Con l’arrivo dell’estate aumenta la voglia di vacanza e di viaggiare; ormai il turismo di massa fa parte della nostra cultura e non è più relegato a un preciso periodo dell’anno, ci si può concedere una breve vacanza anche in bassa stagione, in inverno, ma l’estate resta sicuramente la stagione più amata dai vacanzieri.

Il turismo è un veicolo insostituibile di conoscenza; è una fonte di sviluppo positivo, la chiave per aiutare altri settori, come ad esempio la cultura e l’agricoltura. Si, ma quale tipo…di turismo? Tutti hanno diritto a viaggiare, spostarsi, conoscere e divertirsi, ma che il turismo abbia qualche effetto collaterale lo si è notato da tempo, e in molti sostengono la tesi del Turismo Responsabile. Si è a conoscenza che il turismo può, nei vari paesi, creare dei fenomeni di sfruttamento, il problema però è che, alle volte, pare che gli sfruttati siano i turisti stessi, cioè noi. La mutazione che sta avvenendo nel turismo odierno va di pari passo con le dinamiche economiche-cultural-politiche dell’intera società del pianeta, dove i cittadini vengono trasformati in semplici consumatori. Ovviamente tutti i cittadini sono anche consumatori e sono dotati di consapevolezza, autonomia e spirito critico. Un turista-consumatore, invece, è una massa inerte, priva di spinta ideologica e quest’ultima è una cosa essenziale per un turista: significa avere una meta, una curiosità, un minimo di conoscenza e cultura, avere sensibilità nei confronti del luogo e delle persone che visita e, infine, avere una certa autonomia.

Oggi giorno ci sono quantità industriali di turisti manovrati da agenzie multinazionali che non sanno dove vanno e perché, seguono il conformismo dettato da una moda o da un depliant; passano da un luogo all’altro inseguendo luoghi comuni. Si trovano davanti a monumenti storici straordinari, ma sembrano non emozionarsi, troppo impegnati a farsi miliardi di selfie per poi ritrovarsi i cellulari con diecimila foto tutte mostruosamente uguali ed inutili. Si arriva così a sentir parlare di episodi di “turisti maleducati” che lasciano le spiagge sporche della loro immondizia, di sindaci costretti a mettere divieti e multe per salvaguardare la bellezza e l’integrità dei loro luoghi. Di “turisti invadenti” che vengono urtati malamente da una guardia di Backingham Palace durante il cambio di guardia perché volevano farsi una foto e si erano messi sulla sua traiettoria; oppure di Menir antichi di migliaia di anni sfregiati da turiste creative che cercavano di evocare fantasmi di guerrieri mitologici (Scozia). Ma l’elenco potrebbe andare avanti ed essere infinito.

Quello che si potrebbe fare per prevenire questi episodi poco rispettosi, sarebbe salvaguardare il nostro capitale turistico, divulgare la coscienza turistica, la conoscenza e riappropriarsi della propria dignità intellettuale di turista. Invece di scattarsi selfie da poter immediatamente pubblicare sui social per poi andarsene subito, alle volte sarebbe più bello visitare un luogo assaporandolo, ammirandolo ed emozionandosi davanti alla sua bellezza eterna.

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