L’arresto di Karola Rackete è stato annullato la scorsa notte dal Gip di Agrigento Alessandra Vella. La capitana della Sea Watch 3 è tornata in libertà a pochi giorni dal suo arrivo sulle coste siciliane.

L’ordinanza di scarcerazione

Il giudice per le indagini preliminari non ha ravvisato nella condotta di Karola alcunché di criminale né gli estremi per convalidare la detenzione della stessa in seguito all’interrogatorio. Nell’ordinanza di tredici pagine sulla richiesta di convalida delle misure cautelari è stata annullata la decisione presa in un primo momento e Karola ha così potuto lasciare intorno alle 22 di ieri la città di Agrigento, dove dovrà comunque ritornare nei prossimi giorni per un secondo interrogatorio.

Le motivazioni

La decisione contraria alla conferma degli arresti domiciliari, a cui la rappresentante dell’ONG olandese era stata sottoposta negli ultimi tre giorni, ed il divieto di dimora nella provincia di Agrigento, è stata motivata dal fatto che l’atto di resistenza al divieto d’attracco ordinato dalla Guardia di Finanza, relativamente al divieto di attracco, è stato determinato da superiori ragioni umanitarie che hanno rappresentato, continua il giudice, il semplice “adempimento del dovere” da parte dell’imputata nel salvare vite umane. In merito alla scelta delle coste siciliane come termine della propria navigazione, nelle motivazioni si legge come queste rappresentassero l’unico porto raggiungibile, non potendo quelli di Libia e Tunisia essere considerati ugualmente sicuri.

Lo scontro con la motovedetta

Infine, per quanto riguarda l’accusa di aver speronato la motovedetta della Guardia di Finanza, in sede di interrogatorio sarebbero emersi da una parte alcune incaute manovre da parte delle forze dell’ordine in banchina e dall’altra la non volontà di recare danno alla piccola imbarcazione da parte di Karola, come confermato tra gli altri da Fratoianni e Delrio, intervistati in serata su la7, in quanto testimoni degli eventi. I due parlamentari hanno sottolineato, soprattutto, che la nave stesse già avvicinandosi al porto a motori spenti sfruttando inerzia e deriva e che la manovra è durata circa un’ora, tempo più che sufficiente alla Guardia di Finanza per mettere la propria imbarcazione ed il proprio equipaggio in sicurezza. Secondo i due rappresentanti dell’opposizione la presenza della GdF non poteva rappresentare un deterrente contro l’ingresso della ONG nel territorio italiano essendo questa già in porto, ossia già, tecnicamente, in Italia.

Matteo Salvini

La reazione di Salvini

La reazione alla decisione presa dei magistrati da parte del Ministro dell’Interno Salvini non si è fatta attendere. Durante la diretta sulla sua pagina Facebook, il leader della Lega ha solo marginalmente attaccato Karola Rackete, bersaglio costante dei suoi attacchi nei giorni precedenti l’arrivo in porto, ed ha indirizzato le sue invettive principalmente contro la magistratura, accusandola di consentire “che venga violata la legge” e “che si possa resistere ad una nave da guerra italiana”.

Il Decreto Sicurezza Bis e la Legge del mare

Le critiche di Salvini, tuttavia, a voler leggere le motivazioni del Gip e a voler rispettare l’indipendenza e le decisioni della magistratura, avrebbero trovato anticipatamente una replica puntuale. Alessandra Vella ricorda, infatti, che la motovedetta della Guardia di Finanza, non può essere considerata una nave da guerra non trovandosi, al momento del (lieve) impatto con la Sea Watch 3, in acque internazionali, ma all’interno del porto di Lampedusa e che quindi l’urto non può essere considerato un atto criminale o “bellico”, ma tutt’al più un involontario errore di manovra. Anche per quanto riguarda il mancato rispetto della legge, nello specifico del Decreto Sicurezza Bis, anche in questo caso Karola non può essere ritenuta colpevole avendo ella rispettato il diritto del mare e i trattati internazionali che tutelano la vita dei naufraghi, norme queste ultime che sono sovraordinate alle leggi nazionali ed il cui rispetto precede quello dovuto alle norme italiane. In sostanza in Gip ha ricordato al Ministro degli Interni che la legge può essere violata qualora da questa violazione dipenda la possibilità di salvare una vita umana.

