La Niña che perde forza: il Vortice Polare è il germoglio per inattese ondate di gelo

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La Niña che perde forza

La Niña che perde forza. Nel frattempo il Vortice Polare è il germoglio per inattese Ondate di Gelo. Non è una scommessa, ma una sorta di puzzle meteo climatico che si compone periodicamente. È inverno meteorologico: in ambito meteo, per convenzione internazionale inizia tre settimane prima di quello astronomico.

E in tutto l’Emisfero Nord (boreale) stiamo osservando condizioni meteo tipiche dell’Inverno. Beh, l’anno scorso in alcune aree d’Italia era stato anche peggio, ad esempio la prima neve in Valle Padana era giunta questi giorni, ma quest’anno, sempre in un ambito limitato come quello italiano, la neve è venuta abbondante sui rilievi della Penisola sino a quote medio basse, addirittura molto basse come è il caso della Sardegna (anche a 300 metri a nord di Cagliari). La causa che abbiamo dato a questo evento sono La Niña ed il Vortice Polare che presenta delle anse che innescano ondate di freddo in varie aree del nostro Emisfero, con insolite nevicate, per quantità, come per esempio in Giappone, Mongolia, Cina. La Niña perde forza, Vortice Polare attaccabile. Germoglia il pericolo di inattese Ondate di Gelo, cosa vuol dire tutto questo?

In breve, La Niña è una ideale condizione per fasi di maltempo nel Mediterraneo. Una circolazione del Vortice Polare debole favorisce la genesi di anse; quindi, influenza la Corrente a Getto che scorre più ondulata del solito, favorendo ondate di freddo e maltempo. In tale ambito c’è poi l’attesa di un eventuale Strat Warming, uno è già avvenuto precocemente in area siberiana un mese fa, ma quelli più rischiosi per noi si scatenano in regione polare. Nessuno è in grado di prevederli con largo anticipo. L’effetto di uno Strat Warming sul Vortice Polare è sovente il suo split (ma non solo) ovvero la genesi di due vortici e la possibilità di un cambio di circolazione atmosferica al suolo, che si inverte assumendo una direzione da est verso ovest, spingendo il freddo siberiano in Europa. Questo vorrebbe dire ondate di gelo. Ebbene, il senso di questo articolo è che ci sono maggiori possibilità rispetto ad altri anni che questo avvenga.

Ad esempio, un evento di riscaldamento stratosferico avvenuto a metà gennaio 2012 contribuì, sia a rinforzare l’anticiclone russo-siberiano, e ad un cambio di circolazione atmosferica su vasta scala, che inondò di gelo Italia ed Europa. Configurazioni sinottiche simili si ebbero anche nelle note ondate di freddo del 1956 e 1985. La scienza moderna può tracciare condizioni ideali per possibili scenari, ma non ha certezze, essendo eventi meteo complessi. Fenomeni che un periodo come quello che intercorre tra i 1600 e 1800 furono frequenti, duraturi e imponenti. L’ultimo di questi così grave avvenne tra gennaio e febbraio 1929, gli fanno seguito per imponenza, importanza e durata quelli del 1956 e poi 1985. Ma torniamo a La Niña che nell’Emisfero meridionale (australe) sta cagionando ondate di caldo e meteo estremo, con temporali intensi che si sommano agli effetti del cambiamento del clima.

L’estate scorsa molti Paesi mediterranei non assomigliava alle cartoline. Si parlava di tropicalizzazione del clima, di caldo asfissiante e record di temperature elevate, di siccità, di incendi, e poi frammisto a tutto questo, improvvise giornate con temporali. Ma il fenomeno più diffuso e grave è stato la grandine di grosse dimensioni caduta in numerose regioni. Grandine che ha interessato l’Italia soprattutto nel Nord Italia devastando campagne, dove ha distrutto colture, danneggiando la flora e uccidendo la fauna più esposta come gli uccelli. Talune grandinate sono note perché si sono avute in prossimità di grossi centri urbani, se non metropoli, altre perché hanno devastato migliaia di automobili in autostrada, le cui immagini hanno fatto il giro del Mondo. Poi gli incendi, i peggiori sono avvenuti in Grecia e Turchia, dove per giorni e giorni il cielo dalla Penisola Ellenica all’Egeo è stato offuscato dal fumo.

