A Roma, dal 21 al 28 giugno alla Galleria Embrice, si terrà la mostra d’arte “Finestre sul Terzo Millennio” del famoso artista giapponese Tatsuo Uemon Ikeda, organizzata dallo Studio Marta Bianchi e patrocinata dalla Fondazione Italia-Giappone e sostenuta dall’Istituto Giapponese di Cultura, dalla Fondazione Venanzio Crocetti e da InEvoluzionet. La mostra è stata organizzata per celebrare 150 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone;ma, per saperne un po’ di più, è bene dare anche qualche informazione sull’artista stesso.

Uemon Ikeda comincia a studiare arte all’Accademia delle Belle Arti a Roma nel 1977 (infatti questa mostra è anche, in qualche modo, la chiusura del suo ciclo di studi durato ben 40 anni) assieme ad altri quattro giovani artisti come lui, venendo subito messo sotto la guida di grandi nomi della Scuola Romana, come Greco, Fazzini, Mastroiani e Crocetti, il tutto sotto la direzione di Toti Scialoja. Molto importante per la sua evoluzione come artista risulta l’influenza di Venanzio Crocetti, il quale è già molto conosciuto, assieme alle sue opere, in Giappone.

Dopo poco tempo, Ikeda si integra perfettamente con l’ambiente artistico della capitale, il quale vede una certa fusione, tra artisti e architetti; ciò anche a detta di Piero Dorazio, il quale sostiene questa affermazione nella biografia dedicata a Lemon Ikeda (UEMON IKEDA, De Luca Editori D’Arte).

Mentre lavora per l’Ambasciata del Giappone in Italia, Ikeda costruisce ed elabora fino in fondo un linguaggio artistico del tutto personale; un linguaggio conciso, influenzato specialmente dalle similitudini fonetiche tra le due lingue, italiana e giapponese. Questo linguaggio è racchiuso in tutti i dipinti che, assieme ad un commento di Francesco Gallo Mazzeo, verrano presentati alla mostra e che sono il frutto degli ultimi dieci anni che Ikeda ha passato in Italia. Allo stesso tempo, però, questi dipinti rappresentano anche il nucleo dal quale Ikeda vuole, un domani, ripartire; sono dipinti caratterizzati da una forte attenzione spaziale, opere con le quali l’artista vuole dare maggiore attenzione non solo alle due dimensioni spaziali della tela, ma anche a dimensioni maggiori, che vanno al di là del semplice tessuto o del semplice colore; proprio su queste “nuove dimensioni”, egli si sforza di creare a volte dei contrasti tra paesaggi naturali (il lago di Bracciano, ad esempio) e infrastrutture moderne, create dall’uomo.

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