Valentina è una malata di Sclerosi Multipla, la sua è una forma aggressiva, la malattia picchia forte ma Valentina ha una bambina che la spinge a ricordare, ogni giorno, che la vita è anche altro oltre la sm: ha una vita da reinventare, la sua, e una vita da aiutare a costruire, quella di sua figlia, e allora deve darsi da fare, o almeno provarci.

E quindi ci prova: trovare lavoro è difficile, in Italia c’è la crisi, di lavoro ce n’è poco anche per chi è sano e quando dici “sclerosi multipla” a un colloquio l’eventuale datore di lavoro lo sa che si mette in casa un grosso interrogativo e allora che fare mentre si continua a provare? Dai, la povertà il governo l’ha sconfitta, si chiede il reddito di cittadinanza, “mi aiuterà lo stato” pensa Valentina, “del resto in famiglia abbiamo sempre pagato le tasse, la mensa della scuola della bambina la pago, siamo persone oneste e io sto pure male ma non me la sono cercata!”

Già, sembra un discorso che non fa una piega, solo che col reddito di cittadinanza non ci paghi neanche la benzina per andare a fare le terapie e gli integratori, come ci si arriva a fine mese?

Vabbè c’è l’INPS, Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, avranno “previsto” situazioni così viene da pensare!

La richiesta dell’accompagnamento

Si può chiedere l’accompagno per poter pagare qualcuno che ti aiuti a fare quello che non riesci a fare,e allora Valentina bussa a quella porta, va a fare la visita, porta documenti e certificati di neurologi che l’hanno visitata davvero e spera nel meglio.

La visita arriva e dopo qualche mese arriva il referto, Valentina lo legge e scoppia a piangere: non è un referto, è una sentenza: INABILE AL LAVORO, una delle più terribili paure di un malato di sclerosi multipla. Niente accompagno e niente lavoro, nemmeno il reddito di cittadinanza, giusto le 290 euro di pensione di invalidità…. “come dò da mangiare a mia figlia?” È la prima paura di una persona con una malattia neurologica a cui lo stress non è che faccia proprio bene!

Il punto non è neanche questo secondo me, il punto è che se una persona non ha soldi per assicurarsi una vita dignitosa e gli dici che non può neanche lavorare, per costruirla cosa deve fare? Io non riesco a trovare risposte, non saprei cosa dire a una Valentina. Inabilità al lavoro a mio avviso è peggio del non avere soldi e aiuti perchè la sm è una malattia che colpisce persone giovani la cui mente corre sul filo e una vita la vogliono lo stesso, anche con la malattia, e che vita è senza lavoro? Non si può socializzare in ufficio, non si può andare a lavoro, non si aspettano stipendio e ferie e si è giovani e il cervello è lesionato ma funziona, quello che succede lo si capisce, cosa fare allora? Si accettano consigli e suggerimenti perché l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale non l’ha prevista, a quanto pare, una situazione così!

BN

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