La psicologia delle emergenze

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Oggi parleremo di Psicologia delle emergenze grazie all’intervista rilasciatami gentilmente dalla Dottoressa Alessia Donati che è psicologa psicoterapeuta individuale e di gruppo ad indirizzo umanistico gestaltico. Esperta in psicologia dell’emergenza e della cura attraverso anche il protocollo emdr. Lavora come psicologa dell’emergenza in Valle d’Aosta Formatrice per differenti enti pubblici e privati nel settore emergenziale.

Ho deciso di richiedere questa intervista come diretta interessata in quanto io stessa come migliaia di altre persone negli ultimi anni sono reduce da un’esperienza molto traumatica che è quella in cui un terremoto ha distrutto quasi completamente la mia città, sottraendomi lavoro, abitudini, vita, ricordi, serenità, sicurezza e quanto altro un evento di questo genere possa togliere ad una vita umana. Trovo che sia molto nobile che esistano professionisti che si occupano di dare un servizio di appoggio psicologico in casi di emergenza grave perchè per quanto possa essere determinante salvare il corpo, una volta salvato, ciò che spesso non ci permette di andare avanti o di reagire è proprio la mente.

Ma passiamo all’intervista molto interessante rilasciatami da una professionista che non solo lavora nel campo, ma che ha subìto lei stessa un’evento come quello di un terremoto e più precisamente nella città dell’Aquila. Ovviamente non farò domande personali ma solo attinenti al tema che si vuole trattare.

Francesca Luisi: Salve Dottoressa, può parlarci della Psicologia delle emergenze?

Dottoressa Donati: Ma certamente. Si tratta di una branca specifica della psicologia che prevede il supporto alle persone colpite da situazioni traumatiche che possono capitare nella vita. Questi eventi traumatici possono interessare una famiglia, ad esempio un incidente stradale, una morte improvvisa ecc… Oppure possono interessare una intera comunità e questo accade quando una popolazione è colpita da una catastrofe come un terremoto, un’alluvione ecc…

Lo psicologo dell’emergenza interviene proprio in tali situazioni, avendo una formazione specifica per intervenire professionalmente per il supporto alle persone coinvolte. In alcune regioni di Italia sono strutturati servizi di psicologia dell’emergenza che supportano le famiglie negli eventi traumatici che purtroppo possono colpire chiunque; Ci sono associazioni specifiche, anche in collaborazione con la Protezione Civile, che intervengono sulla popolazione di alcune città, ad esempio L’Aquila, Amatrice o altre città o cittadine che hanno vissuto una catastrofe naturale come il terremoto.

Francesca Luisi: Come nasce questo tipo di intervento?

Dottoressa Donati: Sino a qualche tempo fa l’intervento sulla popolazione colpita da catastrofe era molto medicalizzato, da un modello prevalentemente centrato sul trauma ci si è orientati ad un modello prevalentemente centrato sulle funzioni adattative ed evolutive degli individui e dei gruppi.
Si è compresa quindi la necessità dell’intervento psicologico che deve mettere al centro dell’attenzione una normalità da preservare e valorizzare, anche in situazioni estreme.

Sottolineo che alcune persone potrebbero sviluppare quello che è un vero e proprio disturbo, il ptsd (disturbo post traumatico da stress). Ed in quel caso bisogna far riferimento a professionisti nel campo della psicologia e bisogna intraprendere una psicoterapia per se stessi.

Francesca Luisi: Quindi lo scopo è alleviare la sofferenza?

Dottoressa Donati: Anche. Tenga in conto che la sofferenza non è una malattia le sofferenze, le paure, le emozioni, i comportamenti dei sopravvissuti alle catastrofi non sono malattie da curare ma reazioni necessarie per ritrovare un nuovo equilibrio. Il lutto per la perdita delle persone care, dell’abitazione, delle proprie cose, delle strutture simboliche del proprio paese, deve avere un suo tempo psicologico per essere alleviato. Tale tempo non può essere abbreviato strumentalmente con tecniche psicologiche o con farmaci.

Francesca Luisi: Ma per quale motivo le persone se non rimangono ferite hanno bisogno di essere soccorse?

