La moda sostenibile: le emissioni restano un problema

Un recente studio della Bocconi ha evidenziato come la moda stia facendo dei passi in avanti verso la sostenibilità. Tuttavia, mancano interventi concreti sulla riduzione delle emissioni nocive.

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La moda sostenibile studio Bocconi
Lo studio della Bocconi sulla moda sostenibile.

La moda sostenibile è un obiettivo ancora piuttosto lontano. Ormai già da qualche anno si sa che questo settore è uno dei più inquinanti a livello industriale. Infatti produce in media 2,1 tonnellate di CO2, pari al 4% delle emissioni globali. Questi dati sono stati forniti da McKinsey&Company e da Global Fashion Agenda all’interno del documento Fashion on climate.

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Bisogna riconoscere che il comparto del fashion sta provando ad impegnarsi per ridurre il suo impatto sull’ambiente, ma i risultati al momento non sono ancora dei migliori. Basti pensare che nel 2017 in tutto il mondo la percentuale di riciclo degli abiti era di appena il 20%. La parte restante (dal valore che sfiorava gli 87 miliardi di euro) era destinata alle discariche oppure agli inceneritori.

L’Università Bocconi di Milano ha attivato il Management Sustainability Lab proprio per monitorare l’andamento della circolarità nel mondo della moda. A tal proposito è nato il Monitor for circular fashion, una comunità scientifica e tecnologica che studia proprio le modalità di passaggio verso dei programmi sostenibili in collaborazione con Enel X, società facente parte del Gruppo Enel che si occupa di mettere a disposizione servizi di transizione energetica sia per uso domestico che industriale.

Di recente è stato pubblicato il primo rapporto che mette in evidenza il tipo di impegno profuso soprattutto da 14 grandi aziende per avere una moda sostenibile.

La moda sostenibile: quali sono i risultati dello studio della Bocconi?

Il documento redatto da Bocconi School of Management Sustainability Lab ha analizzato il livello di circolarità raggiunto finora dall’industria della moda. Al contempo ha introdotto anche una Managerial Agenda, contenente una serie di proposte utili per arrivare a fare dei concreti passi in avanti verso la tutela dell’ambiente e la riduzione delle emissioni nocive.

Il primo aspetto importante evidenziato dalla ricerca riguarda gli investimenti effettuati dalle società prese in esame anche durante un periodo difficile come quello dell’epidemia di coronavirus. Infatti è emerso che, nonostante la pandemia, c’è stata la volontà di provare ad accelerare i processi che puntano ad avere la moda sostenibile.

Il comparto in cui al momento si registrano i maggiori progressi è quello del design. I brand del fashion stanno cercando infatti di ricorrere sempre di più, nelle fasi di produzione, a materiali riciclati, organici o provenienti da tecnologie all’avanguardia.

L’analisi ha messo in evidenza, nello specifico, 14 attività volte a favorire la sostenibilità nella moda, ossia: il design, la co-creazione, le soluzioni modulari, gli input circolari, la produzione on-demand, la riparazione, l’affitto, la commercializzazione dei prodotti di seconda mano, la creazione di piattaforme P2P, la rigenerazione e il riciclo, il riuso, l’uso degli scarti, la gestione dei rifiuti e la logistica.

Un altro punto sul quale le società della moda stanno migliorando è quello della crescita dell’on-demand e della co-creazione. Il problema, semmai, consiste nelle fasi di gestione del post-vendita, ovvero la manutenzione degli abiti, le riparazioni oppure il ritiro dei vestiti.

Sull’utilizzo dell’energia si è ancora piuttosto indietro. Infatti ad oggi sono ancora troppo poche le realtà del fashion che ricorrono alle fonti rinnovabili per le industrie, oppure che attuano interventi di riduzione dei consumi.

La Managerial Agenda redatta dalla Bocconi per indicare su quali settori bisogna particolarmente concentrarsi per avere una moda sostenibile, mette in risalto che è necessario operare per misurare le attuali emissioni di CO2. Inoltre si sottolinea che è molto importante che si migliorino i progetti di efficientamento energetico e di ammodernamento degli stabilimenti.

In sintesi, il settore della moda, nonostante l’impegno, deve e può fare di più per ridurre con decisione il suo impatto sull’ambiente.