La presa della Bastiglia e la Révolution Française

«Ma è una rivolta?» «No Sire, è la Rivoluzione!»

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La presa della Bastiglia

La presa della Bastiglia, accadde il 14 Luglio 1789 e fu l’inizio della Rèvolution

Madre di tutte le rivoluzioni, la Rivoluzione Francese è stata il simbolo, lo è ancora oggi, del popolo che si ribella all’oppressore, del popolo che non rinuncia al diritto di tutelare i suoi diritti, del popolo che irrompe nella storia e la cambia. La rivoluzione è la possibilità di trasformare uno stato di cose: potere, istituzioni, doveri, società. La rivoluzione è anche una presa di coscienza di tutto ciò che spetta all’uomo e che spesso viene bistrattato. Affinchè una rivoluzione sia realmente una rivoluzione ogni uomo deve agire per il suo bene e per il bene dell’altro, per la sua libertà senza annerire quella dell’altro. Per fare una rivoluzione ci vuole il popolo, solo il popolo. In Francia, nel lontano 1789 e in piena epoca illuminista, fu proprio il popolo a inneggiare alla libertà, all’uguaglianza e alla fratellanza.

Prima della presa della Bastiglia.

La Francia partecipò alla Guerra dei Sette Anni e alla guerra di indipendenza americana. I conflitti ebbero delle ripercussioni sulle casse dello stato francese e quindi il ministro de Calonne, d’accordo col sovrano Luigi XVI, presentò un progetto di riforma per abolire le dogane interne, per la liberalizzazione del commercio del grano e per l’abolizione delle esenzioni fiscali, privilegio di nobiltà e clero. Il Parlamento si oppose e si riunirono gli Stati generali; i parlamentari cercarono in ogni modo di ostacolare la riforma. In questo clima di tensione discorsiva emerse la figura dell’abate Emmanuel-Joseph Sieyès. L’abate diede alle stampe un opuscolo, Che cos’è il terzo stato?, nel quale espresse il concetto dell’eguaglianza quale diritto di tutti i cittadini. L’abate inoltre aderì ad uno dei principi più profondi del pensiero illuminista: la libertà come fatto individuale e non come diritto appartenente a specifici gruppi.

Il clero e la nobiltà sulle spalle del Terzo stato.

Gli Stati generali si riunirono a Versailles e discussero soprattutto sull’alternativa tra il voto per ordini (sostenuto da nobili e clero) e il voto per testa (sostenuto dal Terzo stato). I deputati del Terzo stato decisero di abbandonare la riunione comune e di costituire una Assemblea nazionale: suggellarono l’Assemblea con il giuramento nella stanza della pallacorda. Giurarono di non sciogliere l’Assemblea prima di aver scritto una nuova Costituzione. Il 9 Luglio 1789 l’Assemblea cambiò il nome in Assemblea nazionale costituente.

La presa della Bastiglia

Parigi fu presto attraversata dal grido di “libertè, ègalitè, fraternitè”. Il Terzo stato fu sempre più animato da sentimenti rivoluzionari. Tumulti e contrasti iniziarono a divenire più forti e segnanti. Il 14 Luglio 1789 uno di questi tumulti si trasformò in qualcosa di più significativo: una nutrita folla si recò alla Bastiglia, una vecchia prigione, per espugnarla. La folla rapì il comandante della fortezza e lo condannò a morte pubblicamente. La brutalità del gesto fu interpretata alla luce del teatro violento che caratterizzò l’amministrazione della giustizia nelle società di ancien règime: l’esecuzione di un condannato deve essere pubblica e cruenta, proprio per impressionare tutti gli altri potenziali criminali. La presa della Bastiglia fu l’inizio della Rivoluzione Francese e la Rivoluzione fu un burrascoso evento di un processo evolutivo che cambiò le sorti del mondo. Nessun evento ha avuto delle ripercussioni sociali come quelle che ha avuto la Rivoluzione Francese: esautorazione del clero, della nobiltà, dell’assolutismo regio, l’abolizione dei privilegi feudali. Il re fu impressionato dagli eventi e preoccupato si mostrò a favore della rivoluzione. I disordini non si placarono, lo spirito di rivolta del popolo fu inarrestabile.

La Rivoluzione fu una svolta epocale come epocale fu la presentazione della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata il 26 Agosto 1789. La Dichiarazione difese la libertà, il diritto di essere liberi ed il diritto di amare la libertà, il primo articolo redatto fu: «Gli uomini nascono e rimangono liberi ed uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità sociale».

La Costituzione, la Repubblica e Robespierre

Dopo l’Assemblea Costituente il grande sforzo legislativo di tutti i fautori della Rivoluzione fu coronato dalla redazione di una Costituzione scritta, approvata il 3 Settembre 1791. Prima della stesura della Costituzione si formarono anche i gruppi politici dei giacobini, democratici e radicali, dei foglianti, moderati, e dei cordiglieri, estremisti. Dai giacobini emerse l’incorruttibile, l’angelo della morte Robespierre. Leader politico diede subito il via ad un nuovo programma: abbattere la monarchia, sostituire l’Assemblea con una Convenzione eletta a suffraggio universale ed epurare tutte le cariche dei traditori. I sanculottes appoggiarono il leader Robespierre. Il 10 Agosto del 1792 si formò la Convenzione tanto desiderata da Robespierre.

Assemblea, Costituzione, Convenzione e Repubblica. Il 21 Settembre 1792 la Convenzione proclamò l’abolizione della monarchia e la costituzione della Repubblica “una e indivisibile”.

La fase più drammatica e radicale della Rivoluzione fu quella giacobina. Di fatto i giacobini costruirono a Parigi e nel paese una dittatura radicale, che non seguì le regole della rappresentanza parlamentare ma seguì una politica del Terrore: strumento di governo tradotto in azioni di repressione politica di ogni dissenso. Questo stato di cose ebbe vita breve, un colpo di Stato fu messo in atto il 27 Luglio 1794 e Robespierre e altri giacobini furono arrestati e giustiziati senza processo.

La Rivoluzione nel bene e nel male, nelle sue feroci prese di posizione, negli errori, nell’istinto è stata la demolizione dell’oppressione e del privilegio. Ha liberato l’uomo dalle ingiustizie del passato e anche se ha avuto l’epilogo del terrore resta un movimento romantico per definizione.

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