Il decreto di espulsione

Questo, probabilmente, rappresenta per Salvini (e per molti suoi sostenitori) un ragionamento troppo elevato e profondo assieme per poter essere assimilato e compreso, tanto che solo semplificando, secondo il Ministro, se ne può facilitare la comprensione. Semplificando tale principio, però, lo si può facilmente manipolare e questo è quanto riesce meglio, in molti casi al leader della Lega. Per rendere più semplice questo fondamento del diritto, ad esempio, basta togliere dalla frase “ha violato la legge per salvare vite umane”, la finale, così da dare maggiore rilievo alla principale e trasmettere solo quel messaggio e poter così anche giustificare, come in un sillogismo quasi perfetto, da un lato l’appellativo calunnioso di “criminale” nei confronti della Rackete, dall’altro l’immediata richiesta di espulsione, che sempre tramite Facebook, il ministro ha fatto pervenire al prefetto, che non ha tardato a sottoscrivere l’ordine.

Il commento dei legali

Infatti, pochi minuti dopo la scarcerazione la richiesta di allontanamento dall’Italia dell’imputata è stata firmata dal rappresentante provinciale del Ministero. Anche tale decisione, tuttavia, è stata al momento sospesa dalla Procura di Agrigento in quanto l’imputata, per “esigenze di giustizia” dovrà comparire nuovamente di fronte ai magistrati nei prossimi giorni. I legali della Sea Watch Alessandro Gamberini Leonardo Marino e Salvatore Tesoriero, continueranno nelle prossime settimane, infatti, a difendere Karola Rackete e sottolineano, commentando le dichiarazioni di Salvini di questi giorni e di queste ore, come la magistratura italiana abbia semplicemente ribadito “il primato del diritto rispetto a quello della forza”.

Il messaggio è il mezzo

Per il leader della Lega, che non ha mai disdegnato di utilizzare motti fascisti a supporto della propria politica, come quando, citando, disse “molti nemici molto onore”, qualunque tipo di reazione, favorevole o contraria che sia, rappresenta per lui nuova linfa e fonte di rinnovato consenso. Se McLuhan il secolo scorso, parlando dei media, poteva che “il mezzo è il messaggio”, la propaganda di Salvini dimostra come “il messaggio sia il mezzo” per rafforzare la propria posizione di potere. La strategia comunicativa, più che politica del Ministro, è semplicemente quella di indirizzare il dibattito di oppositori e sostenitori, al fine di conservare la propria centralità nella discussione ed il proprio ruolo, sempre più autoritario nella vita del paese.

Nicola Zingaretti

Le reazioni di Di Maio e Zingaretti

Alle dure critiche e alle minacce indirizzate alla magistratura, con toni che neanche Berlusconi aveva mai usato durante il suo ventennio di governo, tutto fa eco e risonanza. Di Maio, l’alleato di governo di Salvini, non riesce e probabilmente neanche vuole distaccarsi dalla deriva autoritaria che il leghista sta imponendo alla vita politica del paese e subito ci ha tenuto a dichiarare “sorprendente” la decisione della magistratura, augurandosi, la prossima volta, la confisca dell’imbarcazione come deterrente per chi intenda operare ulteriori “azioni criminali”, come il salvataggio in mare di naufraghi. Mai, negli anni passati, l’esecutivo aveva indicato alla magistratura, quasi ad ordinarlo, quali fossero le opportune decisioni da prendere, come ha provato ad evidenziare anche il Segretario del PD, Nicola Zingaretti, che ha ricordato al Governo, ed in particolar modo a Salvini, come l’ordinanza sostenga altro da quanto la propaganda dell’esecutivo va sostenendo e di come la magistratura abbia solo ribadito il primato della Legge, a differenza del leader della Lega che “ha emesso la sentenza prima ancora che venga celebrato il processo”.

