La politica italiana è all’altezza della sfida?

Terminata la fase più acuta dell'emergenza sanitaria, l'Italia si ritrova a combattere contro un altro, vecchio problema: l'inadeguatezza della classe politica.

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Nel 2020 il Pil dell’Italia è previsto in diminuzione dell’8%, i redditi dei lavoratori dipendenti diminuiranno del 5,7%, mentre la spesa delle famiglie subirà una contrazione del 13% su base annua.

I consumi dovrebbero registrare un calo del 7,2% e gli investimenti fissi lordi del 12,3%. Nella seconda parte dell’anno andranno in fumo mezzo milione di posti di lavoro e il tasso di disoccupazione su base annua salirà dal 10 all’11,6%.

Per dare un’idea dell’entità di questi dati, basti osservare che dopo la “Grande Crisi” finanziaria del 2007 l’Italia ha perso 1 milione di posti di lavoro in 5 anni, che ha poi recuperato in 4 anni. Chi avrà la fortuna di avere un lavoro, rischierà di scivolare dal tempo pieno al part-time e da un lavoro stabile a uno precario.

A fornire questa fotografia drammatica è il Governo nel Documento di economia e finanza (Def) approvato giovedì scorso: per tamponare l’emorragia, l’esecutivo ha chiesto, e ottenuto, alla Camera prima e al Senato poi, l’autorizzazione a uno scostamento di bilancio, ovvero a un indebitamento pari a 55 miliardi di euro (con il decreto Cura Italia di marzo era stato autorizzato un primo scostamento pari a 25 miliardi, ndr), che confluirà in una manovra “monstre” senza precedenti pari a 155 miliardi di euro, che il Governo dovrebbe approvare nei prossimi giorni.

Le incertezze della politica

Stiamo vivendo un «passaggio d’epoca pieno di difficoltà», come lo ha definito il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento in occasione della Festa del Lavoro. Ma la politica sembra non capirlo: balbetta, anziché scandire parole chiare; annuncia, anziché deliberare; si chiude in un nazionalismo anacronistico, anziché rilanciare un vero europeismo non dogmatico; recita vecchi copioni, che includono infelici mozioni di sfiducia individuali e decreti indecifrabili, anziché proporre un linguaggio nuovo e comprensibile.

Insomma, manca una visione. La politica sta affrontando un tempo straordinario con una logica di competizione ordinaria, tesa a salvaguardare gli interessi di parte: come se fossimo in campagna elettorale, e non in una fase di ricostruzione del Paese.

Gli annunci del Governo

Il Governo annuncia, ma tarda a decidere: è da metà aprile che i ministri parlano, per esempio, di contributi a fondo perduto per le micro-imprese, incentivi per gli affitti commerciali, bonus per le vacanze, aiuti per le famiglie con figli che sarebbero stati approvati con il cosiddetto “decreto aprile”.

Ebbene, questo decreto è ancora in cantiere ed è ormai diventato, di fatto, il “decreto maggio”: considerando poi i tempi di attuazione lunghi di alcune misure, come già visto a proposito dell’ultimo decreto di marzo, il rischio che i suoi effetti si possano vedere soltanto a giugno, quando l’emergenza potrebbe essere già finita, è concreto.

E intanto i cittadini, prima illusi e ora scoraggiati e sfiniti, aspettano: mentre quelli svizzeri e tedeschi già hanno incassato tutti gli aiuti, spesso a fondo perduto, che lo Stato, a livello centrale e regionale, ha deliberato.

La fragilità della maggioranza

Certamente il Governo si è trovato ad affrontare una situazione unica e senza precedenti, in una condizione di debolezza interna.

Prescrizione, legge elettorale, concessioni autostradali, caso Gregoretti, reddito di cittadinanza, quota 100, Alitalia, decreti sicurezza: sembra un’epoca fa, ma questi temi hanno tenuto in fibrillazione la maggioranza sino allo scoppiare dell’emergenza sanitaria, quando ogni settimana l’agenda politica era dominata da richieste di verifiche di governo e rischio di elezioni anticipate.

E non dimentichiamo l’inesperienza politica di Conte: il giurista pugliese è diventato premier il 1° giugno 2018 senza mai aver ricoperto prima incarichi politici di rilievo.

La confusione del Governo

Tuttavia l’assenza di coordinamento, la lentezza decisionale e la confusione metodologica che stanno emergendo in questi giorni post-emergenza, non appaiono giustificabili.

Le riaperture

Un esempio su tutti: la disciplina delle riaperture. In linea di principio, i bar, i ristoranti, i centri estetici e tutte le altre attività che non riapriranno il 4 maggio, potranno farlo il 19 maggio.

L’ultimo Dpcm approvato il 26 aprile, infatti, è valido sino al 18 maggio.

Eppure alcune attività potranno aprire non prima del 1° giugno sulla base dell’annuncio dato in conferenza stampa dal premier Conte, ma in assenza di un atto normativo.  

Ora, lo stesso premier, vedendo che molte Regioni stanno procedendo in ordine sparso, ha lasciato intendere che le aperture potrebbero essere anticipate rispetto alle scadenze indicate.

È normale? Sì, se l’obiettivo è quello di creare confusione e panico, dando l’opportunità alle Regioni di adottare provvedimenti di carattere estensivo, che disorientano ancora di più i cittadini. No, se si intende dare un messaggio di trasparenza e controllo della situazione.

