La politica è una cosa seria ma a Roma non lo sanno

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Ieri ho assistito con mia figlia di 12 anni alle votazioni per le elezioni del Presidente della Repubblica Italiana. E mi sono accorta che stiamo dando uno spaccato ridicolo di quello che è la politica italiana ai giovani che si stanno formando. La politica è una cosa seria, ma a Roma sembrano non saperlo.

Le domande sulla politica e sulla Repubblica

Andrea studia in una scuola internazionale all’estero. Fanno etica e anche educazione civica. Non essendo in Italia non studiano la nostra Costituzione quindi ieri ha fatto tante domande. Come si elegge il Presidente, come funzionano le Camere e il Governo. Ha chiesto chi erano i vari personaggi che venivano intervistati nei vari speciali. Ho risposto a tutto. Tranne a una domanda che da ieri sera mi martella in testa “Mamma, ma se continuano a ripetere che il nome che dovrà essere eletto è importante, perché sono arrivati oggi a non averne ancora uno in mente? Lo sapevano che dovevano votare. Anche noi quando abbiamo eletto i rappresentanti di istituto abbiamo dovuto decidere un nome comune. Metterci tutti in accordo su un nome solo per essere sicuri di avere voce in capitolo nel consiglio studentesco. E abbiamo iniziato a ottobre a fare incontri e parlare tra noi, a convincere chi era indeciso etc. E noi non dovevamo eleggere un capo di Stato. Perchè loro non lo hanno fatto?” Già perché?

Si fa così

E’ la risposta che mi hanno dato diversi amici, colleghi, storici e esperti di politica. Si fa così. Cioè si arriva al giorno delle elezioni senza un nome perchè tanto sanno di avere tempo per decidere, perché la politica è fatta di leve e le leve sono voti e i voti sono culi sulle poltrone. E ho passato la notte a pensare e a ricordare. Di quando ero piccola e mio papà era in politica. Certo non era a Roma, ma era comunque politicamente impegnato. All’epoca la politica era una cosa seria. Lavorava a Milano e il sabato mattina era sempre in municipio per le sue mansioni politiche. E anche se la scuole elementare che frequentavo era il portone a fianco al portone del Comune, non era certo che il sabato all’uscita lo trovassi ad aspettarmi, perché era in Comune. E fare politica era una cosa cosi seria che si arrivava a ricevere minacce fisiche anche solo candidandosi a cariche comunali. Le questioni di voti e nomi si decidevano prima, si facevano incontri, riunioni, accordi. Prima.

La politica è una cosa seria

Che la politica non è più una cosa seria lo abbiamo visto anche ieri. Lo ha visto tutto il mondo. Gente che si igenizza le mani e fa il gesto di lavarsi le ascelle. Deputati che dovrebbero rispettare la legge che vogliono violare le norme “per principio” nel giorno dell’elezione della massima carica di Stato. Persone che parlano di responsabilità ma se ne ricordano solo prima di andare a votare scheda bianca. E tutto questo in nome di non ho capito bene quale idea di principio politico. Vogliono fare le persone responsabili, ma l’unica responsabilità che hanno è aver buttato i soldi dei contribuenti in una giornata (e non sarà l’unica) di incontri che potevano essere fatti prima di ieri. Anzi, che dovevano essere fatti prima di ieri. E chissene frega se “si fa così”. Pensiero tutto italiano in ogni ambito. Si fa spalluccia invece di cambiare le cose. L’Italia è in una situazione drammatica. Ha ancora tanti obiettivi da raggiungere per poter portare a casa tutti i finanziamenti promessi dall’UE, che servono per riprendersi dal colpo della pandemia. E i nostri responsabilissimi rappresentanti giocano al gioco delle tre carte. Tutti. Anche quelli che quando si sono fatti eleggere avevano dichiarato di essere diversi e di voler cambiare il sistema. Perché l’unica cosa seria è che quando mettono il culo al caldo su quella poltrona farebbero qualsiasi cosa per non spostarsi più. E spesso, cavolo, ci riescono.