I bersagli di Salvini

Le posizioni del PD erano già state criticate dal Ministro dell’Interno già nei giorni scorsi quando alcuni rappresentanti del Partito democratico ed altri parlamentari dell’opposizione erano saliti a bordo dell’imbarcazione dell’ONG per accertarsi delle condizioni di salute dei migranti e per parlare con la capitana. Già allora Salvini aveva dichiarato di non voler prendere lezioni da chi appoggia dei criminali e degli scafisti, come oggi non prende lezioni dalla magistratura che vuol decidere delle sorti dello Stato senza aver ricevuto nessun mandato dal popolo italiano attraverso le elezioni, così come non vuol prendere lezioni dalla Francia la quale attraverso il portavoce del governo Sibeth Ndiyaye ha dichiarato che “l’Italia non è un paese indegno” ma “il comportamento di Salvini non è accettabile”. Anche lei, che pur non aveva chiesto la scarcerazione di Karola, non volendo intervenire nell’amministrazione della giustizia di un paese sovrano, ha ricordato che “se le leggi del mare si possono applicare, allora si devono applicare”. Anche per lei non sono mancate le dure parole di Salvini che ha sottolineato come la Francia “prima di dare lezioni all’Italia in fatto di accoglienza farebbe bene ad aprire i propri porti”.

Le reazioni dell’opinione pubblica

Bisogna riflettere attentamente su quanto sta succedendo. Tutto, in questo momento, può essere fagocitato da un partito che è passato in poco meno di un anno dal 17 a quasi il 40% dei consensi. È davvero difficile riuscire a trovare in questo momento, una strategia difensiva contro la pericolosa deriva il nostro paese sta prendendo. Alcuni pescatori lampedusani che avevano il 3 ottobre 2017 provato a salvare alcune decine di persone dal naufragio che fece 368 morti e 20 dispersi, intervistati oggi, condannano l’operato di Karola Rackete e si dicono d’accordo con le disumane dichiarazioni di Salvini. Secondo alcuni sondaggi, il 10% degli elettori di sinistra appoggiano le posizioni del Ministro dell’Interno. Pochi minuti dopo la scarcerazione della “capitana”, sotto le finestre del suo appartamento alcuni contestatori hanno continuato ad insultarla e minacciarla come avvenuto al porto pochi minuti dopo l’attracco nei giorni scorsi senza che, in questo caso, nessuno sia intervenuto per condannare tali azioni. Sempre nella notte di ieri, in una Ferrara da poche settimane amministrata dalla Lega, una città medaglia d’oro della Resistenza (ma anche nascostamente una delle più “nere” nei primi anni del fascismo), la macchina di un turista tedesco è stata vandalizzata e deturpata con le scritte “torna in Germania” e “Karola tr***”.

Le reazioni positive

Le reazioni positive alla scarcerazione della ragazza tedesca non sono mancate. I social network hanno celebrato in vario modo entusiastico la decisione della magistratura, alcuni hanno fatto dell’ironia sulla diretta Facebook di Salvini, altri lo hanno attaccato, molti hanno ignorato o, forse, sottovalutato, l’immediata contromisura del Ministero che ha chiesto l’espulsione (che ricordiamolo non è ancora operativa), ma queste reazioni sembrano diventare sempre più tenui, più evanescenti nella loro consistenza, sempre più facilmente manipolabili dalla controparte e dai sostenitori indottrinati di questa.