Le faq

L’incertezza non riguarda soltanto le riaperture dei negozi, ma anche i movimenti dei cittadini, rispetto ai quali l’ultimo Dpcm ha sostanzialmente previsto che possono spostarsi all’interno della Regione per i motivi già noti di lavoro, necessità, salute e, dal 4 maggio, anche per far visita ai congiunti.

Per quanto riguarda l’attività fisica e motoria, invece, può essere praticata anche lontano da casa, a condizione non si utilizzi la macchina per spostarsi: al massimo, la bicicletta.

Le ordinanze regionali hanno già abbattuto questa fragile impalcatura: talune, come le Marche, hanno addirittura specificato che, per fare una corsa o una passeggiata, ci si può spostare con le biciclette e ogni altro mezzo: leggi automobile.

In questo modo un cittadino, purché individualmente e nel rispetto delle norme vigenti in materia di distanziamento sociale, può raggiungere la costa e fare una passeggiata sulla spiaggia; un subacqueo esplorare i fondali al largo del promontorio del Conero o del San Bartolo e un un escursionista residente nel nord della Regione raggiungere i monti Petrano, Catria, Nerone, Carpegna o persino attraversare l’intera regione per salire sui Sibillini.  

E che dire della Liguria, dove i bar sono già aperti e stanno vendendo mediante take away?

Una totale anarchia che ha spinto il premier a fornire soltanto oggi ulteriori chiarimenti, attraverso le ormai famose Faq di Palazzo Chigi, sulla base dei quali poi il ministero dell’Interno emanerà la classica circolare da inviare ai Prefetti, che permetterà alle Forze dell’Ordine di capire come applicare le nuove norme e le eventuali sanzioni.

Ormai questa è la prassi: prima si scrive un decreto incomprensibile e vago, poi lo si chiarisce attraverso le Faq.

L’appello alle banche

Il premier Conte ha chiesto nei giorni scorsi alle banche di erogare nel minor tempo possibile i prestiti da 25 mila euro agli artigiani e alle piccole imprese.

«È un atto d’amore che chiedo per l’Italia, per i cittadini italiani e per le imprese», ha aggiunto.

Un appello nobile, ma non coerente con la sfida che stiamo vivendo: il Governo ha approvato una garanzia totale sui finanziamenti, ma gli istituti di credito, che non sono enti di beneficenza, non hanno la certezza che, in caso di inadempienza del debitore, lo Stato abbia la liquidità necessaria per coprire i prestiti: finora, infatti, l’esecutivo ha stanziato solo 1,7 miliardi a titolo di rifinanziamento del Fondo di Garanzia, ma degli altri 300 promessi con l’effetto leva non c’è ancora traccia.

Le banche, inoltre, richiedono una sorta di scudo penale che le esenti da ogni forma di responsabilità, in caso di fallimento dell’impresa debitrice.

Il sovranismo anti-europeo della Lega

Sul versante dell’opposizione, invece, la Lega (anche il Movimento 5 Stelle è contrario, ndr), continua a puntare il dito contro l’Europa, esprimendo il suo secco no ai 37 miliardi messi a disposizione dal Mes, a titolo di prestito a tasso quasi zero e senza condizionalità, per costruire nuovi ospedali, ristrutturare gli esistenti, formare nuovi medici e nuovi infermieri, aumentare gli stipendi del personale sanitario.

Come se non bastasse, il Carroccio ha anche depositato una mozione di sfiducia individuale contro il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, del quale chiede le dimissioni “per essersi sottratto al confronto parlamentare sul Mes e averlo approvato in sede europea senza il voto delle Camere”.

Un atto infelice e poco lungimirante di ordinaria amministrazione, destinato a non sortire alcun effetto anche per la contrarietà espressa da Forza Italia, che ignora una questione dirimente: la necessità di rassicurare i creditori internazionali.

Con le stime del Fondo Monetario Internazionale che vedono nel 2020 il debito italiano salire al 155,5% del Pil (era al 134,8% nel 2019) e il deficit schizzare all’8,3% (era all’1,6% nel 2019), le rassicurazioni circa la permanenza in Europa e l’irreversibilità dell’euro determineranno la sopravvivenza del nostro Paese.

Ricordiamo, tra l’altro, che oggi il Governo può indebitarsi in virtù della sospensione del Patto di Stabilità (in gergo tecnico, attivazione della clausola di salvaguardia del Patto stesso, ndr), decisa dalla Commissione UE a fine marzo, che consente a tutti gli Stati membri di spendere indebitandosi. Anche a quelli, come l’Italia, che sono ben lontani dai famosi limiti di deficit/Pil al 3% e debito sotto il 60% del Pil.

Come riuscirà l’Italia a risollevarsi dalla zavorra del debito? Questa è la sfida preoccupante che ci attende domani.

La stagione dell’euroscetticismo e del sovranismo deve volgere al termine: la salvaguardia dell’identità e dell’interesse nazionale passa attraverso l’Europa. Negarlo, significa decretare il fallimento dell’Italia.

L’appello di Mattarella

Il Capo dello Stato, durante il suo intervento di ieri, ha esortato le istituzioni di governo a «fornire indicazioni – ragionevoli e chiare» e le forze politiche a ricercare «un responsabile clima di leale collaborazione tra le istituzioni e nelle istituzioni».

Speriamo che la politica italiana, finalmente, prenda coscienza della contingenza drammatica che il nostro Paese sta vivendo e adotti un nuovo, straordinario copione. Fatto non di Faq e annunci, ma di logica e chiarezza. Insomma, di maturità.

La stessa che i cittadini hanno già mostrato ormai da due mesi, svelando un senso civico per certi versi inaspettato.