagerata apprensione. La realtà è tuttavia ben diversa. Chi soffre di questa malattia presenta un quadro psichico fragile. Sovente influenzato da uno o più traumi mai elaborati e superati. Ed è proprio questa la chiave di lettura della sindrome di Polle. Tenere a mente che si ha a che fare con persone sofferenti. Le quali, comunque, sono influenzate dalla società nella quale sono immerse. Una società nella quale genitorialità è sinonimo di felicità. Non è raro che nel momento in cui la vita perde di valore, la mente vada incontro a ragionamenti contrastanti. Uno di questi consiste nel trovare un’ancora di salvezza nella procreazione.

Il circostante perde di consistenza. I colori si sfumano divenendo sempre più offuscati. Si percepisce la propria esistenza come inappropriata. Come se il mondo che ci ha accolti/e d’un tratto non fosse più appropriato. La vita, quella degna di essere vissuta, svanisce. Eppure, s’intravede la luce nel donare all’universo una nuova esistenza. La quale, idealmente, farà risplendere la nostra essenza come non mai. La realtà è però ben diversa. Il romanticismo non fa parte dell’esistenza. Sono gli esseri umani a percepirlo e a proiettarlo nel circostante.

Una delega per la vita

Nel momento in cui si prende in considerazione l’idea di procreare, ci si dovrebbe ritenere un porto sicuro. Uno scoglio. Il quale, per quante onde possano irrompere su di sé, continua a resistere. Il punto è che non sempre è così. L’idea di mettere al mondo un/a bambino/a è talmente idealizzata, da porre in un angolo cieco i ragionamenti da cui dovrebbe essere costellata. Per non parlare della tossicità delle pressioni sociali. Troppo spesso si fa coincidere il raggiungimento dell’età adulta col diventare madre o padre. Dovremmo piuttosto cominciare a vedere le cose da una prospettiva differente. Dalla parte della libera scelta che dovrebbe costituire soprattutto le decisioni importanti. La felicità non è che una proiezione della nostra psiche. La troviamo in ciò che più troviamo più in armonia col nostro fluire. Ciò nonostante, è fondamentale comprendere che non è delegando la nostra serenità a un essere indifeso, che scopriremo il significato della parola vita. Nel momento in cui una persona mentalmente fragile diventa genitore o genitrice, può accadere che la psiche reagisca in maniera inaspettata.

Prevenire la sindrome di Polle si può e si deve

Le ferite dei traumi, talvolta, stillano sangue in maniera più potente. L’inconsistenza dell’esistenza può prendere la meglio. Si è studiato che in nessun caso di sindrome di Polle si riscontra un’assenza di un quado psicologico instabile. E le conseguenze sui bambini e delle bambine vittime possono dirsi devastanti. Talvolta perfino fatali. Una delle sfumature più inquietanti di questa patologia, sta nel peggiorare appositamente la salute di un soggetto fragile. Non sono pochi i casi in cui si arriva a usare sostanze nocive o a ferire pericolosamente la persona oppressa. Facendo passare per casuale uno stato di salute malsano. Non è chiaro di come si possa uscire dalla sindrome di Polle. La quale prevede di frequente un ricorso alla giustizia. Ciò che possiamo affermare con certezza è che la prevenzione fa la differenza. Mai sottovalutare lo stato psichico di una persona. Ed è di vitale importanza riflettere sul significato della vita nella sua interezza. Dividendo romanticismo e razionalità. Poiché solo scovando un equilibrio tra ragione e sentimenti si può salvare l’esistenza nella sua purezza.