Gli errori del governo in Europa

Anche le osservazioni di Zingaretti sul Governo e sui suoi fallimenti, spesso relegate in fondo ad un qualche articolo a commento di quanto sostenuto di Salvini o le critiche di Fratoianni, Orfini e altri che vengono sempre più spesso intervistati non per esprimere la loro posizione, ma per fornire un’opinione su quanto dichiarato dal leader della Lega, rischiano di diventare irrilevanti, fonte di disturbo o appiglio per la sempre più monotona ed efficace tiritera di chi dirà che “il PD sta dalla parte degli immigrati e trascura gli italiani”, “difende l’Europa ed i privilegiati e non parla mai degli operai”. Il segretario del PD ha sottolineato il fallimento del governo in Europa dove l’ostracismo del nostro governo nei confronti di Timmermans ha portato la più intransigente Von Der Leyen (anche lei tedesca come Karola) alla Presidenza della Commissione e Christine Lagarde alla guida della BCE, facendo prevedere tempi difficili per un’Italia sempre più isolata su posizioni antieuropeiste e soprattutto antifrancesi ed antitedesche. Zingaretti ha anche ricordato il rischio che venga avviata una procedura d’infrazione nei confronti del nostro paese aggravando le condizioni economiche degli italiani.

Lo stallo culturale del paese

Per quanto sia giusto fare queste osservazioni è difficile capire quanto queste possano frenare la crescita del peso politico del “capitano”. La lobotomia generale a cui è stato sottoposto il paese con le televisioni di Berlusconi prima, l’”uno vale uno” dei 5S poi e con la criminalizzazione degli altri per nascondere l’incapacità di risolvere i problemi “dei nostri”, funzionale alla crescita del consenso per alcuni, hanno portato il paese ad uno stallo culturale, ad una paralisi del pensiero che non sembra mostrare alternative o soluzioni alle sfide del presente, che tanto ricordano scenari passati.

Una proposta per superare l’impasse

In questa contrapposizione tra “noi” e “loro”, tra magistratura ed esecutivo, tra persone impegnate nel soccorso e promotori dell’odio e della disumanità, per l’ennesima volta, non ho che da avanzare una proposta e confessare una speranza. La proposta riguarda una maggiore attenzione da parte dei mezzi d’informazione alle opposizioni al governo attuale, dai gruppi impegnati nel sociale, da quelli legati alla Chiesa ai vari centri sociali impegnati nell’accoglienza e spesso ingiustamente criminalizzati, ai partiti politici di sinistra o di estrazione culturale altra dalla destra (attuale) che contestano attivamente le politiche dell’esecutivo e dedicano il loro tempo e le loro energie per migliorare le condizioni della nostra comunità nazionale.

“Noi”, “loro” ed i “suoi”: una speranza

La speranza, infine, tra questa continua battaglia tra “noi” e “loro” che è oramai il motore principale del dibattito e dell’agenda politica è quella, sostenuta anche da altri, che siano i “suoi” a frenare le manie di grandezza di Salvini. Oggi, stando alle parole di Conte, si dovrebbe decidere dell’autonomia di Veneto e Lombardia ed i cittadini di queste due regioni, così come i loro governatori, desiderano che la separazione tra “noi” e gli “altri” venga attuata quanto prima anche nel loro caso, che gli vengano concesse le prerogative decisionali per ottenere le quali nel 2017 è stato indetto un doppio referendum che ha coinvolto la quasi totalità di quello che rappresenta il più importante bacino di voti della Lega. Se la comunicazione di Salvini negli ultimi giorni è riuscita a spostare l’attenzione del pubblico, a livello nazionale, dai “migranti invasori” alla “capitana criminale” all’“indegna magistratura rossa e complice dei delinquenti”, non altrettanto è riuscita a fare per quelle due regioni che da due anni aspettano che venga concesso loro quanto richiesto col voto e che il governo insieme ai 5S sembra aver reso più difficile da ottenere. La speranza è che il principio del “molti nemici, molto onore” si estenda e diventi “riflessivo”, erodendo, chi lo sostiene, dall’interno. La strada dell’illusione che quei “molti” diventino tutti (siano essi proletari o uomini di buona volontà”) si uniscano e vincano contro quell’uno, che è oggi germe del male, sembra oggi, sfortunatamente, poco percorribile.

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