La plasmaferesi: cos’è e a cosa serve

Quali sono i vantaggi e gli svantaggi della plasmaferesi

0
474

Oggi parliamo di plasma e di come lo si stia usando per curare i pazienti malati di COVID-19

Il plasma è una cura, il vaccino è una forma di prevenzione; quindi, in ogni caso una non esclude l’altra.

La plasmaferesi, chiamata anche aferesi terapeutica o plasma-exchange, è una procedura terapeutica che permette la separazione della componente liquida del sangue (il plasma) dalla componente cellulare e la rimozione di sostanze in esso presenti.

Il salasso rappresenta la forma più semplice e antica di aferesi terapeutica, infatti permette di rimuovere col sangue anche parte delle sostanze nocive in esso contenute. Oggi disponiamo di apparecchiature, chiamate separatori cellulari, che permettono il trattamento e la “depurazione” di notevoli quantità di sangue in un tempo relativamente ridotto.

La procedura prevede che il paziente sia collegato alla macchina attraverso 2 accessi venosi, che permettono da un lato il prelievo di sangue da depurare e dall’altro la contemporanea reinfusione del sangue depurato, in un ciclo continuo.

SEPARATORE CELLULARE

La moderna plasmaferesi può essere praticata attraverso 3 metodiche:
1. centrifugazione
2. filtrazione
3. filtrazione a cascata

Ogni metodica presenta vantaggi e svantaggi. Tutte tre comunque permettono un’efficace depurazione del sangue. Esse infatti consentono di rimuovere dal circolo sanguigno diverse sostanze quali:
• immunoglobuline
• immunocomplessi circolanti
• tossine
• lipoproteine
• metaboliti

Queste sostanze in alcuni soggetti e in determinate condizioni cliniche possono essere nocive per l’organismo, per cui si può presentare la necessità di una rimozione dal circolo sanguigno. Perché siano efficaci queste tecniche di depurazione devono tenere in considerazione alcune caratteriste di queste sostanze da rimuovere ed in particolare:
• la distribuzione intra  ed extra vascolare (cioè nel sangue e nei tessuti)
• la velocità con cui vengono eventualmente sintetizzate dall’organismo (è questo il caso degli autoantiocorpi)
• la velocità di degradazione (o emivita, come si dice in termini scientifici)

Tenendo in considerazione questi parametri il clinico può programmare una serie di sedute di plasmaferesi che hanno lo scopo di permettere un’efficace rimozione delle sostanze nocive.

Come regola generale maggiore è la quantità di sangue trattato migliore è il risultato depurativo.

Anche l’intervallo tra una procedura e l’altra può essere importante ai fini della depurazione. Possono essere programmate procedure che prevedono il trattamento di notevoli quantità di sangue ad intervelli ampi oppure procedure più ravvicinate con trattamento di quantità più ridotte di sangue.

Uno dei requisiti, richiesti al paziente, indispensabili per effettuare una plasmaferesi è la disponibilità di accessi vascolari adeguati. Infatti generalmente vengono processate dal separatore quantità di sangue superiori a 4 litri in un tempo di circa 2 ore: ciò richiede un flusso di sangue adeguato e quindi una accessi venosi idonei.

La procedura non è del tutto priva di rischi, anche se le reazioni avverse più serie sono rare e comunque controllabili dal personale medico addetto. Le reazioni più frequenti sono generalmente di lieve entità:
• ipotensione
• brividi
• reazione vaso-vagale

I protocolli di trattamento aferetico variano a seconda delle indicazioni e possono prevedere da 2 a 5 sedute a seconda delle condizioni del paziente e della risposta alla terapia. Il fatto che si possa usare il plasma di persone guarite da una malattia, e quindi i loro anticorpi, per curare i malati è cosa nota da tempo.
L’ipotesi di curare col plasma è al vaglio degli esperti sin dall’inizio dell’epidemia, si sta riuscendo a valutarne gli effetti solo adesso per un motivo molto semplice: appena scoppiata l’epidemia i guariti non c’erano, quindi non si poteva prelevargli il plasma.

Perché non si riesce ad usare il plasma su larga scala?
Per poter donare il plasma devi avere le analisi del sangue a posto, non avere determinate malattie, non fare uso di determinate sostanze; inoltre, non puoi donare più di una volta al mese.

L’approvvigionamento di plasma è molto limitato rispetto al numero di malati da curare, non si possono dissanguare centinaia di persone per curarne centinaia di migliaia.

Il plasma è una cura, il vaccino è una forma di prevenzione; quindi, in ogni caso una non esclude l’altra.

La cura col plasma inoltre non assicura immunità duratura, perché gli anticorpi scompaiono dopo qualche settimanq, rendendoci nuovamente esposti al contagio. Il vaccino, invece, lo si sta studiando proprio perché ci garantisca una immunità più duratura e ci eviti di prendere il Covid, così da debellare l’epidemia.

Il plasma ha senso usarlo per curare chi è già malato, ma se non troviamo un modo per immunizzarci – come il vaccino – dovremmo continuare a prelevare plasma alla gente per sempre, perché continueranno ad ammalarsi persone.

Commenti