La mitica corsa rosa: origini e storia di quello che è stato lo sport nazionale italiano

Quest'anno è solo per gli eroi

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La mitica corsa rosa
La mitica corsa rosa

Parte oggi, primo ottobre, ovviamente causa Covid, la mitica corsa rosa: il Giro d’Italia.
La prima edizione del Giro D’Italia è partita da Milano, il 13 maggio 1909, alle 2.53 del mattino. Il luogo di partenza divenne noto negli anni successivi per motivi ben diversi da quelli sportivi: Piazzale Loreto. Il traguardo della tappa d’apertura, era all’ippodromo di Bologna, 14 ore dopo: 397 chilometri di corsa sulle polverose strade dell’epoca.

La mitica corsa rosa un atto eroico

Il primo vincitore della tappa era un romano classe 1889 e si chiamava Dario Beni, della squadra Bianchi, squadra mitica come il giro stesso. Erano tempi eroici, in cui si stava in strada dall’alba al tramonto. Cadute rovinose, forature che costringevano il ciclista a scendere, prendere la camera d’aria e montarsela. Le tappe partivano ogni tre giorni ed affrontavano chilometraggi oggi improponibili.

L’idea della mitica corsa rosa

L’idea del Giro venne a Tullo Morgagni, giornalista della Gazzetta Dello Sport appassionato di sport e organizzatore di eventi. Morgagni sostenuto dal suo giornale bruciò sul tempo l’altro grande quotidiano di Milano, il Corriere della Sera, che voleva lanciare una manifestazione simile in concomitanza col Giro d’Italia automobilistico che già gestiva. La Gazzetta arrivò per prima. Uno dei motivi per i quali la maglia è rosa è perché la “Gazzetta” è rosa. Il montepremi era di 25 mila lire, che in parte il giornale sborsò insieme ai primi sponsor, ovviamente chiamate “pubblicità”.

La prima edizione fu per gli eroi

Nella prima edizione le tappe furono otto, 2447 chilometri da Milano a Milano, una corsa estenuante, una corsa per semi-dei. A vincere la prima classifica generale fu Luigi Ganna, classe 1883, da Induno Olona, paese in provincia di Varese molto vicino al confine con la Svizzera. Vinse due tappe e si piazzò sempre bene terminando la sua fatica il 30. Si narra che il ciclista appena sceso dalla bicicletta venne avvicinato da un cronista che voleva conoscere la sua impressioni. A quanto sembra dopo la vittoria la risposta fu: “L’impressione più viva l’è che me brusa tant ‘l cu”. Erano partiti da Milano in 127 e arrivarono a Milano soltanto 49: altro che calcio, che al tempo non era quasi neanche menzionato nelle cronache. Un’altra straordinaria leggenda racconta della squalifica del ciclista Camillo Carcano. Si dice che durante la quinta tappa, da Roma a Firenze, prese un treno alla stazione di Civita Castellana. Arrivato a Pontassieve scese e attese il passaggio del gruppo per rientrarvi e concludere la corsa.

Il giro nel cuore di tutti

Il Giro conquista subito il cuore dei cittadini italiani che riempiono le strade per assistere al passaggio dei corridori. Nel 1910 le tappe diventano 10, sempre da Milano a Milano, col chilometraggio aumentato a 2987. Vinse Carlo Galletti, che vinse anche il giro dell’11 e del 12. Nel 1913 si tornò alla formula individuale a punti, con la vittoria di Carlo Oriani, anche lui milanese di Balsamo, nato nel 1888 scomparve nemmeno trentenne nel 1917 dopo essersi ammalato di polmonite durante la ritirata di Caporetto. Fu il primo a vincere il Giro senza aggiudicarsi nemmeno una tappa. Nel 1914 si passò alla classifica per somma di tempi, quella in uso ancor oggi.

La mitica corsa rosa si ferma per la guerra

Nel 1915 il Giro si fermò: la Prima Guerra Mondiale che già devastava dal ’14 l’Europa coinvolse anche il “Bel Paese”. La guerra a oggi è l’unico avvenimento ad essere stato in grado di fermare il Giro: dal 1914 al 1918 e successivamente dal 1941 al 1945. Il 1919, è l’anno di un dio del ciclismo italiano: Costante Girardengo. Girardengo vinse due Giri, sei Milano-Sanremo, due giri della Lombardia, un secondo posto ai Mondiali nel 1927, e decine e decine di vittorie su strada oltre a due Sei Giorni in pista. Nato a Novi Ligure nel 1893 visse fino a 85 anni dopo essere diventato costruttore di biciclette, direttore sportivo della sua stessa squadra e per alcuni anni Commissario Tecnico della nazionale.

E poi divenne

E poi arrivarono i Coppi, Bartali, Gimondi, Moser e soprattutto “il pirata”: Marco Pantani, il ciclista più forte di tutti i tempi. Il ciclista che fece saltare il regno degli “Allibratori mafiosi” e lo fecero fuori.

Quest’anno è solo per gli eroi

Se teniamo in considerazione che il giro parte ad ottobre, dobbiamo anche pensare che le tappe di montagna quest’anno, non saranno dotto la pioggia, ma sotto la neve. Dio mio non vedo l’ora, anche un po’ sadicamente diciamolo, di vederli salire, e mi domando: “chi ci arriverà stavolta primo alla cima Coppi?”. Buon giro a tutti!

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