La pasta per Fellini: un simbolo della “Dolce vita”

Nella scena della fontana di Trevi del film del 1960 Anita Ekberg parla di spaghetti alla carbonara

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Un buongustaio che nelle sue pellicole ha messo, come in una ricetta, belle donne, passione e un richiamo al saper vivere. La pasta per Fellini dà senso alle giornate e accompagna i momenti più belli. Secondo alcuni anche ne “La dolce vita” c’è un riferimento agli spaghetti.

“La vita è una combinazione di pasta e magia”

Federico Fellini

Cos’è la pasta per Fellini?

In un’intervista il regista afferma che dopo le riprese era solito mangiare da solo, cucinando qualcosa di veloce. Anche William Friedkin ricorda un episodio in cui Fellini lo invita a pranzare con lui nel suo studio. Accendendo un fornetto prepara della pasta. Quindi un piatto che l’esponente del neo-realismo cinematografico associa ai momenti di pausa e alla semplicità dell’incontro. La sacralità del cibo è ricorrente nei suoi film, un elemento consolatorio in “Amarcord” e collegato al proibito in “8 e ½” e “Boccaccio ‘70”. Amava i maltagliati e le tagliatelle come stare in compagnia e la gastronomia italiana.


25 anni dalla morte di Federico Fellini


Un libro con le ricette apprezzate da Fellini

Si intitola “A tavola con Fellini. Ricette da Oscar della sorella Maddalena” e descrive la passione del regista per la cucina tradizionale. Un libro che parla di Federico del suo amore per la famiglia e i piatti emiliani e romagnoli. Tra le pagine scorre la vita dell’artista e si colora coi momenti di convivialità che talvolta compaiono anche nei suoi capolavori.

“La dolce vita” e la scena della fontana di Trevi

C’è chi dice che la battuta di Anita Ekberg in una delle scene più famose del film sia: “Spaghetti carbonara: one, two, three!”. La diva americana Sylvia quindi non dice: “Marcello, come here” dopo essere entrata nelle acque del monumento. Un altro riferimento alla semplicità della pasta, ad un simbolo dell’italianità che Fellini presenta. Si racconta che il regista fosse interessato soprattutto all’espressività degli attori e lasciasse che recitassero liberamente. Infatti, spesso completava la scrittura dei dialoghi al termine delle riprese. Ciò si nota anche nel banchetto del “Satyricon” in cui i protagonisti non seguono il copione, ma parlano di Pirandello, fettuccine e tagliatelle ripassate in padella.

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