La prima spedizione sul Cervino nel 1865

155 anni dalla prima spedizione sul Cervino

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Il 14 luglio 1865 la spedizione che raggiunse per la prima volta la vetta del Cervino deve aver provato una serie indescrivibile di emozioni.

L’alpinista inglese Edward Whymper e la guida francese Michel Croz raggiunsero così la cima di una delle montagne più alte, ma anche più impegnative, delle Alpi.

L’impresa

La spedizione era formata in tutto da sette membri, incluse le tre guide. Impresa davvero non facile e per questo considerata un grande traguardo.

Intanto, se si considera l’attrezzatura usata ci si rende anche conto quali difficoltà gli alpinisti abbiano dovuto superare.

L’abbigliamento non era certo tecnico come al giorno d’oggi, per cui a certe quote le variazioni termiche e meteorologiche avevano bel altro peso.

La stessa attrezzatura utilizzata nella scalata non agevolava di certo la cordata, aumentando i rischi di incidenti.

La leggenda del Cervino

Con i suoi 4478 metri, il Cervino è la sesta vetta più alta delle Alpi.

Considerata per lungo tempo inesplorabile, numerose leggende terrificanti erano state tramandate dagli abitanti della zona.

Tra il 1857 e il 1865 una quindicina circa di spedizioni tentò la salita al Cervino, ma senza successo.

Cosa che alimentò ulteriormente la diffidenza degli abitanti del luogo nei confronti della montagna, ma animò al contempo lo spirito di avventura degli alpinisti.

Per lo più chi si cimentava erano ricchi borghesi europei che potevano permettersi guide esperte per accompagnarli.

Ma ogni tentativo finì sempre in un nulla di fatto.

Proprio fino a quel 14 luglio 1865 quando poco prima delle due la vetta fu toccata.

Grande impresa, grande gioia. Però, purtroppo, la gioia durò poco.

Sulla via del ritorno, infatti, un membro della spedizione cadde accidentalmente e portò con sè altri tre compagni.

La caduta per oltre mille metri fu fatale per i quattro che vi rimasero uccisi.

Purtroppo la montagna segna sempre il suo bilancio di vittime, in qualunque epoca.

Segno che comunque è sempre la natura a dettare le regole del gioco e anche se l’uomo cerca sempre più di dire la sua, gli equilibri, talvolta purtroppo, vengono ridisegnati.

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