La ricchezza italiana è nelle mani di pochi

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Ancora pochi i giovani ricchi

In Italia la ricchezza è in mano a pochi. E la propensione a investire è bassa. Un circolo poco virtuoso che non è favorevole per la creazione di posti di lavoro.

Mentre l’Istat ha recentemente pubblicato un rapporto sulla povertà delle famiglie in Italia, la società di consulenza Boston Consulting Group ha elaborato il rapporto “Global Wealth 2017: Transforming the Client Experience”. Sotto la lente l’altra faccia della medaglia, la ricchezza. E vengono fuori dati e informazioni interessanti per l’Italia.

In Italia sono solo 307 mila le famiglie che detengono la ricchezza. Appena l’1,2% della popolazione detiene il 20,9% della ricchezza nazionale secondo il rapporto. Secondo una proiezione sempre contenuta nel rapporto, nel 2021 le famiglie ricche andranno a rappresentare l’1,6% della popolazione. Una proiezione che cambia di poco lo stato di fatto. Insomma il fenomeno della concentrazione della ricchezza si sta accentuando anche in Italia e ci stiamo allineando al trend mondiale.

Rispetto alla media globale il dato italiano è peculiare, poichè a livello internazionale  l’1% delle famiglie detengono il 45% della ricchezza mondiale. Ciò sta a significare che la ricchezza finanziaria in Italia ha subito una battuta d’arresto generata non tanto dalla mancata creazione di nuova ricchezza, quanto piuttosto dalla tendenza negativa di investimenti azionari e obbligazionari.

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La ricchezza italiana concentrata nelle mani di pochi

Un altro dato significativo è nel fatto che la crescita delle ricchezze o per meglio dire la concentrazione  è nelle mani dei giovani. Questo anche grazie a investimenti in imprese start up nei settori della tecnologia avanzata. In Italia no. Nel bel paese la liquidità si concentra nelle mani dei più anziani che mostrano anche una scarsa propensione all’investimento. E questo dato fa il paio con quanto detto precedentemente e cioè il trend negativo di azioni e obbligazioni che notoriamente, in particolare le prime, contengono in sè una certa dose di rischio. Un rischio che le generazioni più mature non vogliono correre, preferendo titoli del debito pubblico o lasciando i risparmi in forma pressoché liquida. Generando un circolo poco virtuoso perchè le banche non hanno grandi possibilità di prestare denaro a chi vuole fare investimenti e non si creano posti di lavoro.