Napoli, linea 1. Scendiamo a Toledo e ci ritroviamo d’innanzi ad uno spettacolo inaspettato: una fermata totalmente artistica, che molto si distacca dalle classiche immagini che abbiamo delle metro, dominate essenzialmente dal grigio, dal nero e dai cartelloni pubblicitari.
Ѐ così che entriamo in una dimensione insolita, fatta di tesserine di mosaico dai toni azzurro-blu; queste, quando procediamo verso l’alto, lasciano spazio a una serie di piastrelle color ocra, mentre una luce a LED dai toni freddi, unita a quella solare, ci illumina e scende verso le scale mobili.

Naples (Italy)

Finalmente uno spazio metropolitano quotidiano tutto da godere, dove ci possiamo distaccare dallo stress della routine, almeno grazie al piacere che la mente riceve quando l’occhio è appagato. Ci rendiamo conto di questo: tutto ciò che è arte e ricerca architettonica può essere in grado di plasmare gli animi proprio attraverso la sua grazia e la sua bellezza.

L’unicità di Toledo

Non per niente, secondo il quotidiano inglese The Daily Telegraph, Toledo è considerata la metropolitana più bella e imponente d’Europa; il primato è confermato anche nella classifica della CNN. Ricordiamoci che nel 2013, la struttura ha anche ricevuto un premio come Public building of the year e nel 2015 ha ottenuto l’Oscar delle opere in sotterraneo! Possiamo essere solo orgogliosi di questo capolavoro italiano.

La storia di Toledo

La bellissima Toledo prende il nome dalla centralissima via omonima di Napoli ed è stata progettata dall’architetto spagnolo Oscar Tusquets Blanca; questi l’ha strutturata inserendo dei lucernari che creano fasci luminosi per gli ambienti sottostanti, come quello descritto prima che illumina le scale mobili attraverso un vero e proprio cratere di luce. Come anticipato, le tonalità dominanti sono il blu e l’ocra; quest’ultimo è un chiaro riferimento al tufo giallo, ovvero alla tipica roccia magmatica napoletana.

stazione metropolitana via toledo

L’opera di Kentridge

Passeggiando in via Diaz, nei pressi della stazione, è impossibile non fermarci davanti al Cavaliere di Toledo, statua di sei metri di altezza, realizzata nel 2012 dall’artista sudafricano William Kentridge.
L’artista di fama internazionale, molto affezionato a Napoli, ha spesso esposto le sue opere sia al Museo di Capodimonte che al Museo Madre.
Egli  ha ideato anche i due mosaici interni alla struttura, realizzati poi da artigiani napoletani.


Il Cavaliere di Toledo, William Kentridge

Il primo è intitolato Ferrovia Centrale per la città di Napoli, 1906 (Naples Procession) e lo troviamo nell’atrio della metropolitana, con tessere in pietra e pasta vitrea; la scelta del mosaico vuole rifarsi ai richiami storici più antichi, attraverso quella forma espressiva che apparteneva all’arte romana ma anche a Ercolano e Pompei. Le figure riprodotte si riferiscono alla tradizione napoletana.

Se prendiamo le scale mobili, vediamo due figure con un carretto e un gatto: il secondo mosaico nato dall’idea di Kentridge, intitolato Bonifica dei quartieri bassi di Napoli in relazione alla ferrovia metropolitana, 1884 e pieno di simboli della repubblica partenopea del 1700.

Altre opere artistiche

Bob (Robert) Wilson, regista e artista americano, ha creato un’altra delle opere visivamente suggestive di Toledo: la Galleria del mare.
Anche qui entriamo in un ambiente mosaicato che stavolta ci immerge in sensazioni marine perché Bob ha immaginato dei punti luce sincronizzati e due pareti di light-boxes che riproducono il movimento delle onde.

Anche qui entriamo in un ambiente mosaicato che stavolta ci immerge in sensazioni marine perché Bob ha immaginato dei punti luce sincronizzati e due pareti di light-boxes che riproducono il movimento delle onde.


Usciamo dall’opera di Bob per salire le scale e trovare un’altra sorpresa: Men at work di Achille Cevoli, artista e scenografo napoletano; ha creato quest’opera per riconoscere il duro lavoro di  tutti quegli operai che hanno  contribuito alla costruzione della stazione; è una riproduzione, con effetti saturi, del tunnel della stessa metropolitana.

https://www.achillecevoli.com/

I reperti archeologici

Durante gli scavi per la realizzazione dei servizi sotterranei sono state messe in luce parti della fortificazione aragonese, datate XV-XVI secolo; sono emerse tracce di scantinati, muri che inglobano strutture di epoca romana in blocchetti di tufo, risalenti al II secolo d.C..
Si è rinvenuto anche un paleosuolo caratterizzato da tracce di arature incrociate, forse del neolitico finale, datato fine V – inizio IV millennio a.C.. Le foto e i calchi di queste tracce sono esposti nel corridoio sotterraneo di Neapolis, nella stazione Museo.

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