Confermato un effetto rilevante dalla La Niña sul meteo italiano ed europeo

Allerta arancione al Centro Sud: temporali, venti molto forti e mareggiate

E’ in atto un’estremizzazione del clima che ha cause dovute alle attività umane, che si somma a quelle naturali: le fluttuazioni climatiche. Ma la grandine si è vista in altre parti del Pianeta, in aree dove non succedevano mai questi eventi meteo, come ad esempio le città australiane costiere. E comunque, l’elenco è troppo lungo per riportarlo qui. E dell’estate scorsa c’è poi da annoverare poi il caldo estremo. Dell’autunno la sua stranezza che in questa nuova stagione (l’inverno) ci tramanda su alcune aree le super alluvioni, come quelle della regione americana di Vancouver, le stesse regioni del caldo record, dove si ebbero la scorsa estate quasi 50°C.

Le condizioni meteo violente estive, quelle avverse invernali con ondate di freddo record, sono state alimentate da La Niña. Il 30 novembre anche l’Organizzazione meteorologica mondiale ha rilasciato una dichiarazione in merito. Secondo le previsioni, La Niña sarà più debole, ma resisterà sino alla fine di questo inverno dell’emisfero boreale (il nostro), forse prolungando la sua presenza sino all’inizio della primavera 2022. La Niña in lingua spagnola vuol dire giovane ragazza o bambina. La Niña è, per dirla in breve, l’opposto di El Niño, un altro schema di comportamento del clima detto che fa parte delle tele connessioni. Insieme formano uno dei fenomeni meteorologici più importanti del Mondo.

L’Oscillazione El Niño-Southern (ENSO) scorre avanti e indietro attraverso l’Oceano Pacifico ogni pochi anni, cambiando la temperatura delle acque superficiali, influenzando di conseguenza l’atmosfera. La Niña, quando è forte genera eventi meteo devastanti in ampie aree dei Paesi del Pacifico, ma si fa sentire sino all’Europa, dove si combina con altri schemi climatici di comportamento. Ma quanto perde potenza come sta iniziando a succedere, altri schemi entrano in gioco, e per esempio, aumenta il ruolo del Vortice Polare che in Europa ed in Italia può favorire ondate di freddo artico marittimo, come sta per avvenire di nuovo, e come dovrebbe accadere anche nelle prossime settimane.

Le invasioni del Vortice Polare verso sud generano freddo che si instaura in Valle Padana, che per la sua conformità geografica lo intrappola. La bassa radiazione solare attenua il riscaldamento del sole; inoltre, l’avvento di periodi nebbiosi o di maltempo conseguono in quelle ideali condizioni per la neve in pianura, generando il famoso cuscinetto d’aria fredda padano. Questo a volte è persistente e molto intenso. E tale condizione si presenta a cicli, di certo attenuata dal riscaldamento del clima, dalla forte urbanizzazione che genera immense isole di calore. Un ciclo di grandi nevicate in Val Padana si ebbe negli anni ‘60 e la metà degli anni ’80 del secolo scorso, e poi nella prima decina di anni di questo millennio. Uno dei maggiori eventi fu quello della fine di gennaio del 2006.

Ma notevole fu poi l’ondata di gelo del febbraio 2012, quando per due settimane l’Italia intera fu coinvolta da freddo e neve, ma a generarla fu un cambio di circolazione del Vortice Polare, che a causa dello Strat Warming si invertì, spingendo masse d’aria dalla Siberia sino nel cuore del Mediterraneo. Eventi minori sono accaduti successivamente, anche se quello del 2018 (fine febbraio, inizio di marzo, fu violentissimo). Che attenderci, una prosecuzione stagionale con La Niña che perde forza, un Vortice Polare vulnerabile che quest’anno ha maggiori possibilità di dividersi in due a seguito di uno riscaldamento stratosferico: lo Strat Warming. Per intenderci, ci sono vari ingredienti per sfornare eventi meteo estremi a carattere invernale.

Fonte: Meteo Giornale