La profonda crisi del sistema sanitario pubblico

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La crisi sanitaria negli ultimi anni, ha messo in evidenza i rischi intrinseci nel ritardo in cui si è mossi per rafforzare tutte le strutture sanitarie territoriali, nel tentativo invano di mettere le strutture di ricovero in condizioni migliori di efficienza. Liste di attesa interminabili, prestazioni sanitarie offerta a chilometri di distanza dalla propria abitazione, con conseguenze tragiche che ricadono sulle famiglie

Per capire quali erano le condizioni del nostro sistema sanitario pubblico del nostro paese, bastava osservare altri paesi in Europa come la Grecia.

Tutti gli effetti della troika sono stati molto pesanti, è aumentato del 25% il numero delle persone, che essendo malate hanno rinunciato ad una visita medica per mancanza di soldi, inoltre si è arrivati al 30% delle persone greche che si rivolgevano alle ‘’cliniche di strada’’ piccole strutture sanitarie gestite dalle ONG, nate per dare un sostegno a tutti gli immigrati extracomunitari, con il passare del tempo frequentate da tutti quei cittadini non più in grado di pagarsi una visita medica.

Se andiamo a vedere i bilanci degli ospedali degli ultimi dieci anni, sono stati tagliati del 40%, con una diminuzione drastica di assunzioni di medici ed infermieri, per trovare un posto letto o richiedere le analisi si ricorre sempre più spesso all’amicizia.

La confusione sociale è elevata, per non dimenticare come negli anni scorsi si sono verificati dei suicidi, più il 17% nel 2009 rispetto al 2007 e più del 40% nella prima metà del 2011.

Oggi, dopo l’emergenza Covid 19, la crisi è forte, si mangia la salute, le famiglie già da tempo rinunciano ad attività sportive, le visite periodiche dal dentista e dall’oculista, sale il consumo di antidepressivi, come dell’alcol e delle droghe. Il 40% della popolazione ha una malattia cronica che richiede cure costanti. Cosi’ se da una parte aumentano i fattori di rischio, dall’altra si ha la riduzione del servizio pubblico. Si conoscono da anni, i buchi di bilancio, di Regioni come la Sicilia, Campania e Lazio, che negli anni hanno ridotto drasticamente i servizi ai cittadini.

Le Regioni al nord, come la Lombardia con le giunte regionali, negli anni passati hanno spostato la spesa pubblica a quella privata, in poche parole a carico del cittadino. Il taglio di 20 mila posti letto negli ospedali, nel corso degli anni, stabilito dalla spending review del 2012, ha costretto le persone che non trovavano un ricovero di recarsi nelle strutture a pagamento, ed erano sempre di meno le persone che potevano permetterselo.

E’ la crisi del pronto soccorso che abbiamo assistito in questi mesi di pandemia, era in atto già da molto tempo , non era più in grado di rispondere alla richiesta del cittadino.

Negli anni la salute è diventata un business, grandi imprenditori hanno fiutato l’affare, il giro è ghiotto, è di circa 21 miliardi di euro, soldi pubblici che arrivano direttamente attraverso le convenzioni, cioè gli accreditamenti, che vengono stabiliti con accordi con le Regioni ed entrano nelle casse dei privati, nel 2011 il ticket sui farmaci costava 1 miliardo e 300 milioni in più.

Con il trascorrere degli anni la riduzione delle risorse da destinare al SSN e in modo particolare al sistema ospedaliero pubblico è aumentato vertiginosamente, provocando delle enormi difficoltà come abbiamo visto tutti durante il covid 19, secondo i dati del Ministero della salute italiana, il numero di posti letto in pneumologia è sceso da 4.414 nel 2010 a 3.573 nel 2018, una riduzione del 19%.

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