domenica, Luglio 21, 2024

La mappa della metropolitana di New York e la sua curiosa storia

C’è una storia curiosa legata alla mappa della metropolitana di New York, che si credeva perduta tra le nebbie del tempo. Risale all’aprile nel 1978, e riguarda un dibattito sul design della mappa stessa. Nello specifico, se fosse meglio adottare la mappa minimalista e graficamente più gradevole curata dal grafico italiano Massimo Vignelli, o piuttosto quella meno accattivamente, ma geograficamente più accurata, proposta dal cartografo John Tauranac. Al dibattito parteciparono architetti, designer, funzionari della città, ma anche semplici cittadini newyorkesi. In quella sera remota, tutti insieme discussero dell’argomento, e le loro parole vennero addirittura registrate. Ma, poi, per decenni non se ne parlò più, e oggi neppure gli abitanti della Grande Mela, che ogni giorno prendono la metro, sono a conoscenza della curiosa storia della mappa della metropolitana di New York. Almeno, fino a poco tempo fa.

Come siamo venuti a conoscenza del dibattito sulla mappa della metropolitana di New York?

La storia della scoperta del dibattito sulla mappa della metropolitana di New York è un esempio di quella che, utilizzando un termine accademico, si definisce serendipità. Una scoperta fortuita, insomma, ad opera Gary Hustwit, regista e storico del design. La scorsa estate, Hustwit stava lavorando a un documentario intitolato The Map, che si prefiggeva lo scopo di seguire il progetto di Work&co di realizzare una nuova mappa della metro di New York. Come parte della sua ricerca, il regista aveva deciso di documentarsi meglio sulla storia della metropolitana. Aveva già sentito parlare del dibattito del 1978, ma le sue fonti consistevano semplicemente in alcuni trafiletti sui quotidiani dell’epoca.

Poi, la sorpresa: per pura coincidenza, gli archivisti del sindacato Cooper della Cooper Union, dove si svolse il dibattito, stavano proprio in quei giorni lavorando ad una monumentale opera di catalogazione e digitalizzazione del loro archivio. Oltre 4.000 registrazioni su bobina, che raccontavano eventi accaduti sul posto tra gli anni ’40 e gli anni ’80. Ed ecco che, rivolgendosi a loro per le sue ricerche, Hustwit ha casualmente scoperto che avevano recentemente ritrovato proprio quella registrazione. Ma non solo: c’erano anche alcune foto inedite, ad opera di un fotografo di nome Stanries, che era lì presente quella notte e aveva immortalato parte della serata.

Una meravigliosa coincidenza

“È stata una meravigliosa coincidenza”. Con queste parole, Gary Hustwit ha descritto la propria suggestiva scoperta. Affascinato dalla storia, il regista ha pensato che sarebbe stato bello trascrivere le due ore della registrazione e pubblicarle in un libro, insieme alle immagini inedite. Così, ha preso forma un volume di 140 pagine, intitolato The New York Subway Map Debate.

“Adoro l’idea di pubblicare un intero libro su una conversazione di due ore avvenuta 43 anni fa” ha dichiarato Hustwit. In effetti, è un i’idea suggestiva, soprattutto per chi, come Hustwit, si definisce “un fanatico” di questo genere di cose.

“Ho passato vent’anni della mia vita a documentare il design attraverso i miei film. Sono ossessionato dalle città e sono ossessionato dal design grafico. Quindi, la controversia sulla mappa della metropolitana è il connubio perfetto per me”.

Praticità contro astrazione

Viene spontaneo chiedersi, dopo aver ascoltato e riascoltato l’intero dibattito, a quali conclusioni sia arrivato Gary Hustwit. Qual era, in definitiva, la mappa più appropriata per la metropolitana di New York?

“Posso capire le ragioni di entrambe le parti. Personalmente, adoro l’aspetto della mappa di Vignelli: è un pezzo iconico di design grafico. Ma, se fossi un turista a New York negli anni ’70, senza smartphone, riuscirei a girare la città affidandomi a quella mappa? Sarebbe impossibile!”

Si tratta, dunque, di praticità e funzionalità contrapposte ad arte e astrazione: un conflitto antico come il mondo, tra due forze opposte ed entrambe necessarie. Che si rassume e si concretizza in una conversazione avvenuta una sera di tanti anni fa, e che oggi, grazie ad un caso fortunato, possiamo riascoltare.

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