Una speranza che sembra essere ormai distrutta, svanita con la stessa velocità che era stata creata.

“La scuola di gomme” (chiamata così proprio perché è stata costruita riciclando i vari gommoni) era un sogno che sembra aver preso forma, un sogno e un futuro per vari bambini.

Assemblando sabbia e fango, riciclando 2.200 gommoni, era stata messa in piedi quell’edificio che loro chiamavano “scuola”. Realizzata dalla ONG italiana vento di terra nel 2009 situata nel Khan al Ahmar (Palestina),  ha visto accogliere diversi bambini e ragazzi che di speranza ormai ne avevano già persa da tempo.

In quella scuola molti hanno investito per poter veder finalmente realizzare un futuro per quei bambini, il cui unico peccato era di essere nati nel posto e nel momento sbagliato.

Sono 150 i bambini che hanno iniziato il loro percorso in questa scuola, un percorso che però non sembra avere una fine per molti.

Così si è pronunciata la corte di giustizia israeliana che ha emesso la sentenza di demolirla. La scuola di gomme, insieme ad altre capanne e recinti improvvisati (abitazioni di molte persone) saranno demolite.

Così hanno stabilito i giudici, che hanno giustificato il loro operato affermando che tutto era stato costruito senza i permessi necessari. Ma come potevano, costruire un edificio, o una scuola, se la potenza occupante – ovvero Israele- si era egli stessa rifiutata di creare un piano generale per la costruzione?

Ma la verità tanto amara è che una vera e proprio spiegazione all’operato di Israele non esiste. Tutto questo meriterebbe un’azione di protesta, un vero e proprio intervento, ma probabilmente chiedere un aiuto, in questo mondo di malati, dove l’egoismo è il centro dell’universo, è chiedere troppo.

Ricordiamo solo, che la scuola di gomme, era una scuola di formazione per dei bambini che di speranza e di vita non ne hanno mai capito il significato. Diciamo così addio a quella scuola che ben presto verrà distrutta, insieme al futuro di quei bambini.

Addio scuola di gomme, ti ricordereremo così: un piccolo paradiso per chi vive l’inferno ogni giorno.

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