La nuova provocazione nordcoreana

Il Regime di Kim Jong Un lancia un nuovo missile balistico nel Mare del Giappone. Tokyo chiede riunione Onu. Seoul: "Basta provocazioni". Casa Bianca non esclude opzione militare

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Alla vigilia del primo, tanto atteso, faccia a faccia tra il Presidente americano Trump e il suo omologo cinese Xi, previsto tra domani e venerdì, la Corea del Nord continua a sfidare il mondo. Il regime ha lanciato, questa mattina alle ore 6,42, un ennesimo missile balistico, dalla base di Simpo, nella parte orientale del Paese. Secondo le prime rilevazioni degli esperti, si tratterebbe di un nuovo vettore, a medio raggio KN 15, che è caduto nel Mare del Giappone, scatenando l’ira dei Paesi limitrofi. Il Governo di Tokyo ha accusato Pyongyang di aver violato, ancora una volta, le Risoluzioni delle Nazioni Unite, mentre quello di Seoul ha minacciato di rispondere duramente, in caso di ulteriori iniziative simili, chiedendo al contempo una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

La comunità internazionale teme che questi avvertimenti siano inascoltati in quanto fonti di intelligence non escludono, persino, la possibilità che Kim Jong Un possa ordinare un test atomico più potente di quelli realizzati negli anni scorsi. Ciò potrebbe avvenire proprio durante il colloquio tra il Capo della Casa Bianca e il leader di Pechino, o il prossimo 15 aprile durante i festeggiamenti del nonno defunto dell’attuale Rais.

L’amministrazione americana non aveva escluso, nei giorni scorsi, una possibile opzione militare nel caso in cui la Cina non fosse riuscita a persuadere il suo vicino dal mettere a rischio, con atti pericolosi, la pace e la sicurezza internazionale. Il Segretario di Stato Rex Tillerson è tornato a ribadire, nelle ultime ore, proprio tale aspetto durante una conference call con i cronisti.

Questo nuovo atteggiamento conferma quanto dichiarato da Donald Trump, nelle ultime settimane, in merito alla fine della “pazienza strategica” di Obama che aveva escluso qualunque ipotesi di ostilità per neutralizzare la minaccia nordcoreana. C’è, così, un forte rischio che un eventuale conflitto possa diventare regionale, ma soprattutto non convenzionale a causa della disponibilità di armi atomiche da parte della maggioranza degli attori che ne sarebbero coinvolti.

 

Marco Paganelli

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