Dottoressa Donati: Entrano in crisi. La situazione di crisi nasce quando una persona si trova di fronte a situazioni percepite come pericolose per la propria forza psicologica o fisica. I comportamenti delle persone sono controllate dalle emozioni piuttosto che dalla ragione.

In tale tipo di crisi vengono a mancare elementi inusuali come le capacità individuali di coping che sono le risorse che ognuno di noi ha per affrontare eventi e situazioni che mettono alla prova il proprio benessere psichico, fisico e sociale. Le modalità per affrontare un evento stressante possono portare l’individuo da una risposta negativa a una fonte di crescita e di sviluppo personale. Inoltre si riducono la capacità di controllo sugli eventi e sull’ambiente.

Francesca Lusi: Quindi come per ogni evento traumatico si attraversano delle fasi?

Dottoressa Donati: Si. La catastrofe o l’evento traumatico si suddividono in differenti fasi:

  • Pericolo

  • Impatto

  • Ricognizione

  • Salvataggio

  • Ripresa/ ripristino

  • ricostruzione

Fase del pericolo: A questo stadio il pericolo è imminente e inevitabile, pensiamo che prima esiste una fase si avvertimento in cui le persone possono reagire o negando e sminuendo la situazione oppure attivandosi a volte in maniera non congrua alla situazione. Le persone diventano vigili e spinte ad agire. Diminuisce la coordinazione motoria. Aumenta l’agitazione motoria. Ci possono essere reazioni di attacco o fuga.

Fase dell’impatto: E’ la fase durante la quale il disastro causa morti, feriti, distruzione. L’impatto può durare qualche secondo (es. esplosione) oppure più giorni (terremoto). Le persone sono in preda allo stupore. Avvengono per cui reazioni fisiche come tremore, torpore, nausea, vomito, brividi di freddo. E reazioni emotive come spavento, angoscia profonda, sentimenti di disperazione, impotenza, vulnerabilità.

Fase di ricognizione: E’ il periodo che segue immediatamente l’impatto, quando i sopravvissuti escono dai ripari, fanno il punto su quello che è successo (inventariato), si preoccupano della sorte dei familiari e poi degli amici e dei vicini. In questa fase le reazioni emotive possono essere:
sgomento, apatia, stato di choc, passività, ripiegamento su di sé, rifiuto di credere che sia capitato.

Il comportamento che ne consegue è il disorientamento, si vaga quindi senza una meta.

Fase di salvataggio: È quella in cui si svolgono le prime attività d’urgenza. I sopravvissuti anche se feriti si fanno soccorritori essi stessi nei riguardi delle altre vittime del disastro e dei feriti più gravi, prestando le prime cure.

Fase di ripristinoInizia il periodo chiamato “luna di miele”. Dura da qualche giorno a più settimane. La gente si dà da fare per riparare i danni, si riaprono le abitazioni e si fanno dei piani per la ricostruzione. Il morale sale grazie all’aiuto, ai riflettori dei media (ma si pensi a quando questi non ci sono più…).

Francesca Luisi: Quindi la Psicologia dell’emergenza è fondamentale in caso di una catastrofe o di un evento traumatico!

Dottoressa Donati: Certo. Dopo l’esperienza di una emergenza, di una qualsiasi catastrofe, appare fondamentale ripristinare il riequilibrio psicologico delle persone, riattivare la ripresa delle attività routinarie della comunità. L’intervento in emergenza ha degli scopi ben precisi:

Proteggere: da ulteriori danni, da esposizione ad ulteriori stimoli traumatici, dai media e dai curiosi, creando un luogo sicuro, anche solo simbolico.

Guidare: Lontano da superstiti gravemente feriti o in preda ad una sofferenza emozionale estrema o dal luogo dell’evento con atteggiamento gentile ma deciso (evitare il contagio emotivo).

Connettere: I bambini a parenti, familiari, ristabilire i legami, dare informazioni precise ed adeguate alla loro età, offrire sicurezza, essere presenti ed accoglienti.

Francesca Luisi: Molto bene, la ringrazio sinceramente per la collaborazione e spero che sia ancora disponibile per parlarci di argomenti così interessanti come quelli di cui si occupa lei, sono certa che i nostri lettori ne saranno entusiasti.

Dottoressa Donati: Certamente, sarei lieta di poter parlare di altri argomenti insieme a lei. Grazie a voi!

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